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Eroica Fenice

Cinque dita o poco più

Cinque dita o poco più: il primo romanzo di Martina Perna

Sarah, con l’acca, è stata rinchiusa nell’istituto psichiatrico Mercalli perché marchiata come “pazza”. È qui che, tra sedute di gruppo, passeggiate in cortile, sedativi e fiori finti, incontra un suo coetaneo. Ivan è alto, moro, ha la barba incolta e un’ombra sbiadita. Inizialmente perplessa e impaurita per questo strano e inspiegabile particolare la giovane, tuttavia, non lascia che i suoi timori e la sua naturale ritrosia le impediscano di frequentarlo imparando a conoscerlo e a conoscersi grazie anche alla costanza del ragazzo. Passano i mesi e i due, nonostante la grigia e polverosa monotonia che regna all’interno dell’istituto, diventano sempre più intimi. Sarà a questo punto che Acca, così la chiama lui, gli aprirà il suo animo rivelandogli ciò che la opprime nel profondo.

La presenza nell’assenza: Cinque dita o poco più

Ivan è una presenza necessaria, qualcuno con il quale potersi abbandonare con sicurezza, in quel deserto arido e asettico di umanità alienata che la circonda. La protagonista dovrà compiere un viaggio interiore necessario che, da sola, non sarebbe in grado di affrontare.

Cinque dita o poco più è l’opera prima della giovane Martina Perna pubblicato dalla Montegrappa Edizioni. Si tratta di un romanzo intriso, più che di lunghi e articolati periodi, di singole parole dotate di un potere evocativo tale da produrre un’eco duratura e di grande impatto emotivo. Le parole di Sarah sono quelle di un’anima che si è ribellata a una vita non sua, che non è mai riuscita ad abbracciare e accettare veramente perché le imponeva di voltare definitivamente le spalle a un amore indimenticato.

“L’amore che avevo dentro era così forte e presente che non facevo altro che riprovarlo. Rivivevo i suoi modi di fare negli estranei, il suo sguardo mi passava accanto, in metro, nei supermercati, a lavoro. Tutto lo rievocava. Lo sentivo gridare, ridere, farmi le fusa. Non era più con me da tempo. Ma tanto era ovunque e tutto intorno.”

Le storie d’amore impossibili lasciano sempre un segno dentro e l’autrice, attraverso Sarah, ha saputo descrivere alla perfezione questo difficile stato interiore servendosi di poche e mirate parole.

“Le cicatrici del corpo si risanano, quelle della mente no. Quelle restano fisse lì, ferite aperte ti tormentano giorno dopo giorno …”

Un’afflizione senza tregua che si tramuta, in questo caso, in una follia insanabile alimentata dall’incapacità di andare avanti e, soprattutto, di perdonare gli errori commessi da un cuore di donna in tumulto, “colpevole” di essersi lasciato dominare dalla passione invece che dalla ragione.

Martina Perna è riuscita brillantemente nella non facile impresa di esternare non soltanto con le espressioni ma anche con i silenzi e con i gesti, le pene che affliggono chi, come la sua Sarah, soffre così tanto e profondamente per amore da contrarre una malattia che porta alla perdita del sé. Il lettore segue la storia, pagina dopo pagina, immedesimandosi spesso nella protagonista che, alla fine, non è poi così diversa da ognuno di noi nelle emozioni, nelle reazioni e, soprattutto, nel suo essere umanamente imperfetta.