Le Rose e il Deserto: sono “Cocci Sparsi” e sono canzoni delicate

Le Rose e il Deserto: sono “Cocci Sparsi” e sono canzoni delicate

Canzone d’autore, post rock, folk, elettronica. Dichiara tutto questo e dimostra anche tantissima coerenza e adesione nel modo di fare lungo tutta la tracklist. Non sembra un contenitore confuso ma un unico viaggio di vita. Luca Cassano nel suo progetto Le Rose e il Deserto, ci regala un disco come “Cocci Sparsi” che sembra restare in bilico dentro una terra di nessuno… italiano si ma anche figlio di chiunque, di qualunque vita, di qualunque colore. È un disco che ognuno può far aderire dentro il tessuto umano che vive ogni giorno… in fondo tutti quanti siamo come cocci sparsi, siamo amanti eterni come “Gino ed Alice”, siamo sempre ala ricerca del nostro personalissimo centro, come fosse un eterno “Aprile” per tutti.

 

Ormai questo disco ha un suo tempo. Tutto troppo breve in questa nuova società. Eppure “Cocci sparsi” ha una ragione lenta… come si confronta con questo tempo frenetico?

Beh, “Cocci sparsi” è uscito a metà Novembre 2022, quindi solo quattro mesi fa: faccio fatica a pensare che sia già un disco con un suo tempo. Tra l’altro è un disco “vecchia maniera”, di quelli con tante canzoni dentro, e ha al suo interno tanti fili conduttori che si intrecciano. Quindi direi che è un disco ancora giovanissimo 😀 Personalmente cerco di “tenere a bada” la spinta alla frenesia che ci arriva addosso da ogni direzione: cerco di ritagliarmi del tempo per leggere. per ascoltare un disco dall’inizio alla fine, per pensare guardando fuori dalla finestra o anche semplicemente per non fare niente e non pensare a niente. Potrebbe sembrare una posizione radical chic, lo so, ma non è così: mi sembra che a seguire la frenesia, la velocità ad ogni costo, stiamo peggiorando, come esseri umani e da ingegnere quale sono mi dico sempre “perché seguire una strada palesemente sbagliata?”.

Anche l’immagine dei cocci sparsi ha un suo potere romantico…l’immagine della quiete dopo la tempesta… a cosa si lega per davvero, pensando al disco?

Nel titolo “Cocci sparsi” c’è proprio la spiaggia, le passeggiate in riva al mare, a raccogliere legnetti, sassi, pezzi di vetro (che forse è una citazione di De Gregori, chi lo sa…). Nell’immagine dei cocci sparsi c’è il guardare la mia vita, osservare cosa ho raccolto, chi mi sono portato dietro e chi ho abbandonato nel corso degli anni. “Cocci sparsi” è un po’ il tirare le somme dei miei primi 37 anni di vita.

https://www.youtube.com/watch?v=rVeyvoclLwQ

Elettronica ma anche tanto suono acustico. Che sia questa la nuova ragione di una canzone folk secondo te?

È una delle possibili strade, si, credo di si. Per me è stato illuminante l’ascolto di “Tradizione e tradimento”, il penultimo disco di Niccolò Fabi, cantautore che adoro. In quel disco c’è tanto della scuola cantautorale da cui Fabi proviene, ma c’è anche tantissima elettronica, un’elettronica raffinata, avvolgente, quasi calda, figlia della produzione fatta da Piercortese. Avevo voglia che “Cocci sparsi” suonasse così: caldo e avvolgente, elettronico e acustico…vivo.

Eppure qualcuno pensa che il cantautore sta vivendo una nuova primavera. E molti invece pensano che sia finita la stagione dei cantautori. Il tuo personalissimo punto di vista?

Ci sono, a tutti i livelli, autori e cantautori molto molto bravi e molto giovani (mi vengono in mente Fulminacci, Narratore urbano, Delvento). E poi ci sono in giro dagli splendidi quarantenni che portano ancora altissima la bandiera del cantautorato: Emanuele Colandrea, gaLoni, Gnut…Credo che i cantautori non spariranno mai, almeno finché ci saranno storie da raccontare.

https://open.spotify.com/album/4I1BvtbbRlVk0nnpBUeNJb?si=eb7e069b521a495e

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