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Eroica Fenice

Mirella D'Orsi e le sue Donne Perdute

Mirella D’Orsi e le sue Donne Perdute

L’8 febbraio si è tenuta presso la sede della storica Società Umanitaria in Piazza Vanvitelli la presentazione del libro Donne Perdute di Mirella D’Orsi

Sociologa e narratrice sontuosa e diretta a un tempo, Mirella D’Orsi restituisce un affresco variamente tinteggiato di uno degli aspetti più noti ma forse anche più superficialmente trattati nelle dimensioni pubbliche e sociali della nostra contemporaneità: l’Alzheimer. Francesco Junod, geriatra e collega della scrittrice, esperto in materia insieme all’ortopedico Antonio Vitale, dalla sua esperienza quotidiana lancia un appello agli enti pubblici durante la presentazione di Donne Perdute, chiedendo di assecondare gli interventi costanti dei privati nei supporti alla comunità, per sostenere tanto i soggetti compromessi gravemente nelle facoltà psichiche, quanto i loro cari.

Donne Perdute di Mirella D’Orsi: memoria d’amore

Edito dalla nascente casa editrice Turisa, Donne Perdute di Mirella D’Orsi, utilizzando una metafora tanto cara al giovane sociologo Roberto Flauto, è il palcoscenico di quei personaggi che vedono calare il sipario troppo presto. Lo spettacolo continua intorno a loro, ma intanto sono già smarriti entro se stessi. Figure vicine e allo stesso tempo lontanissime, in una condizione di sospensione di tempo e spazio, che le proietta in una dimensione tanto di esilio quanto di salvezza.

Può l’assenza di ricordo salvare chi è rinchiuso nell’oblio? Spezzare il filo che lega al passato comporta l’isolamento da ciò che c’è stato, ma anche protezione dal dolore vissuto. Queste Donne Perdute vagano in un tempo sospeso, privo dell’ancoraggio al passato, quello stesso che intride la memoria spesso di amare consapevolezze. Mirella D’Orsi ritrae con la delicatezza che contraddistingue una penna lieve come una calda carezza profili intimi di donne sospese fra dimenticanza e ricordo.

Tjuna Notarbartolo, scrittrice e relatrice dell’evento di presentazione del libro di Mirella D’Orsi, riflette sul valore etimologico dei due membri di questa apparentemente in districabile dicotomia. Di-menticare comporta un allontanamento dalle capacità cognitive che riguardano la memoria e la mente. La ragione smette di esercitare il pieno controllo, ed entra in scena il ri-cordo, che non compromette più le capacità cognitive, quanto quelle più strettamente emotive. Alla memoria spiegabile con i parametri della logica aristotelica, si contrappone la potenza della memoria del cuore, guida poetica di tutto il libro.

Donne Perdute è dunque il manifesto di una speranza possibile anche nel buco nero dell’Alzheimer, quell’auspicio che risiede nella memoria d’amore. Le protagoniste dei vari racconti tornano inspiegabilmente sempre dai loro cari, come magneticamente attratte da quei volti e da quei nomi resisi indelebili. La sociologa Mariella D’Orsi insegna come, quando si parla di sentimento, non si possa mai partire per sempre, come si resti imbrigliati nei fili lunghi e talvolta contorti che correndo in lungo e in largo le mani capricciose hanno intrecciato in reticoli senza fine. In queste trame spesse sono stretti i cari amori del passato, i figli attenti e premurosi, le contorsioni del proprio animo che con la demenza si acuiscono, fuoriuscendo in modo spesso violento e incontrollabile.

Gli attori di Donne Perdute

Mariella D’Orsi opta per un mondo tutto al femminile, nella personale consapevolezza di quanto la donna rappresenti il fulcro delle unità di coppia di vario tipo, lasciando nel suo isolamento un vuoto spesso incolmabile. Esperti del calibro dello già citato geriatra Junod e della psicologa Ines La Daga hanno dimostrato come il dolore non sia solo nell’individuo affetto da Alzheimer. I componenti del sistema familiare e affettivo tendono a loro volta a contrarre forme di depressione, non riconoscendo più nella figura cardine del proprio mondo un pilastro solido e inscalfibile. Le crepe profonde praticate dalla demenza non vietano però parvenze di lucidità. Di quei momenti non bisogna mai fidarsi: la presa di coscienza della propria condizione di patologico oblio genera uno stato di sconforto ancora più crudele del beato esilio.

Un argomento delicato quello affrontato da Mariella D’Orsi, tra le trame testuali di un libro inchiesta e di un romanzo sentimentale. L’autrice di Donne Perdute si rende spesso poetessa, tra i giochi cromatici delle innumerevoli pillole di queste protagoniste smemorate e le enfatiche descrizioni delle pieghe della loro vita. Il suo grande obiettivo è quello di aprire uno spiraglio di luce. Alla presentazione, la voce profonda dell’attrice Liliana Palermo ha nutrito di linfa vitale immagini di stasi apparente.

Contro l’entropia dei sentimenti, una riflessione sulle identità a pezzi di donne malate di Alzheimer. In psicologia l’identità si rispecchia in parte con la narrazione del sé. Protagoniste di un racconto inconsapevole, le Donne Perdute di Mariella D’Orsi vivranno impresse tra carta e inchiostro, per sempre nella memoria di chi imparerà ad amare le loro storie di obnubilata bellezza.

Immagine: Ex Partibus

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