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Eroica Fenice

Il Calapranzi

Il Calapranzi: teatro dell’assurdo

È stato presentato presso il teatro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli lo spettacolo Il Calapranzi dello scrittore e commediografo inglese Harold Pinter, per la regia, la prima al di fuori di quelle curate per l’Accademia, di Tonino Di Ronza, che andrà in scena al Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo dal 12 al 17 gennaio (ore 20:30 nei giorni feriali, 18:00 nei festivi).

Il Calapranzi, conferenza di presentazione

Sono intervenuti alla conferenza di presentazione de Il Calapranzi, con moderatrice Simona Schiavone, il Direttore dall’Accademia Giuseppe Gaeta, la referente del Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo e docente alla stessa Accademia Laura Angiulli, e il regista Tonino Di Ronza, scenografo e docente anch’egli presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Subito è emerso come Il Calapranzi sia stato uno spettacolo prodotto per la gran parte dagli studenti della stessa Accademia, in particolare la scenografia, i costumi e le luci, e per quanto riguarda queste ultime, sotto le direttive di Cesare Accetta, disegnatore luci e docente anch’egli presso l’Accademia. Ciò va ad inserirsi nell’ambito del progetto dell’Associazione Culturale Aulacentocinque, creata all’interno dell’Accademia, la quale ha come fine la formazione professionale e l’arricchimento di conoscenze tecniche ed artistiche per coloro, in particolar modo gli studenti dell’Accademia, che operano all’interno del panorama artistico; fine perseguito mediante la possibilità di acquisire esperienze negli ambiti soprattutto della scenografia, del costume e della scenotecnica sia di area teatrale (prosa, lirica, balletto), sia cinematografica, sia televisiva.

Per quanto riguarda, più da vicino, lo spettacolo Il Calapranzi, interpretato da Agostino Chiummariello e Marcello Romolo, esso va ad inserirsi nel solco del teatro dell’assurdo in quanto l’atmosfera respirata ricorda quella dei testi di Beckett: i due personaggi, Ben (Chiummariello) e Gus (Romolo), che si scoprirà essere due sicari, attendono in uno spoglio ed angusto seminterrato di conoscere il nome della vittima prestabilita; la comunicazione avviene mediante l’uso di un calapranzi, quello che dà il titolo alla pièce, e la vittima entrerà poi nel seminterrato per essere freddata. Tuttavia l’attesa ansiosa e snervante, la prigionia delle mura, e i dialoghi vuoti di comunicazione, spingono Ben a puntare la pistola contro il suo compagno. Perché Ben fa questo gesto? È stanco di una vita vuota, fredda, monotona, chiusa verso il mondo che parla con lui solo mediante un piccolo calapranzi? Oppure è colpa del suo vecchio amico Gus, con cui avviene una non comunicazione fatta di parole vuote e silenzi pieni di tensione? Attesa. Cosa si attende: un messaggio, la vittima, il niente. E allora cala il sipario, con Ben che sta per freddare Gus, ma a questo punto il dramma è finito, e lo spettatore è l’unico a poter sapere, immaginando, se Ben preme il grilletto.  È l’assurdo di questi silenzi che darà allo spettatore la facoltà di decidere la vita o la morte di Gus.

Il Calapranzi, inoltre, non si compone soltanto di azione scenica ma anche si proiezioni di spezzoni di film noir degli anni ’50, con cui si dà un’ulteriore profondità all’atmosfera ed un taglio cinematografico all’intero spettacolo.

Salvatore Di Marzo

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