Riccardo Inge presenta IL TOSSICO | Intervista

Riccardo Inge presenta IL TOSSICO

Da venerdì 17 aprile è disponibile su Spotify e tutte le piattaforme streaming IL TOSSICO, nuovo singolo dell’artista milanese Riccardo Inge che, da anni attivo nella scena musicale contemporanea, esplora con originalità le dimensioni acustiche e le produzioni contemporanee. In questo brano, distribuito da Believe Music Italy per Benzai Records, vengono trattate le contraddizioni dell’amore e dei rapporti che si rivelano tossici con lo scorrere del tempo. Con un tono diretto e schietto, Riccardo Inge racconta un aspetto spesso sottovalutato delle relazioni amorose: quello della dipendenza emotivo-affettiva e delle riflessioni sulla propria identità. Grazie alla sensibilità per la narrazione e alla ricerca di sonorità pop, IL TOSSICO è il risultato di un lavoro complesso, caratterizzato da uno stile confessionale e da una forte maturità identitaria. L’ascolto del brano apre le porte a una riflessione lucida, ma allo stesso tempo dolorosa, sulla manipolazione psicologica e sulla difficoltà di identificarsi in un rapporto che corrode.

Scheda riassuntiva del singolo Il tossico

Caratteristica Dettaglio
Artista Riccardo Inge
Titolo IL TOSSICO
Data di uscita 17 aprile
Distribuzione ed etichetta Believe Music Italy / Benzai Records
Tematiche principali Relazioni tossiche e dipendenza emotivo-affettiva

Il tossico: intervista a Riccardo Inge

 

Il titolo della canzone è molto d’impatto. La scelta di chiamare la canzone in questo modo è stata istintiva, o frutto di tue considerazioni?

Il titolo è stato inevitabile. “Il Tossico” non è solo una provocazione: è il centro del brano. Mi interessava raccontare quella dinamica in cui non capisci più chi è davvero “il tossico” nella relazione. C’è un’ambivalenza continua: da una parte il ruolo che ricopri, dall’altra l’effetto che quella relazione ha su di te, quasi come una dipendenza. È una perdita di lucidità emotiva, non chimica. E quando sei dentro, non riesci nemmeno più a distinguere le due cose.

È interessante come la sonorità pop orecchiabile del brano si scontri con il testo crudo e realistico. Com’è stato raggiungere questo equilibrio?

Non l’ho trovato, l’ho inseguito. Ed è proprio questo il punto. Mi piace quando la musica ti prende per mano in modo leggero e poi ti lascia addosso qualcosa che leggero non è per niente. Parto sempre dalla melodia, è la mia ossessione. Ma qui non volevo rabbia, non è un pezzo che urla. È malinconia lucida. È quel momento in cui capisci che qualcosa non funziona e smetti di combattere per forza. Non per debolezza, ma per sopravvivenza.

Un verso significativo della canzone è “più che amare, preferisco imparare a perdonare”. In un’epoca di ghosting e relazioni tossiche, quanto è importante per te il perdono?

Questo passaggio è il cuore della canzone e prende spunto da un pensiero di Alda Merini. È difficile controllare quello che ci succede, ma possiamo decidere come reagiamo. E lì si gioca tutto. Perdonare non è un gesto romantico, è un atto egoista nel senso più sano possibile: serve a liberarti. È facile restare attaccati a rabbia e rancore, perché ti fanno sentire nel giusto. Il problema è che ti tengono fermo.

Data la particolare sincerità e schiettezza del testo, non ci sono mai stati dei ripensamenti, durante la fase di scrittura e produzione?

Sì, continuamente. Il rischio era trasformarlo in un processo all’altra persona, e non mi interessava. Il punto non è stabilire chi ha ragione. È accettare che a volte due persone semplicemente non funzionano insieme. Continuare a restare lì per dimostrare qualcosa diventa una forma di accanimento. E, quando succede, non è più amore: è controllo, è ego, è bisogno. E porta solo entrambi a stare peggio.

Fotografia dell'artista Riccardo Inge.
Fotografia dell’artista Riccardo Inge.

Il significato della copertina

La copertina del singolo colpisce in particolare per l’uso delle maschere anti-gas. Credi che nella società di oggi ognuno porti una maschera? In che modo questo ha influenzato il brano?

Più che una maschera, direi un filtro. E spesso nemmeno ce ne accorgiamo. Le maschere antigas nella copertina nascono da un’immagine precisa: relazioni che diventano ambienti tossici in cui devi proteggerti per respirare. Ma c’è anche un livello più ampio. Negli ultimi lavori sto andando verso un’estetica un po’ distopica, già presente in “Distruggere tutto”. Guerre, incertezza, tensione costante: è il contesto in cui viviamo. Mi interessa unire il personale e il collettivo. Come se quello che succede tra due persone fosse solo una versione più piccola di qualcosa di molto più grande. E sì, ogni contenuto deve avere un senso. Non mi interessa riempire spazi, mi interessa lasciare qualcosa.

Fonte immagine in evidenza: Cover del singolo

Fonte immagini: Ufficio stampa

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