In un’epoca in cui l’Europa e l’Italia erano sconquassate dalle due grandi guerre e in un mondo ormai sopraffatto dal progresso tecnologico e dall’abuso delle armi nucleari, le poesie di Rocco Scotellaro fanno rifiorire il genere, come la terra da cui il poeta proviene, riappropriandosi di una posizione culturale e letteraria.
| Titolo della poesia | Anno di stesura | Tema principale |
|---|---|---|
| Sempre nuova è l’alba | 1948 | Connessione al mondo contadino e rivoluzione sociale |
| Fra me e te | 1948 | Amore, stabilità e rinascita civile (il frutteto) |
| La mia bella Patria | 1949 | Precarietà del Mezzogiorno d’Italia e lotte contadine |
Indice dei contenuti
Tra vita, politica e le poesie di Rocco Scotellaro
Rocco Scotellaro nacque a Tricarico nel 1923 e crebbe in un umile contesto socioculturale: suo padre lavorava come calzolaio, mentre sua madre, nonostante fosse una sarta, sapeva sia leggere che scrivere. Il poeta ricevette un’istruzione collegiale presso Sicignano degli Alburni e si spostò tra Basilicata, Campania, Lazio e le regioni del Nord Italia per ultimare gli studi classici liceali; dopodiché, si trasferì a Roma, dove, iscritto alla facoltà di giurisprudenza, non riuscì mai a laurearsi. Negli anni, Rocco manifestò un interesse sempre più vivace per la politica italiana, al punto tale da iscriversi al Partito Socialista Italiano e nel 1946 divenne sindaco di Tricarico. Non furono pochi gli ostacoli durante il suo percorso politico, infatti, a causa di alcuni nemici, fu denunciato per truffa e associazione a delinquere che lo portarono in carcere per un mese e mezzo. La delusione politica sofferta dal poeta, lo costrinse ad abbandonare il suo incarico di sindaco, per abbracciare la letteratura che si intreccerà inevitabilmente all’amore e alla terra, oltre ad avviare un progetto di studi sociologici relativo alle popolazioni meridionali per conto di Einaudi, la casa editrice. La collaborazione fu spezzata dalla sua morte, avvenuta per infarto all’età di 30 anni.

La produzione poetica di Rocco Scotellaro si basa sull’intreccio tra la lirica e il suo impegno politico e civile, ecco tre poesie che dovresti assolutamente leggere:
Sempre nuova è l’alba (1948)
Non gridatemi più dentro
non soffiatemi in cuore
i vostri fiati caldi contadini.
Beviamoci insieme una tazza
colma di vino che all’ilare tempo della sera
s’acquieti il nostro vento disperato.
Spuntano ai pali ancora
le teste dei briganti, e la caverna-
l’oasi verde della triste speranza-
lindo conserva un guanciale di pietra…
Ma nei sentieri non si torna indietro.
Alte ali fuggiranno dalle paglie della cova,
perché lungo il perire dei tempi
l’alba è nuova, è nuova.
Fa parte della raccolta “È fatto giorno” pubblicata nel 1954 da Mondadori. I riferimenti alla terra nella poesia evidenziano la connessione ancestrale al mondo contadino della Basilicata, un microcosmo ormai messo da parte per dare precedenza e importanza all’urbanità rispetto alla vita di campagna dove il tempo scorre nella semplicità e nella fatica delle abitudini dei braccianti che, pur vivendo in condizioni degradanti e di isolamento dal punto di vista sociale, sono padroni di un’autonomia e di una libertà propria. La poesia, in effetti, richiama alla durezza della vita di campagna, trascorsa con le mani sporche di fango e di terra che rappresenta la vita partorita da una madre e al contempo, la fatica dell’uomo che combatte nella natura. L’alba simboleggia la rivoluzione politica e sociale che si può attuare ogni giorno, soprattutto se associata all’aggettivo nuova.
Fra me e te (1948): l’amore e le poesie di Rocco Scotellaro
Fra me e te
voglio piantare un frutteto.
Con le tue braccia intreccerò una vite
e quando la pioggia verrà
non ti lascerò sola.
Appena il sole sarà alto
ti canterò nelle vene.
Ogni sera verrò a bere
ai tuoi grappoli,
poi l’alba verrà.
Sebbene questa poesia sia stata scritta precedentemente all’incontro con Amelia Rosselli, poetessa brillante del secolo scorso, avvenuto nel 1950 a Venezia, il loro legame futuro sembra preannunciare la concretizzazione del desiderio di unione con una donna amata che, nella poesia è rappresentata dall’atto di piantare un frutteto tra i due. Inoltre, il frutteto incarna anche l’impegno civile di un sindaco che proponeva non più un deserto di sassi e di spine ma una terra nuova. D’altronde, anche per Amelia, lui era quel frutteto e, dunque, un motivo di stabilità e concretezza in una vita sofferta a causa del trauma dell’esilio.
La mia bella Patria (1949): una poesia e l’indagine sul Mezzogiorno contadino
Io sono un filo d’erba
un filo d’erba che trema.
E la mia Patria
è dove l’erba trema.
Un alito può trapiantare
il mio seme lontano.
il mio seme lontano.
Il filo d’erba è la figura precaria, fievole del contadino, sottolineando le condizioni precarie di cui soffre la maggior parte delle regioni italiane. Rocco Scotellaro scrisse anche Contadini del Sud (1954), un’opera incompiuta che raccoglie l’indagine sociale svolta nel Mezzogiorno d’Italia allo scopo di raccontare, anche attraverso delle interviste fatte dal poeta direttamente sul campo e che evidenziano il rigore e il profondo interesse, attivo e concreto di un uomo che avrebbe voluto cambiare le sorti dei suoi compaesani e della terra da cui proviene. Abbiamo scoperto la parola è un messaggio importante perché evidenzia il passaggio da uno stato di analfabetismo politico e giuridico, rispetto al quale, il poeta si oppone, appunto, per informarsi e acculturarsi. La sua critica si pone nei confronti degli antimeridionalisti che dipingono i meridionali come sporchi e ignoranti. L’inchiesta analizza i passi che solcano le strade e le braccia che occupano le terre che sono una chiara manifestazione delle lotte contadine per la riforma agraria nel dopoguerra.
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Fonte immagine: Wikipedia (Rocco Scotellaro)
Articolo aggiornato il: 5 maggio 2026

