Una performance di danza contemporanea che rifiuta la forma chiusa e sceglie invece il rischio dell’imprevisto, dell’istinto e della ricerca continua. Il 21 maggio il Teatro Basilica di Roma – che ha già accolto spettacoli come “Ape Regina” – ha ospitato “Estasi”, prova aperta ideata da Gabriella Maiorino.
Un lavoro ancora in divenire che mette al centro il corpo collettivo, la perdita dell’identità individuale e il superamento della barriera tra performer e spettatore. Attraverso musica elettronica, movimenti impulsivi e un’interazione diretta con il pubblico, lo spettacolo si è trasformato in una vera e propria sperienza immersiva.
Spettacolo Estasi: informazioni e crediti
| Dettagli spettacolo | Informazioni |
|---|---|
| Titolo | Estasi |
| Ideazione e coreografia | Gabriella Maiorino |
| Musiche | Giovanni Cavalcoli |
| Luogo | Teatro Basilica, Roma |
| Data | 21 maggio 2026 |
| Rassegna | Nel Blu – Orizzonti della danza contemporanea |
Indice dei contenuti

Una danza che rinuncia alla perfezione
Fin dai primi minuti appare evidente come “Estasi” non punti alla costruzione di una coreografia rigidamente definita. I movimenti delle performer sembrano nascere da impulsi improvvisi: scatti, corse, cadute, torsioni del busto e gesti convulsi si alternano uno dopo l’altro. La sensazione è quella di assistere a un organismo in continua trasformazione, dove il caos rappresenta il vero cuore della ricerca.

Durante l’incontro post-spettacolo, la stessa Gabriella Maiorino ha spiegato come il progetto nasca da una riflessione sul superamento dell’io individuale e sulla possibilità di generare “un unico corpo collettivo”. La performer e coreografa ha sottolineato come l’obiettivo non fosse arrivare immediatamente ad una forma compiuta, bensì creare uno spazio aperto di esplorazione, capace di accogliere anche l’imprevisto.
Questa scelta si riflette direttamente nella scena: le interpreti non appaiono mai perfettamente sincronizzate nel senso tradizionale del termine ma condividono, piuttosto, un’energia comune. È una danza che rifiuta deliberatamente la precisione geometrica per lasciare spazio all’istinto, alla contaminazione reciproca e alla metamorfosi continua del gesto.
Spazio scenico e disegno luci dello spettacolo
Il disegno luci gioca un ruolo fondamentale in questa trasformazione. Le tonalità fredde e bluastre accompagnano i momenti più introspettivi e misteriosi, avvolgendo le performer in una dimensione quasi ultraterrena. In altri passaggi, invece, le luci virano verso sfumature violacee e più calde, accentuando il senso di trance collettiva e di espansione emotiva.
La scelta scenografica è stata quella di lasciare il palco completamente spoglio, per dare la possibilità allo spettatore – come era successo in passato anche per lo spettacolo tenutosi al Teatro Basilica “Disastri, ovvero quel che resta” – di concentrarsi unicamente sul corpo di ballo e sulle emozioni che trasparivano dai loro stessi movimenti.

Particolarmente suggestiva risulta la scena finale, nella quale le performer si raccolgono in cerchio sotto una luce blu intensa. L’immagine richiama esplicitamente una dimensione comunitaria: i corpi non sono più individualità separate ma frammenti di un unico organismo collettivo.
Anche la musica elettronica di Giovanni Cavalcoli accompagna questo processo. La base techno non viene utilizzata semplicemente come sottofondo ritmico ma come elemento immersivo, capace di amplificare la percezione dello spazio e del movimento. Nel dibattito seguito alla performance, la coreografa ha spiegato come la scelta musicale fosse strettamente legata all’idea di evocare qualcosa di invisibile e indefinito, quasi una forza che attraversa i corpi e lo spazio scenico.

Il pubblico diventa parte della performance
Uno degli aspetti più interessanti di “Estasi” è però il progressivo abbattimento della distanza tra palco e platea. Inizialmente il pubblico osserva le performer come spettatore esterno, mantenendo la classica posizione passiva tipica del teatro tradizionale. Con il procedere dello spettacolo, tuttavia, questa separazione inizia lentamente a dissolversi.
Le ballerine si avvicinano agli spettatori, attraversano gli spazi vicini alle sedute e rivolgono direttamente sguardi, gesti e parole verso il pubblico. In alcuni momenti le interpreti sembrano quasi “invadere” la platea, trasformando gli spettatori in parte integrante della scena.

Questa scelta produce un effetto straniante ma estremamente coinvolgente. Il pubblico non osserva più la performance da una posizione protetta e distante: viene trascinato all’interno del flusso emotivo e corporeo dello spettacolo. La relazione teatrale tradizionale si rompe, lasciando spazio ad una partecipazione più diretta ed immersiva.
Corpi diversi per un’identità comune
Un altro elemento significativo dello spettacolo è la varietà fisica delle performer. I corpi presenti in scena sono differenti tra loro per età, postura e modalità di movimento, ma proprio questa eterogeneità diventa il simbolo della ricerca collettiva portata avanti dal gruppo.
Nel confronto finale con il pubblico, questo tema è emerso chiaramente: la scelta delle interpreti non è stata guidata da criteri estetici tradizionali, ma dalla volontà di costruire una comunità artistica capace di condividere una ricerca comune.

La danza contemporanea di “Estasi” abbandona così l’idea del corpo perfetto o standardizzato, preferendo invece valorizzare la specificità e la fragilità di ogni performer. È proprio da queste differenze che nasce la possibilità di creare un’identità collettiva autentica.
Un’esperienza ancora in evoluzione
“Estasi” non si presenta come uno spettacolo definitivo, ma come una “prima tappa” di un percorso di ricerca ancora aperto. Ed è probabilmente proprio questa incompiutezza dichiarata a renderlo interessante. La performance non cerca di offrire risposte nette o una narrazione lineare: preferisce muoversi nel territorio dell’ambiguità, del dubbio e della trasformazione continua.
In un panorama teatrale spesso dominato dalla necessità di costruire prodotti perfettamente chiusi e definiti, il lavoro di Gabriella Maiorino sceglie invece il rischio dell’instabilità. Il risultato è una performance che può disorientare, certo, ma che riesce anche a coinvolgere profondamente lo spettatore, trascinandolo all’interno di una riflessione sul corpo, sull’identità e sulla possibilità di esistere come collettività.

Informazioni utili sullo spettacolo al Teatro Basilica
“Estasi” è andato in scena il 21 maggio 2026 presso il Teatro Basilica di Roma – che ha ospitato pièce della portata di “Autobiografie di ignoti”, “Gli altri rivoluzionari” e “Dov’è la vittoria” – in Piazza di Porta San Giovanni 10, all’interno della rassegna “Nel Blu – Orizzonti della danza contemporanea“, curata da Chiara Marianetti in collaborazione con il Gruppo della Creta.
La rassegna, dedicata ai linguaggi della danza contemporanea e della performance, si svolge dal 18 al 24 maggio 2026 ospitando laboratori, prove aperte e spettacoli di artiste e coreografe provenienti da percorsi differenti. Accanto ad “Estasi” di Gabriella Maiorino, il programma include anche “NOBODY NOBODY NOBODY. It’s ok not to be ok” di Daniele Ninarello, “MUTE” di Martina Gambardella e “Nel Blu – In cerca di possibili orizzonti“, appuntamento conclusivo dedicato a studi selezionati. Per avere maggiori informazioni, vi consigliamo di visitare il sito ufficiale del Teatro Basilica.
Fonte delle immagini: archivio personale

