Quando il rumore del giorno si spegne, resta ciò che conta davvero. È in questo spazio essenziale che prende forma Figl’ d’’a luna, il nuovo concept album di Moonaciè, nome d’arte del cantautore casertano Giuseppe Russo, disponibile dal 20 marzo su tutte le piattaforme digitali e negli store fisici.
Un disco costruito su pianoforte, parole e silenzi, che sceglie la sottrazione invece dell’eccesso. La notte diventa il suo orizzonte naturale: non come rifugio, ma come luogo in cui tutto si fa più chiaro e nitido. Un’urgenza creativa, la sua, nata senza un disegno prestabilito, ma come necessità personale di trasformare in musica ciò che lo attraversa, come lui stesso ammette:
«Nasce in maniera del tutto inconsapevole. È stato un percorso fin qui, tutto in divenire. Sono partito dall’esigenza di raccontare senza filtri momenti particolari della mia vita mettendoli in musica per rinascere».
In questo processo di rinascita, il titolo funge quasi da bussola: Figl’ d’’a luna diventa un’immagine di appartenenza, una presenza silenziosa che accompagna anche nei passaggi più incerti. Non un simbolo astratto, ma un riferimento concreto che attraversa l’intero lavoro.
| Informazioni sull’album | Dettagli |
|---|---|
| Artista | Moonaciè (Giuseppe Russo) |
| Titolo | Figl’ d’’a luna |
| Data di uscita | 20 marzo |
| Formato | Concept album (Digitale e fisico) |
| Numero di tracce | 9 |
| Produzione ed etichetta | Vesuvio Vibes Records |
Indice dei contenuti
Lingua, radici e formazione musicale di Moonaciè
All’interno del disco, la lingua napoletana non è un elemento identitario superficiale, ma il centro stesso della scrittura. È lo strumento attraverso cui i pensieri trovano forma, con una precisione che altre lingue non permetterebbero, un aspetto su cui Moonaciè pone l’accento:«È fondamentale. La lingua napoletana mi permette di tradurre i pensieri e di arrivare a spiegare concetti che senza non saprei come esprimere. L’ho dovuta studiare, e continuo a farlo, perché a seconda dei luoghi cambia, si trasforma, ed è giusto così: le lingue vive sono in continuo fermento».
Questa attenzione viscerale alla parola si intreccia con una formazione musicale solida, che trova nel jazz un punto di svolta. Gli studi in Pianoforte Jazz al Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento hanno aperto uno spazio di libertà che si riverbera nel suono del disco:
«In conservatorio ho conosciuto il jazz e devo dire che è stata la mia salvezza. Mi ha donato una libertà incredibile, che ho apprezzato ancora di più quando ho iniziato ad applicarlo ai classici napoletani. È lì che ho capito quanto questi mondi fossero più vicini di quanto sembri».
Questa attitudine si traduce in una scrittura in cui le influenze non restano sullo sfondo, ma vibrano tra i versi e le note, definendo un modo di fare musica capace di essere, allo stesso tempo, di una delicatezza estrema e di un’energia trascinante. Un equilibrio che Moonaciè costruisce attingendo a un bagaglio di ascolti vastissimo, dove maestri del cantautorato e geni dell’improvvisazione convivono armoniosamente:«Gli artisti di riferimento sono tanti e diversi tra loro: Pino Daniele, Lucio Dalla, Michel Petrucciani, Stevie Wonder, Enzo Avitabile, Nino D’Angelo, Renato Carosone, Federico Salvatore ed Eduardo De Crescenzo».
Tracce, visione e futuro del nuovo album
Le nove tracce costruiscono un percorso emotivo coerente, fatto di passaggi, rotture e ritorni. Amori che finiscono, legami che resistono, assenze che continuano a farsi sentire. Vivo, il singolo che ha anticipato l’album, ne è l’esempio manifesto: una traccia che sottintende quella malinconia che attraversa il disco senza mai appesantirlo, restando leggibile e aperta all’ascoltatore. Le canzoni non inseguono il consenso immediato, ma restano lì, in attesa di essere scoperte.
L’architettura del progetto è interamente curata da Giuseppe Russo per Vesuvio Vibes Records. Se il mix e il mastering di Andrea Giuliana garantiscono compattezza al suono, le collaborazioni con Yuri Salvatore, Serena Russo e il collettivo I ragazzi di Miniera arricchiscono l’opera con estrema naturalezza. Una dimensione corale che esplode in Sott’ ‘O Balcone, grazie ai contributi di Aldo Capasso, Sebastiano Esposito e Cristiano Caiazzo.
Dopo il debutto e i primi passi dal vivo, lo sguardo di Moonaciè è già rivolto a ciò che verrà, mantenendo però intatta la genuinità dell’approccio:«Ci sono tanti progetti. L’augurio è quello di portare queste canzoni dal vivo, ma sarà il pubblico a decidere. Io continuo a scrivere e a divertirmi raccontandomi: è la cosa più importante».
E sul futuro, più che una dichiarazione, resta una traccia preziosa da seguire: «Non perdetemi d’occhio».
Info e Ascolto dell’Album
Con Figl’ d’’a luna, Moonaciè mette a fuoco un percorso personale e lo rende condivisibile a tutti noi. Un disco che resta, senza alcun bisogno di alzare la voce.
Ascolta l’album completo su Spotify: Figl’ d”a luna – Moonaciè

