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Eroica Fenice

Ernest Pignon-Ernest torna a Napoli con la mostra Extases

Ernest Pignon-Ernest torna a Napoli con la mostra Extases

Dal 2 marzo al 28 aprile, la mostra Extases al Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco è il segno del grande ritorno a Napoli dell’artista francese Ernest Pignon-Ernest

Con lo spirito, mai Ernest Pignon-Ernest aveva abbandonato questa città palinsesto. Andrea Viliani, direttore del Museo Madre, parlando della città partenopea non fa mai a meno di ricordare l’etimo stesso del suo nome. Neapolis, perché per quanto antica, la città è continuamente rinnovata negli occhi degli artisti, e restituita in forme nuove dalle loro voci. La dimensione in cui si muovono infatti è quella di un Grand Tour permanente, a partire da François-René de Chateaubriand e Alphonse de Lamartine fino ad artisti contemporanei come Anne Goyer e lo stesso Ernest Pignon-Ernest.

Il primo viaggio a Napoli lo aveva compiuto nel 1988, travolto dalla compresenza di contrari, decidendo di tornarvi periodicamente fino al 1995. Ispirato dalla pittura caravaggesca e dalle sinuose curve del Sanmartino, l’artista nizzardo sparge per la città il frutto delle calde suggestioni napoletane. La strada diventa lo studio dell’artista: Ernest Pignon-Ernest dissemina disegni e serigrafie nei luoghi simbolici della città.

In quelle installazioni, grazie alle quali l’artista francese si era dimostrato degno precursore dello street art, confluivano le due istanze di spazio e tempo. Opera e luogo si fondono, lo spettatore passa dal mondo dell’apparenza a quello dell’essenza. I disegni di Ernest Pignon-Ernest sono manifesto di un’arte figurativa volta alla rappresentazione della tragedia del reale. La seconda dimensione, quella temporale, è oggi palesata dalla scomparsa di quelle installazioni. Le uniche testimonianze della loro esistenza sono le fotografie di quegli anni memorabili, scattate per la maggior parte da Alain Volut. L’intento dell’opera non era quello di permanere, piuttosto quello di esemplificare la stessa identità napoletana, in costante mutamento. Un progetto che era il trionfo dell’effimero.

Il ritorno di Ernest Pignon-Ernest a Napoli

«Il tempo fa parte della mia paletta, rappresento la fragilità stessa» ha affermato Ernest Pignon-Ernest al rendez-vous tenuto presso l’Institut Français di Napoli. Sulla fragile carta ha rappresentato una possanza marmorea, tra i protagonisti dei dipinti di Caravaggio e altri uomini eterni. Famosa la Pietà di Pier Paolo Pasolini incastonata tra le vele di Scampia. Proprio l’Institut Français rende omaggio alla storia d’amore iniziata nel 1988 con la mostra Ernest Pignon-Ernest a Napoli, in occasione del suo ritorno con Extases presso il Complesso museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco.

Il ricordo delle anime pezzentelle aleggia ancora negli ambienti della chiesa di Via dei Tribunali, un luogo di culto che chiede all’uomo terreno di compiere con la preghiera un percorso di astrazione dalle sue spoglie mortali. Lo sguardo si eleva: dall’immagine mortifera del teschio sdentato con le ali spiegate, inquietante memento mori, all’imponente quadro di Massimo Stanzione raffigurante le anime del Purgatorio, fino alla volta celeste, con la rappresentazione del trionfo della Madonna, grazie alla quale saranno aperte le porte del Paradiso.

Questa ascensione graduale vive però di un primo momento tutto fisico, quello di un’anima che scalpita nel suo carcere corporeo, nell’estasi. Ernest Pignon-Ernest, in alcune sue letture compiute proprio a Napoli, conosce lo spirito irrequieto di otto mistiche: Maria Maddalena, Ildegarda di Bingen, Angela da Foligno, Caterina da Siena, Teresa d’Avila, Maria dell’Incarnazione, Louise du Néant, Madame Guyon. Queste sono le sue Extases, quelle che oggi risiedono nell’ipogeo della chiesa delle Anime del Purgatorio ad Arco. Ernest Pignon-Ernest spiega: «ho immaginato il loro ritratto cercando di rappresentare l’irrappresentabile, la carne che aspira a disincarnarsi».

La curatrice della mostra Extases, Carla Travierso, ha parlato di svelamento di un evento privatissimo quale quello tutto interiore dell’estasi, vissuta dallo spettatore nelle espressioni di un godimento sensualistico verso una progressiva astrazione corporea. Questa petit mort è raffigurata in otto disegni autoportanti collocati su una superficie d’acqua che ne riflette e amplifica l’intensità. Un gioco di luci permette di soffermarsi lentamente su ogni figura contorta, godendo del calore di una fiamma interiore che si accende e spegne secondo le intermittenze del cuore.

La discesa nell’ipogeo è di un impatto straordinario. Ernest Pignon-Ernest torna a scavare nell’animo umano, mentre Napoli risuona dei profondi sospiri delle otto mistiche che gemono nel suo ventre.

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