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Eroica Fenice

Fuga in Egitto alle antiche terme comunali di Ischia

Fuga in Egitto alle antiche terme comunali di Ischia

Candele e luce azzurra soffusa, calda, a solleticare l’anima, in sottofondo la magnifica voce di Fiorenza Calogero nota artista napoletana, tornata ad Ischia dopo aver preso parte all’ultima edizione della Festa di Sant’Anna. Una suggestiva atmosfera data da un amabile gioco di luci soffuse e dall’utilizzo di candele, colora le Antiche Terme Comunali di Ischia, divenute una preziosa ed emozionante pinacoteca, resa speciale, fino al 28 gennaio – dalle opere che compongono la mostra collettiva Fuga in Egitto, ideata dall’assessorato alla cultura del comune di Ischia.

«L’idea della mostra nasce dalla volontà di esplorare con un gruppo di artisti le tematiche legate ad un soggetto che ha avuto una larghissima fortuna nella storia dell’arte. Un tema, quello della Fuga in Egitto, che si inserisce in qualche modo nella scia del Natale, ma che riporta anche alla quotidianità. Con gli artisti che hanno accolto l’invito ci siamo chiesti: cosa accade quando la stella cometa, che è il simbolo del presepe, sparisce? Con essa spariscono anche le speranze? La vita di ogni giorno ci mette alla prova, come accade per la Sacra Famiglia che deve mettersi in viaggio, ma la speranza non viene meno». Queste le parole dell’assessore alla cultura del comune di Ischia, Salvatore Ronga.

Fuga in Egitto: la speranza di avere un futuro migliore

Ciò che alimenta la Fuga in Egitto spesso, è la speranza; la speranza di un mondo migliore, la speranza di poter avere un futuro dignitoso, la speranza di non dover combattere una guerra atroce e senza significato. Ed è allora che la speranza si riscontra nella bellezza dell’arte, che sia una fotografia, un quadro, un dipinto, una frase incisa nero su bianco o semplicemente una sinfonia.

La fuga non sempre è sinonimo di codardia o mancanza di responsabilità. Spesso è l’unica via per sopravvivere e non sottostare alle stragi, e per alimentare la speranza in un futuro migliore. Come hanno fatto, di recente, tanti cristiani perseguitati nelle guerre che insanguinano l’Iraq e la Siria. Il male è la guerra, non chi fugge da essa.

«Sono molto felice dell’impegno e della dedizione con la quale ogni artista ha interpretato il tema che ha scelto, all’interno di un racconto, – prosegue l’assessore Ronga – la forza e la potenza di questa mostra è il progetto sotteso. Non è una collettiva nella quale ogni artista partecipante lavora per conto proprio ignorando cosa stiano facendo gli altri.»

Probabilmente è proprio questa collaborazione reciproca, il mettere insieme diversi artisti, con caratteristiche e competenze differenti, il vero segreto della suggestione che la mostra stessa emana. C’è bellezza soffusa, c’è magnificenza abilmente proporzionata, c’è gradevolezza e al contempo fiducia, auspicio.
Denotazioni somatiche che narrano mescolanza di etnie, ad Ischia la fuga in Egitto della Sacra Famiglia, come narrata nel Vangelo di Matteo, diventa il modo per raccontare ospitalità ed inserimento; ciò si materializza anche attraverso l’abile occhio fotografico di Lucia De Luise, fotografa estremamente brava e conosciuta, che ha fotografato alcuni ischitani con tratti somatici tendenzialmente mediorientali sul porto d’Ischia, (come richiamo degli sbarchi di chi sceglie l’isola come rifugio) proponendo diversi scatti, tutti in bianco e nero, esposti all’interno della pinacoteca, che ospita la mostra.

L’isola, nella quale la presenza di immigrati regolari è elevata, si trasforma in una terra d’accoglienza, così come l’Egitto e l’Italia tutta. Ischia è terra di speranza, di approdo, di suggestivi paesaggi sui quali spesso si posano gli occhi stanchi di chi arriva da tanto lontano.

Notevoli anche le foto di Marco Cortese che delineano una casa ischitana, in cui c’è solo ciò che resta, che racconta il dolore proprio della perdita e il distacco-assenza, come segno di un passaggio di cui restano impronte umane, simulacro di una vita che c’era e non è più. Suggestiva la scultura di Marco Cecchi  Il sogno di Giuseppe e dedicata ai fratelli in fuga dagli orrori dell’uomo, chiamati dall’artista «Angeli Salvatori».

Tra i disegni quello di Michele D’Ambra intitolato La strage degli innocenti che racconta il passo del Vangelo di Matteo che, ancora oggi, con le numerose guerra tristemente combattute, viziosamente si ripete. Infine l’opera dell’illustratrice Monica Hernandez dove Gesù appare come un piccolo migrante che, esausto, riposa sulla sabbia, in riferimento alla tristissima storia del bambino, il piccolo Alyan, il cui corpicino giaceva inerme su una spiaggia, sulla costa di Bodrum, in Turchia. Il tutto rappresentato con colori assolutamente tenui e quasi dolci nella loro essenza, ponendosi come contrasto alla cruda realtà che vede un bambino innocente ucciso.

«Con questa mostra – ha dichiarato il primo cittadino Enzo Ferrandino – inauguriamo il 2018 nel segno dell’arte e della cultura. L’aver restituito il salone delle Antiche Terme Comunali alla cittadinanza è motivo d’orgoglio per l’intera Amministrazione. Da una parte la storia del turismo termale, dall’altra quella tracciata da giovani artisti isolani nel tema della Fuga in Egitto. Il mio augurio per il nuovo anno è che questa Pinacoteca continui ad ospitare artisti lodevoli, per consegnare bellezza a turisti e isolani».

La mostra è visitabile tutti i giorni fino al prossimo 28 gennaio.

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