Oscar Molinari è tornato con l’EP Aware of You

Oscar Molinari è tornato con l'EP Aware of You

Il ritorno di Oscar Molinari

Aware of you è il nuovo EP di Oscar Molinari, freschissimo di uscita su tutti i maggiori canali di distribuzione (Spotify, Youtube ecc.). Il giovane cantautore napoletano, che alla carriera di musicista abbina quella di aspirante fisioterapista, è tornato alla ribalta con i sedici minuti di musica che vanno a comporre la sua ultima produzione. Aware of you è nato subito dopo la fine di un periodo particolare per tutti, quello della quarantena, del lockdown e della chiusura di tutto. Un momento solo apparentemente fertile dal punto di vista artistico ma che in realtà è dovuto terminare, per portare il giovane Oscar alla maturità artistica. Un giovane, per l’appunto, consapevole di sé, come dice il titolo dell’EP, arrivato in quel momento in cui le scelte e le decisioni assumono un peso specifico maggiore rispetto alla fase adolescenziale.

Da un punto di vista della strumentazione, Aware of You è un disco essenziale nei suoi tecnicismi, in linea con “Little Room” ed i precedenti lavori di Molinari. Canzoni scarne, essenziali, spesso costruite sul binomio voce-chitarra che tanto ha fatto le fortune del folk rock. E d’altronde, come potrebbe essere altrimenti, in riferimento a quelle che sono state le maggiori ispirazioni di Oscar, come ci raccontava quasi un anno fa. Già dalla malinconica title-track si intravedono nuove atmosfere e sfumature, sempre con quell’utilizzo aperto dell’inglese, che da libero sfogo alle più svariate interpretazioni. «Feeling calm / Feeling alright / Till the time I saw your eyes / I’ll keep myself away from you.»

Di tutt’altro registro è la dolce “Sweetheart (What a Surprise)”, nella qual, probabilmente, si parla di quel sentimento che è alla base del novantanove per cento delle canzoni odierne e con il quale anche il Nostro ha deciso inevitabilmente di misurarsi: l’Amore. “What a surprise/ I have found/ In your big eyes/ Ain’t no good”.

Ma Aware of you è un disco che comunque riesce a toccare corde anche molto diversificate tra di loro, come dimostra “Bed with Me”. A dispetto di un testo spesso enigmatico, il suono della chitarra stavolta è più dolce e non si fatica ad immaginare canticchiare questa canzone, magari in spiaggia.

Seguono poi “Kisses” e “Last Goodbye” , il binomio finale che si appresta a chiudere il breve ma intenso lavoro. «I would like to go further/ But there is a deadline/ That keeps me holden/ From being alright.» Canzoni gemelle, la prima malinconica e la seconda più allegra, struggenti nel loro minimalismo, ma con le quali è comunque possibile riconoscerci senza difficoltà, soprattutto per chi vive gli anni della propria giovinezza in quest’epoca di incertezza e mancanza di prospettive.

Dulcis in fundo, forse il pezzo più riuscito del disco, la splendida “Poor Eyes”. Aware of you finisce con un arpeggio ed uno splendido sax in sottofondo, che testimoniano una ricerca artistica e musicale che va anche al di là delle ormai collaudatissime schitarrate. 

Fonte dell’immagine: bootleg del disco

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A proposito di Matteo Pelliccia

Cinefilo, musicofilo, mendicante di bellezza, venero Roger Federer come esperienza religiosa.

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