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Sumana Roy: Come sono diventata un albero | Recensione

Sumana Roy

Sumana Roy è una scrittrice e poetessa indiana. I suoi lavori includono l’opera saggistica How I Became a Tree (2017), il romanzo Missing (2019), la raccolta di poesia Out of Syllabus (2019) e quella di racconti L’amante di mia madre e altre storie (2019). Il suo romanzo inedito Love in the Chicken’s Neck è stato selezionato per il Man Asian Literary Prize (2008). Il suo primo libro, How I Became a Tree è stato selezionato per lo Shakti Bhatt Prize 2017. Attualmente insegna scrittura creativa all’Università di Ashoka. Come sono diventata un albero di Sumana Roy è stato pubblicato nel 2022 da Aboca Edizioni, tradotto da Gioia Guerzoni.

Come sono diventata un albero di Sumana Roy è un saggio in cui l’autrice, innamorata della saggezza degli alberi, è sempre più attratta dall’idea di potersi trasformare anche lei nel più nobile degli arbusti provvisto di tronco, rami e foglie.

«All’inizio era una questione di cosa avevo addosso. Volevo diventare un albero perché gli alberi non portano il reggiseno. Poi era stato qualcosa che aveva a che fare con la violenza. Mi affascinava il modo in cui gli alberi prosperano in penombra, in luoghi solitari, mentre il buio decideva per me le ore del coprifuoco. Mi piaceva il fatto che si nutrissero di cose ancora disponibili e gratuite – acqua, aria e luce del sole – e che non avessero mutui da pagare nonostante occupassero un terreno per tutta la vita. […]»

L’autrice apre così il suo racconto, frutto di un’attenta e meticolosa indagine sul rapporto tra alberi e arte. Infatti Sumana Roy prende spunto da pittori, scrittori, fotografi che hanno speso ricerche, tempo, parole sulla tematica da lei trattata ed in particolar modo si avvicina a Tagore, Ovidio, Shakespeare. Letteratura, teologia, filosofia e botanica si mescolano così, sapientemente, nelle parole dell’autrice.

Sumana Roy, attraverso le sue parole, ci regala riflessioni sulla vita vegetale, sul tempo, e indaga le differenze tra la vita dei vegetali e la vita degli uomini, quest’ultima sempre più pervasa dall’odio, dalla frenesia, dall’avidità. Allo stesso tempo, il romanzo è una sorta di “canzone d’amore per piante e alberi”.

«Quando ho smesso di portare l’orologio al polso e ho tolto quelli alle pareti, ho capito che tutte le mie carenze – che mi sono resa conto di condividere con molti altri – derivavano dal fatto di non essere una docile schiava del tempo. Ho cominciato a invidiare l’albero, la sua disobbedienza alla frenesia degli esseri umani.[…]»

Il libro si compone di nove parti, così suddivise: la prima parte, un albero mi è cresciuto nella testa; la seconda parte dipingo i fiori, così non moriranno; la terza parte vedi com’è lunga l’ombra proiettata dall’albero?; la quarta parte supponiamo, per scherzo, che io diventi un fiore di champa;  la quinta parte voglio fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi; la sesta parte un albero equivale a dieci figli;  la settima parte nei boschi sperduto; l’ottava parte sotto il fitto del verziere ed infine la nona parte l’albero è un cadavere eterno.

È una lettura interessante, coinvolgente, a tratti bizzarra, a tratti sorprendente. L’autrice sogna di potersi completamente allontanare dalla vita degli uomini che reputa del tutto imparagonabile a quella degli alberi, esseri liberi, ingovernabili, inarrestabili, esseri superiori. È un incontro tra letteratura, religione, scienza, poesia, arte, spiritualità. Una riflessione sulla vita, ma ancor di più una riflessione sulla morte: infatti, non a caso, si crede che dopo la morte gli uomini si trasformino in alberi. 

«Come gli alberi, non volevo più del necessario; immaginavo il mio rapporto con la luce come quello che la luce aveva con le piante, e cercavo di vivere secondo il tempo degli alberi, rifiutando la velocità e gli eccessi. Eppure non mi sentivo del tutto un albero. Finché un giorno, poco prima del tramonto, un passerotto non venne ad appollaiarsi sulla mia spalla. Non mi ero mossa. Non so cosa ne pensasse lui, ma ero certa che, sul limitare di quella foresta di Baikuthapur, ero finalmente pronta per essere un albero».

 

Immagine  a cura di https://yespunjab.com/genre-bending-pressure-cooker-cooking-and-not-moving-on-with-sumana-roy/

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