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Eroica Fenice

Ritmi di veglia di Raffaella D'Elia

Ritmi di veglia di Raffaella D’Elia | Recensione

Raffaella D’Elia è nata a Roma nel 1979. Ha scritto Adorazione (Edilet, 2009), Come le stelle fisse (Empirìa, 2014). Collabora e ha collaborato con quotidiani e riviste letterarie tra cui “L’Unità”, “Il Riformista” ed altre. Si è occupata di autori quali Sanguineti, Bachmann, Walser, Weil, Campo, Ortese. Suoi contributi critici e in prosa sono presenti, tra gli altri, in La terra della prosa. Narratori italiani degli anni Zero (2014), nella riedizione del volume Gruppo 63, Il romanzo sperimentale (2013) per L’Orma, e nell’antologia Con gli occhi aperti (Exòrma, 2016). Ultimo libro dell’autrice, Ritmi di veglia, edito da Exòrma.

“Quando è notte e non dorme Ida apre gli occhi, e nel buio il buio diminuisce. Quando è notte e non dorme, Ida sta a occhi chiusi, aperti, si impegna ma la notte fugge via, e lei perde il tempo, rimane indietro. Rimanere indietro è stata sempre la sua più grande abilità, del vizio e della virtù che ciò significa ha sempre faticato a capirne le conseguenze ultime, le prime”. […] La vita concreta per Ida si sviluppa fuori il cerchio magico della concretezza altrui. […] La vita concreta come distrazione, cura del guasto, dall’affanno e dalla fatica estrema della vita. […] Quando di sveste dei panni di danzatrice Ida si cala nel mondo della vita pratica, e sembra arrivare da un posto remoto. Sembra essere sempre stata lì, Ida, nella vita concreta, quando sveste i panni di ballerina. Questa è la sua grazia, la forza e la sua debolezza”.

Ritmi di veglia di Raffaella D’Elia

Ritmi di veglia di Raffaella D’Elia più che un romanzo, è una sorta di flusso di coscienza. Protagonista del racconto è Ida, Ida e la danza, la danza che va ben oltre il moto armonioso dei corpi. La danza viene intesa come una sorta di logorio dell’animo, come meditazione, come fuga e rifugio dalla solitudine alla quale la protagonista del libro è incatenata.

L’autrice ripete innumerevoli volte il nome Ida, ripete le parole, ci gioca, le fa suonare, risuonare, in modo che la narrazione assuma un ritmo unico, incalzante. C’è Ida: è ovunque e non è in nessun luogo. C’è la danza, la danza di Ida che prende il sopravvento anche nelle vite di chi non ha danzato mai. Un libro da leggere e rileggere mille volte, una sorta di trattato filosofico sull’esistenza umana. Lessico complesso, parole adoperate in maniera geniale, capaci di far comprendere al lettore quanto le parole, appunto, possano portare lontano dal significato spicciolo delle stesse prese singolarmente.

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