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Eroica Fenice

Un labirinto in cui ritrovarsi: Mistero d'inverno di Stefano Urru

Un labirinto in cui ritrovarsi: Mistero d’inverno di Stefano Urru

«Mistero d’inverno è un piccolo labirinto di immagini, suoni e parole in rima». Così Stefano Urru, scrittore romano agli esordi, definisce il suo primo lavoro edito da Caosfera. Una favola in rima da leggere in una seduta, d’un fiato, che fa vibrare il suo spirito immaginifico tra rime e illustrazioni minimaliste dall’atavismo misterico.

Il senso del misticismo che aleggia tra le pagine di Mistero d’inverno introduce a una dimensione altra, candida e avvolgente. L’inverno, notoriamente considerata la stagione della stasi e della morte, è visto qui come un «nobile dono», momento necessario e inizio di una avventura ricca di allegorie e valori sottesi. All’arrivo dell’inverno, in un regno lontano e di favola, gli adulti hanno la premura di difendere i propri bambini dal freddo. «Terremo i bambini in un posto sicuro/protetti e coperto dal tempo più duro». Ma un giorno al risveglio, i più piccoli si trovano ad abitare un mondo desolato, dove gli adulti sono spariti, dove qualcosa dovrà cambiare.

Gli adulti spariscono in un mondo che non comprendono, in quel freddo da loro unicamente temuto. L’avanzare dei bambini nel mondo in rima di Stefano Urru è la lotta contro l’appiattimento e il disincanto che spesso il crescere comporta. La voce del mistero prorompe e chiarisce la missione ai bambini: «l’animo ai grandi è stato rubato». La prima reazione alla sparizione dell’adulto nel cuore di ogni bambino è quella dello smarrimento. Ogni piccolo personaggio reagisce come farebbe il proprio genitore. Ma l’estremo insegnamento sembra proprio questo: i bambini si conformano al mondo in cui vivono, «senza sapere che il mondo li inganna».

Il viaggio nei meandri del sé: Stefano Urru e Mistero d’inverno

Incomincia un viaggio e la partenza ha i connotati di una liberazione da barriere ideologiche di chi non riesce più a vedere le cose dell’amore. Queste affollano ogni antro, in una forma di esilio castrante inflitto da menti censorie. Il percorso fa riemergere ciò che sembrava perduto, la purezza del bambino: «restano immobili con fare sognante/guardano i sogni con la mente assente». Giochi cromatici e melodici incorniciano questa avventura, che solo l’ardore d’infante potrebbe vivere.

Stefano Urru, con un lessico che si vivacizza delle trite parole, vuole fornire le lenti di questi occhi puri agli adulti disillusi, che tendono nella loro scomparsa a una dissoluzione interiore irreversibile.

Solo perdendosi nel labirinto di Mistero d’inverno ci si può ritrovare e riscoprire. «Il labirinto nasconde la via/e con essa chiunque che ci si avvia/basterà entrare e perdersi ancora». In questo modo Stefano Urru ci insegna che la «paura diventa stupore» e che il più grande coraggio è sognare. «Fin quando gli incastri non sembrano buoni» non bisogna demordere, perché il viaggio di questi bambini è fatto di tentativi ininterrotti, come dovrebbe essere la vita stessa. Vivere di sogno è un atto di coraggio, è speranza e non illusione.

I sette bambini protagonisti di Mistero d’inverno torneranno alla normalità alla fine del viaggio, ed è lì che subentrerà il costruire, senza dimenticare il valore di questa grande avventura. Lotta sottesa contro il fango della borghese quotidianità, Stefano Urru imprime un augurio tra le pagine del suo primo libro. «Né i nomi del mondo o i suoi sciocchi valori/sciolgano il nodo tra i cuori e gli attori/che vedano e sentano il sacro volo/senza privarlo del libero suono».

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