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Eroica Fenice

Ernesto Bazan, intervista al fotografo di Trilogie Cubane

Ernesto Bazan, intervista al fotografo di “Trilogie Cubane”

Ernesto Bazan, fotografo originario della Sicilia ma cittadino del mondo, giunge a Napoli con le sue “Trilogie Cubane”. La raccolta fotografica sarà in mostra dal 13 settembre al 13 ottobre 2018 presso il PAN – Palazzo delle Arti di Napoli. L’esposizione gode dell’appoggio da parte del Comune di Napoli, dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, nonché dell’aiuto di BazanPhotos.

La carriera e la storia dell’attività fotografica di Ernesto Bazan coincidono con la sua vita personale: sin da quel giorno in cui decise di partire dalle tanto amate coste sicule per immergersi nel mondo, con anima e corpo. Approdato a Cuba, la terra caraibica diventa subito la sua seconda casa e nella sua memoria si fonde in un continuo gioco di sovrapposizioni e rimandi con la sua terra madre – ha dichiarato alla presentazione ufficiale della mostra al Pan tenutasi il 13 settembre -. Quest’amore confluisce nella macchina fotografica e porta alla realizzazione “Trilogie Cubane”, un progetto lungo 14 anni e diviso in tre raccolte: “Bazan Cuba”, “Al Campo” e “Isla”.

In “Bazan Cuba” lo sguardo è rivolto all’essenza della vita, si intrufola nelle case, guarda dallo spioncino della porta le tracce di una vita semplice ma fortemente legata alla cultura locale e alle tradizioni. In “Al Campo” irrompe il colore, le immagine sono vivide, raccontano la vita dei contadini e la campagna dalle mille sfumature. Con “Isla” il punto di vista cambia, tornano il bianco e nero e l’obiettivo si allontana dalle realtà individuali per aprirsi sugli ampi paesaggi offerti dall’isola.

Una vita condotta da giramondo, con i piedi saldi a terra e l’anima che già vola altrove nel vento. La “Trilogia Cubana” è uno dei progetti fotografici di Ernesto Bazan che meglio riflette la sua smania di conoscere e scoprire. È stato molto interessante approfondire, con questa intervista, la conoscenza del fotografo italo-cubano Ernesto Bazan e del suo lavoro in mostra al PAN di Napoli.

Intervista al fotografo Ernesto Bazan

Ernesto Bazan nasce in Sicilia. Un giorno, zaino in spalla e sguardo al futuro, parte per inseguire il sogno della fotografia. Come ha scoperto questa sua grande passione e quando ha capito di voler fotografare per vivere?

Dopo un sogno in cui ascoltai una voce che mi disse laconicamente: “Devi fare il fotografo.”

Ci può parlare del suo percorso di crescita e di apprendimento dell’arte fotografica?

Andai a studiare fotografia a New York alla “School of Visual Arts” e poi cominciai a viaggiare per le riviste come fotografo freelance.

Aver fatto parte di Magnum Photo è stato importante per il suo lavoro?

È stata un’esperienza durata due anni. Poi si sono aperte altre strade.

Cosa cerca in una foto e cosa rappresenta per lei da un punto di visto emotivo?

Cerco l’essenza della vita, momenti di quotidianità intrisi di poesia che possano provocare un’esperienza più intima con il soggetto fotografato.

Nella fotografia chi sono i suoi modelli di riferimento? E per questo lavoro si è ispirato a qualcuno in particolare?

Il mio mentore è Robert Frank grande uomo e fotografo, autore del libro Gli Americani.

Nel 1992 approda per la prima volta a Cuba. Nei suoi continui viaggi per il mondo di cosa era alla ricerca e quali risposte le ha fornito la terra cubana, tanto da arrestare il suo girovagare e diventarne parte?

Ho trovato un’isola ancestrale, dove si era detenuto il tempo e che per certi versi mi ricordava la Sicilia. Mi piace dire che ero “predestinato” a scoprire questa nuova realtà, questa società nata dopo una rivoluzione unica. Mi sono sentito a casa e, non a caso, ho incominciato a ritornarci e poi a viverci per 14 anni.

Eppure dopo 14 anni ha dovuto salutare Cuba con la sua famiglia. Come mai?

Anche l’abbandono dell’isola faceva parte di questa predestinazione. I motivi reali sono futili. Capii che era arrivato il momento di portare la mia famiglia cubana in paesi dove avrebbero potuto vivere liberamente e crearsi un futuro.

Quanto della sua terra natia, la Sicilia, ha ritrovato in Cuba?

Tutta la mia infanzia passata in campagna assieme ai contadini, il mare, la vecchia Palermo coi suoi palazzi fatiscenti, i mercati all’aperto.

La “Trilogia cubana”   raccoglie le fotografie scattate a Cuba dal 1992 al 2006 in tre libri – Bazan Cuba (1998), Al Campo (2011) e Isla (2014) -, ma il secondo è il suo unico lavoro a colori. Ci può spiegare questa scelta?

Cuba è un luogo pieno di colori stridenti. Mi venne proposto di far parte di un libro e mi venne chiesto di fotografare i contadini cubani utilizzando la pellicola a colori. Capii che avrei dovuto utilizzare una diversa sensibilità. E così è stato!

Nei tre diversi libri viene raccontata l’isola durante un ampio lasso di tempo, che testimonia l’evoluzione di Cuba dai tempi della Legge Torricelli – che limitava la libertà di commercio con Cuba da parte degli altri Stati – fino a quelli che l’hanno vista culla di un regime rivoluzionario. La realtà storica di quegli anni o le sue conseguenze irrompono nelle fotografie o vengono lasciate al margine?

Nelle mie fotografie traspare, a volte, la realtà storica con le sue innumerevoli sfumature. Ma direi che le mie foto parlano di vita nei suoi molteplici aspetti.

Il tre libri sembrano soffermarsi rispettivamente sull’intimità della vita quotidiana, sulla campagna urbana coi suoi colori e infine su panorami in bianco e nero. Qual è il filo conduttore che li lega?

Il mio sguardo, la mia maniera di sentire la vita. Sono libri molto diversi fra loro. Ognuno affronta diversi momenti e situazioni del ventaglio quotidiano di possibilità fotografiche.

Come spiega il cambio di angolazione per cui il terzo libro sembra prendere le distanze dalla figura umana, protagonista dei primi due?

Per “Isla”, il formato panoramico mi ha “costretto” a sviluppare una nuova disposizione all’interno della mia sensibilità e a modificare il mio approccio. Ho letteralmente dovuto fare qualche passo indietro per riempire la scena più ampia.

Come mai nel terzo libro ha scelto di catturare i paesaggi rinunciando al colore e prediligendo il bianco e nero?

L’amore per quel mezzo fotografico panoramico mi fece apprezzare molto i paesaggi, ma l’ho utilizzata anche per continuare a fotografare la gente, interni nature morte. Ha rivoluzionato e rinnovato il mio sguardo sull’isola.

Al momento vive a New York. Ha nuovi progetti in cantiere?

Sì, sto lavorando ai miei “Canti Latino Americani” dopo un ventennio trascorso viaggiando in America Latina.

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Ernesto Bazan, le foto

 

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