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Eroica Fenice

Convegno in videoconferenza sul culto di Apollo a Cuma

Convegno in videoconferenza sul culto di Apollo a Cuma

Il 16 novembre, dalle 09:00 alle 16.30, ha avuto luogo uno stimolante Convegno Internazionale che, data l’emergenza sanitaria in corso, si è svolto interamente in videoconferenza, sia su piattaforma Zoom che in streaming su Youtube. Denominato La colomba di Apollo. La fondazione di Cuma e il ruolo del culto apollineo nella colonizzazione greca d’Occidente, esso ha posto il proprio focus sul ruolo del culto di Apollo nel pantheon di Cuma, la più antica fondazione euboica in Occidente, dove la flotta di coloni – secondo la tradizione riferita da Velleio Patercolo – sarebbe giunta seguendo il volo della colomba di Apollo. 

A Cuma Apollo emerge come divinità “archegete, ovvero guida del viaggio e del conseguente stanziamento, mentre il culto si caratterizza peculiarmente in senso oracolare e ctonio in virtù della sua connessione con la Sibilla. Il variegato dossier documentario che lo riguarda è da tempo materia di dibattito, sicché è sorta l’esigenza di un confronto dinamico e dal respiro più ampio, che integrasse ambiti disciplinari e settori scientifici complementari.

La presenza del culto di Apollo a Cuma e in Sicilia: un bilancio

Il Convegno si è aperto, dopo i saluti istituzionali della professoressa Maria Luisa Chirico, direttrice del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università degli Studi della Campania, con l’intervento del professor Alfonso Mele, incentrato sul riesame della figura di Apollo a partire da una rivalutazione delle fonti letterarie, in primis i poemi omerici, e sui legami del dio con la Sibilla, anche alla luce della nuova documentazione archeologica proveniente dall’acropoli, nella quale spiccano due bronzetti raffiguranti un guerriero, una suonatrice di lira e un personaggio maschile nudo con cetra.

La parola è poi passata al professor Carlo Rescigno e alla professoressa Valeria Parisi, organizzatori del Convegno, i quali hanno analizzato i risultati dei recenti scavi condotti sulla terrazza superiore dell’acropoli di Cuma, che hanno permesso di determinare la scansione cronologica delle strutture templari note e di mettere in luce strutture relative a fasi di frequentazione non ancora documentate, risalenti alla fondazione della colonia; inoltre, la documentazione acquisita ha consentito di rivalutare l’identificazione della divinità titolare del tempio superiore, convenzionalmente attribuito a Giove, ma dagli studiosi ascrivibile ad Apollo, anche in virtù del ricco dossier documentario disponibile e dei depositi votivi che suggeriscono la presenza del culto apollineo.

Ha proseguito il professor Marcello Lupi, che ha esaminato la questione controversa, basata su un’attenta analisi dell’Inno omerico ad Apollo, della distinzione pitico vs. delio associabile ai diversi livelli cronologici delle navigazioni e colonizzazioni euboiche.

Ancora, la professoressa Zozi Papadopoulou dell’Ephorate of Antiquities of Cyclades ha proposto delle riflessioni sul ruolo di Apollo delio nelle attività oltremare delle isole di Paros e Naxos, entrambe gravitanti intorno al santuario di Apollo a Delo, veicolo di coalizioni politiche e reti economiche, in virtù dei legami culturali che trovano espressione nelle antiche feste Delie.

È stata poi la volta della professoressa Claudia Santi, che ha passato in rassegna le fasi di acquisizione di Apollo nel pantheon di Roma antica, mediante un excursus che si è soffermato sull’Apollinar di V secolo a.C., ubicato in area extrapomeriale, sull’introduzione dei libri Sibyllini e sul conseguente culto del dio nella sua forma di Medicus, dapprima della salute individuale, poi di quella della res publica.

Il successivo, brillante intervento della professoressa Matilde Civitillo ha riguardato l’attestazione in miceneo di Smintheus, celebre epiclesi di Apollo, che ricorre nella documentazione di Cnosso e Tebe, quale antroponimo riconducibile a un sostrato linguistico egeo-anatolico, sicché il culto apollineo potrebbe motivarsi come esito dello stanziamento, nella Troade meridionale, di genti provenienti da Creta.

Ha poi preso la parola la professoressa Maria Costanza Lentini, che ha svolto delle considerazioni sull’altare di Apollo Archegétes nella città di Naxos in Sicilia, mai rinvenuto, ma la cui presenza – ravvisabile nello spazio dell’agorà – suggerirebbe un suo ruolo attivo nella configurazione del paesaggio urbano della città.

Ha concluso la mattinata di studi l’intervento della professoressa Lieve Donnellan della University of Melbourne, che ha evidenziato l’evoluzione del culto di Apollo nelle città euboiche della Sicilia, dapprima venerato quale guida degli ecisti, poi soggetto a una manipolazione sociale e politica a seguito della distruzione di Naxos e Catane nel 476 a.C.

Gli interventi pomeridiani del Convegno

La rapsodia di voci è proseguita nel pomeriggio con l’intervento della professoressa Giovanna Maria Bacci, che ha discusso riguardo alla presenza di Apollo a Zancle-Messana, ravvisabile in relazione ai Mamertini, ex mercenari di Agatocle che avevano occupato la città intorno al 228 a.C., la cui sostituzione a Mamers-Marte ne testimonia l’ellenizzazione.

Ha proseguito il Convegno il professore Fernando Gilotta, che ha svolto una breve rassegna dei caratteri del culto apollineo nel mondo etrusco, come esito delle politiche espansionistiche ed aperture culturali di Caere e Tarquinia.

Hanno terminato la giornata di studi i professori Filippo Demma e Clara di Fazio del Parco Archeologico di Sibari, che hanno esaminato la storia cultuale di Apollo a Roma in età arcaica, esito delle relazioni tra Etruria, Lazio e Campania, e delle commistioni mitistoriche, epiche e politico-religiose che hanno interessato il dio.

I vari interventi, dunque, hanno spaziato attraverso un orizzonte geografico ampio, sorto in area egea ed approdato in Campania e Sicilia, con incursioni nel mondo miceneo, etrusco e romano, al fine di restituire la complessità di questo culto arcaico così sfaccettato e pregnante. 

Immagine in evidenza: ufficio stampa

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