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Napoli: allegro, ma non troppo. Un libro di Teodoro Cicala tra storia e musica

Napoli: allegro, ma non troppo. Un libro tra storia e musica. Libro di Teodoro Cicala

Quando si parla di  discipline come la letteratura, l’arte o la scienza, è imprescindibile un riferimento alla Storia umana alle quali esse s’intrecciano. È questo infatti l’approccio allo studio della musica, eloquente fin dal titolo, del libro “Napoli: allegro, ma non troppo. La canzone, colonna sonora della nostra storia” (Napoli, Graus, 2017) dell’avvocato Teodoro Cicala.

Napoli: allegro, ma non troppo di Teodoro Cicala. Tra musica e passione

Cultore della musica napoletana, l’avvocato Teodoro Cicala apre con il suo libro un squarcio sulla storia del Novecento da cui è possibile osservare, talora con sorpresa e talora con rammarico, ogni singolo passo della vita musicale nel secolo breve.

Il libro inizia con la descrizione  della storia dell’umilissima, e contemporaneamente nostalgica, voce dei posteggiatori, la cui presenza risale fin dai tempi del Medioevo. I posteggiatori erano dei cantastorie che  traevano spunti per le loro poesie (madrigali o villanelle) dagli eventi quotidiani. Tra i nomi citati dall’autore figurano Luigi Calienno detto anche “il Caruso dei posteggiatori”, in quanto  fu chitarrista e tenore; la famiglia Liberti, che ruota intorno alla figura del capofamiglia Ciro Liberti; Giuseppe De Francesco, «posteggiatore considerato il più celebre tra tutti», a cui Salvatore Di Giacomo dedicò una poesia (Li’ortenzie) e Libero Bovio una canzone musicata da Pasquale Frustaci (‘O Zingariello).

La voce dei posteggiatori si muove poi attraverso i vicoli della Belle Époque napoletana del primissimo Novecento giungendo fino al Café Chantant, la cui storia «è indissolubilmente legata alle chanteuses, che ne costituiscono l’elemento portante». In queste pagine l’avvocato Cicala sembra camminare tra i vicoli di Napoli illuminati dal riverbero delle luci dei Café  animati dalla musica e dalle voci ammaliatrici delle sciantose come Elvira Donnarumma, Ersilia Sampieri e Nella Vandea.

Tuttavia, in un’epoca che appariva felice e  spensierata, si distese sulla terra l’ombra della guerra e, successivamente, quella del fascismo. Il Café Chantant e la Belle Époque erano finiti. Non era una “Napule ca se ne va”, ma una bella Napoli già andata via. Viveva soltanto un nostalgico e malinconico ricordo. “Il vortice turbinoso della guerra aveva inabissato anche il mondo di favole”.

Dopo la musica, le risate, ma anche, come si è detto, il fascismo e i fascismi. L’avvocato Cicala concentra inoltre la sua attenzione su Raffaele Viviani ed Enrico Caruso: il musicista e il tenore che insieme danno voce al popolo, vero fautore della storia e della conoscenza dell’uomo. Le ultime pagine di Napoli: allegro, ma non troppo assurgono a emblemi della musica e della storia partenopea. 

Il libro di Teodoro Cicala  si configura dunque come una rassegna delle musiche e delle canzoni che hanno attraversato la storia di Napoli. Attraverso il titolo, scelto con sapiente aderenza all’andamento musicale ed emotivo, l’autore  sembra guardare  con un occhio malinconico i trascorsi della storia, una storia filtrata dal suo occhio ottuagenario. Gran parte di quanto descritto nel libro è dunque parte integrante dei trascorsi umani di Teodoro Cicala.

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A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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