Canzoni rap napoletane: un fenomeno in divenire

canzoni rap napoletane

Pensare al rap partenopeo significa riflettere su un fenomeno in divenire che dall’inizio degli anni ’90 si è alimentato di se stesso. Il rap costituisce la necessità di dare parola viva alla tradizione e alle classi sociali emarginate. Tale necessità si realizza in un’arte che i rapper hanno plasmato, rianimati dalla forza del riscatto. Le canzoni rap napoletane non potevano non adottare la forma del vernacolo, unica forma di comunicazione possibile per la classe popolare. Una sintesi semplice delle molteplici significanze espresse da queste canzoni, spesso vere e proprie poesie.

Artista/Gruppo Anno di Formazione Brano Iconico
99 Posse 1991 Curre curre guaglió (1993)
La Famiglia 1993 Odissea (1998)
Speaker Cenzou Anni ’90 L’ultima parola (1996)
Sangue Mostro 2006 Stamm venenn (2013)
PeppOh Anni 2010 Chesta nott’ (2015)

Le canzoni rap napoletane, l’inizio: i 99 Posse e La Famiglia

ANNUS DOMINI 1993: è questo l’anno in cui prendono forma le aspirazioni di chi ha bisogno di portare avanti un riscatto non solo individuale, ma generazionale. È l’anno della più famosa tra le canzoni rap napoletane, Curre curre guaglió, traccia che intitola il primo album dei 99 Posse. Curre curre guaglió è un inno generazionale che fa dell’esperienza individuale del gruppo (l’occupazione dell’Officina 99) un’esperienza comunitaria, finalizzata alla denuncia di un abbandono sociale a cui le stanze del potere restano sorde.

La voce comune trova espressione nel gruppo La Famiglia (Shaone, Polo e DJ Simi), formatosi nel 1993 con due album all’attivo, Quarantunesimo parallelo (1998) e Pacco (2004). La Famiglia si fa erede dell’hip hop d’oltreoceano, innestando timbriche anglofone nella misura della lingua partenopea. Esempio di ciò è il capolavoro Odissea, un inno a Napoli. A essa si aggiungono la sottile Prrr e la canzone La famiglia, che esprime le intenzioni dell’intero album: partendo dal parallelo 41 che attraversa Napoli e New York, si vuole istituire un legame ideale tra l’hip hop americano e quello partenopeo.

La cultura hip hop: alcuni epigoni

Importanti tasselli di questo panorama sono le canzoni rap napoletane di Speaker Cenzou, che vanta collaborazioni con i 99 Posse e La Famiglia. Cenzou è stato anche tra i fondatori dei Sangue Mostro nel 2006, dei quali si ricorda il singolo Stamm venenn. Si ricorda il suo libro #Ammostro, una biografia della cultura hip hop partenopea. Tra i suoi dischi, Il bambino cattivo (1996) e Malastrada (1999). Uno dei temi principali di Cenzou è la “strada”: nelle sue rime essa non è semplice ambiente, ma personaggio vivo, insanguato dalle vite di chi deve affrontare una realtà difficile. Ricordiamo L’ultima parola, A San Gaetano e Seguimi, queste ultime in collaborazione con PeppOh, altra voce innovativa che fonde rap e soul, rendendo indimenticabili brani come Chesta nott’, Nuvole Blues e Nuvole Soul.

Questi sono solo alcuni tra i grandi del genere hip hop. Come avviene nell’opera di altri cantautori di canzoni rap napoletane (tra cui i 13 bastardi), i brani incarnano valori di riscatto e speranza attraverso ritmi personali. Uno stile, una musica, un genere che trova spazio per esprimersi con forza tra le strade di Napoli.

L’articolo è stato aggiornato in data 27 agosto 2025.

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A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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