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Eroica Fenice

Il Tempio di Serapide riapre al pubblico

Il Tempio di Serapide riapre al pubblico

Dopo la storica riapertura del Tempio di Serapide avvenuta qualche giorno fa a Pozzuoli, domenica 20 giugno è stata organizzata anche la prima mostra al suo interno: Kême.

Kême nasce da una collaborazione tra diverse realtà culturali e sociali presenti sul territorio: Aporema onlus, il Parco archeologico dei Campi Flegrei e la Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.

Comprendere il tema e l’obiettivo della mostra è possibile già analizzando il suo titolo.
Kême, infatti, si traduce dall’egiziano come terra nera o materia prima. In arabo diventa poi al-kimya, trasformandosi così in alchimia, la disciplina finalizzata al cambiamento della materia attraverso l’uso del fuoco.

Capiamo, dunque, come la terra e il fuoco siano gli elementi principali della mostra, a cui si aggiunge l’acqua, forse il più rappresentativo del territorio di Pozzuoli.

Da questi presupposti i quattordici artisti della Scuola di Scultura hanno creato le loro opere, rendendo possibile l’animazione e l’arricchimento del Tempio di Serapide con della pura creatività contemporanea.

Perché il Tempio di Serapide come luogo della mostra?

Il Macellum di Pozzuoli, denominato poi Tempio di Serapide, è uno dei maggiori esempi di antico mercato alimentare romano, quindi luogo di scambi per eccellenza. La mostra si propone di continuare proprio questa tradizione: in passato si scambiavano gli alimenti; oggi i saperi e la cultura.

Ed è proprio la ripartenza culturale a ricevere un’iniezione di fiducia grazie alla mostra Kême e al dialogo che si è instaurato sin da subito fra il Tempio e le opere dei quattordici artisti della Scuola di Scultura.

Le opere

Abbiamo avuto il piacere di interagire con due artisti in particolare: Francesca Arduino e Salvatore Mancino.

Salvatore Mancino presenta la suggestiva opera “Ankh”, antico simbolo della tradizione egizia, realizzata combinando diversi materiali: argilla, stucco di marmo, legno e plastica.
L’opera rappresenta il viaggio che una persona dovrebbe compiere nell’arco della propria vita per elevarsi spiritualmente e culturalmente.
Non a caso, dunque, è presente nella composizione il volto di Serapide, divinità greco-egizia.

Francesca Arduino presenta, invece, l’opera “Rubedo”, in onore dell’ultima grande trasmutazione alchemica. Vengono rappresentate così delle uova di struzzo e delle sfere di materia: alcune di queste riposano all’interno delle prime; le restanti sono posizionate a pochi passi. L’intento è quello di sottolineare la trasformazione della materia, in questo caso argilla, che avrà dimora nel Tempio per tre mesi, fino al 30 settembre.  

Ci sentiamo, dunque, di lasciarci con l’invito dell’artista: visitare la mostra in un primo momento per poi ritornare a ridosso della fine dell’evento, così da controllare la trasformazione degli elementi e vivere un’esperienza da alchimista!  

Se hai già visitato la mostra lasciaci un commento con la tua esperienza, se ancora non l’hai fatto ti ricordiamo che hai tempo fino al 30 giugno!

 

Per approfondire: Macellum Pozzuoli 

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