Mføku di Simone Faraci: recensione

Mføku

Mføku del compositore siciliano Simone Faraci (distribuito da Slowth Records) è un interessante lavoro musicale che si configura come ricerca stessa della musica. Così com’è nelle intenzioni di Faraci, Mføku (che segue il suo primo album da solista, Echo ex machina) è un lavoro di ricerca sul tempo d’ascolto e sulla memoria musicale dell’ascoltatore.

Mføku: sulle tracce della musica assoluta

Le tracce sembrano partire dall’interrogativo: che cosa è oggi la musica? Ascoltando il brano, suddiviso in tre parti, che dà titolo all’intero album (Mføku I, II, III) è possibile ricondurre la risposta del quesito alla funzione del tempo musicale: riscontrando una perdita di linearità, il tempo si spezza e si frammenta in frasi musicali che si armonizzano nel loro disordine. Verrebbe da dire in una metafora della frammentazione dell’uomo contemporaneo, ancora più evidente nel montaggio ricorsivo, ma segmentato, nelle parole e delle frasi nella seconda parte di Mføku.

Sempre intrisa di profonde distorsioni, ma più lineare nella sua costruzione, Marusi sembra fornire un accenno di (apparente) ricomposizione di linearità, che pare realizzarsi in parte in Tokū: ivi, il campionamento di voci appare armonico, tuttavia tale forma di “armonia” si realizza di un ciclo interrotto di voci che cominciano, si interrompono e riprendono da capo avendo così l’impressione di aver udito parole senza suono e voci senza silenzio, parti fondamentali per articolare l’armonia.

Nivuru, scandita quasi come una danza da percussioni primordiali, trova apparente esito nella terza parte di Mføku, laddove si verifica la condensazione di quanto ascoltato nelle tracce precedenti: frammentarietà temporale, irruzione di voci e suoni, inferenze di apparenti silenzi.

Il tutto trova finalmente concretizzazione nell’ultima delle sette tracce che compongono Mføku, ovvero Kjinu: in questo brano il tempo si fa memoria nella sua circolarità insensata, suggerendo all’ascoltatore una riflessione sulla ricerca della musica assoluta, scevra da suoni, da parole e da silenzi.

Stilisticamente, infine, Mføku è costituito di echi di numerose improvvisazioni e suggestioni: al campionamento di voci e suoni, si aggiungono suggestioni rock, talvolta blues, più spesso pop, che si assommano alle caratteristiche del genere della musica d’ambiente. Da tenere a mente l’importanza della parola in Mføku, una parola assente in quanto vacua e diafana, che si esprime attraverso il suo solo significante: un suono vuoto nell’arco temporale della memoria di Mføku.

Tracce e crediti

  1. Mføku I (4:29)
  2. Marusi (5:31)
  3. Mkøku II (6:24)
  4. Tokū (6:43)
  5. Nivuru (5:41)
  6. Mføku III (5:21)
  7. Kjinu (5:03)

Simone Faraci | synth, campionatori e  field recording 

Donato Emma | batteria, live electronics

Francesca Siracusa | pranayama (in Marusi)

Valeria Girelli | voce (in Tokū)

Michele Cigna  | chitarra elettrica

Prodotto e mixato da Simone Faraci

Mastering Matteo Pastorello

Artwork Valerio Immordino

Fotografie Fabio Frangione

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A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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