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Eroica Fenice

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Diana Krall, concerto all’Arena Flegrea

Siamo al secondo appuntamento della lunga rassegna di eventi musicali estivi presso l’Arena Flegrea. L’attesa è trepidante per l’esibizione di Diana Krall, artista jazz internazionale che ha annunciato solamente due date in Italia, di cui una proprio a Napoli.

Diana Krall, emozioni in concerto

Ad introdurre lo spettacolo è il trio Emilia Zamuner, Pietro Condorelli e Sebastiano Esposito, che ci regalano emozioni musicali sotto forma di gorgheggi e giochi vocali in perfetto accordo con le note pizzicate sulle corde delle chitarre. Proprio l’intensità della melodia sembra essere la protagonista assoluta della scena, e nonostante la giovane età della cantante, Emilia, astro promettente della musica jazz, è capace di incantare anche gli spettatori più scettici.

Chiuso il breve preludio, Diana Krall prende il posto sul palco insieme alla sua band, in abito nero semplicissimo e con la sua chioma bionda che getterà di lato più volte durante il concerto, con un movimento del capo ammaliante e sensuale. Alle spalle ha una carriera ben solida, con successi strabilianti come The look of loveAlone Again (Naturally), cover della canzone di Gilbert O’Sullivan.

La musica parte in modo accattivante, con ritmo imprevedibile, prima lento, poi ad un tratto veloce, creando intorno una patina di magia e misticità che cattura il pubblico e lo ipnotizza, rendendolo incapace di contenere l’irrefrenabile voglia di battere il tempo con il piede o con le mani. Le note suadenti tipiche del jazz si diffondono in lungo e in largo, capaci di imporre all’ascoltatore l’inseguimento dei vortici che tracciano, ma anche di farlo chiudere in se stesso, spingendolo a divagare con la mente in luoghi e tempi alieni al contesto, magari facendogli ripescare sensazioni ed emozioni sbiadite ed ora inaspettatamente nitide. Proprio quando ci si è spinti molto in là, quando il suono sembra essersi impossessato anche dell’ultimo pezzetto della nostra carne, la voce di Diana ritorna improvvisa, richiama le menti verso sé, ricorda loro che il presente esiste, lei stessa esiste, noi tutti esistiamo, come se ci prendesse per il lembo della camicia e ci tirasse nuovamente giù dall’Iperuranio delle idee per restituirci al presente.

Tra classici del jazz e canzoni prodotte da lei stessa, le suggestioni non si fanno attendere e sono forti. Un’ora e mezza di musica allo stato puro, senza abbellimenti di sorta, solo il timbro roco della sua voce e luci soffuse su una scena essenziale.

Let’s fall in love recita uno dei brani da lei cantati. Innamoriamoci dunque del jazz, del suo potere fortemente aggregativo, che riesce a tenerci più vicini e a renderci quasi un unico corpo, che respira al suo ritmo, ma che, tuttavia, nelle varie parti viene stimolato in maniera diversa. Innamoriamoci di un genere che a fine serata è capace ancora di farci gridare “Wonderful“. Facciamoci investire da armonie che sono in grado di donarci l’illusione che, per una volta, il tempo si possa fermare.

 

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