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Eroica Fenice

Eugenio Giliberti

Eugenio Giliberti all’Intragallery: indici.casa.volo

Dal 16 maggio all’11 luglio la mostra indici.casa.volo di Eugenio Giliberti alla galleria per le arti contemporanee Intragallery

Quando Eugenio Giliberti parla di artista abitante, a chi fa riferimento? L’artista nasce e cresce con il mondo, per poi sublimare la sua essenza in forma estetica, immortalando il mortale. Il pensiero non muore con il corpo, e carta, tela, spartito lo imprimono e incidono nel corso della storia. Se anche il supporto è perituro, si ricorre alla voce. Quando ci si ammutolisce, persiste la memoria. L’artista di Eugenio Giliberti è poi abitante. L’abitato, il luogo della vita, è segnato dal passaggio dell’artista, l’abitante.

La mostra indici.casa.volo rappresenta un tassello espositivo del mosaico pensato da Eugenio Giliberti per la città di Napoli. Fino all’11 luglio sarà esposta all’Intragallery la prima tappa del più ampio Voi siete qui/ vico Pero/ Giacomo Leopardi – progetto di artista abitante. Collaborando anche con la Fondazione Morra e con la galleria Dafna di Santa Teresa degli Scalzi, il maestro Giliberti realizzerà un’installazione site specific presso il palazzo che echeggia degli ultimi passi del poeta di Recanati. Ad animare il progetto che vedrà la rivitalizzazione del palazzo di Vico Pero, il valore riconosciuto alla memoria.

L’interesse per il palazzotto di Vico Pero è nutrito dal contatto quotidiano che Eugenio Giliberti intrattiene con la zona in cui abita ormai da anni. L’archeologia metropolitana nasce da qui, l’artista sfoglia la città strato per strato. Esposta in mostra la doppia ricostruzione della Napoli di oggi e di quella di Leopardi. Sfogliate lungo il percorso di scavo anche le carte, come rivela Eugenio Giliberti: «fogli pieni di numeri, gli indici tematici dello Zibaldone». L’artista ha lavorato sulle note polizzine, gli indici numerici ideati da Leopardi per la suddivisione della sua opera.

Eugenio Giliberti e indici.casa.volo

L’intreccio di corrispondenze è stato la linea guida del lavoro di Eugenio Giliberti. Per ogni cifra dell’indice tematico, uno dei colori fondamentali tratto dalla scala cromatica. «Ho seguito poi pedissequamente l’ordine dei numeri che sono presenti negli elenchi leopardiani. Alla base di tutto, le combinazioni di colori». Passaggio successivo, la suggestione sinestetica nata dall’intreccio di menti: l’encausto dell’artista Giliberti dialoga con la musica elettronica. «Abbiamo elaborato un sistema di traduzione della sensazione luminosa in sensazione sonora».

La mostra indici.casa.volo segue già nel titolo le tappe d’artista. Gli indici, riconoscibili sui quattro quadri organizzati nei temi di teorica delle arti, lettere, ec., trattato delle passioni, della natura degli uomini e delle cose, memorie della mia vita; la casa, quella ricostruita dal plastico dove campeggia via Santa Teresa, quella dei lavori su carta, riproduzioni degli autografi sui palazzi della città; il volo infine, quello di un omino che come su un carillon, nella sua gestualità patetica, si ispira all’operetta morale sul volo degli uccelli. «Mi interessava astrarmi dalle considerazioni sulla realtà fisica del poeta. Questo è un omino generico, quasi atletico. Sulla grande curva, che non chiude, partiamo dalle lettere ai numeri, dai numeri ai colori, dai colori alle note musicali e poi all’animazione tridimensionale». Con Stefano Silvestri e Michelangelo Pepe si è tradotta la frequenza della luce in onda sonora.

«L’obiettivo è quello di rendere le persone che abitano in quel luogo coscienti di quello che hanno, anzi fiere di quel vicolo qualunque che ha questa storia dentro», dichiara Eugenio Giliberti a proposito dell’installazione urbana. Non tutti sanno, ma talvolta nemmeno basta sapere. Il gesto d’artista si fa dunque «shock mediatico» necessario affinché da una conoscenza riflessa si passi alla durevolezza della memoria.

Immagine: Intragallery

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