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Eroica Fenice

“La lingua geniale” al Festival MANN: intervista ad Andrea Marcolongo

Continua la rassegna di eventi del Festival MANN/Muse al Museo, all’insegna di letteratura, musica e teatro nella suggestiva cornice del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Ieri 21 aprile, terza giornata del festival, nella Sala Letteratura, ha visto tra gli ospiti Andrea Marcolongo, autrice del bestseller La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco, un libro dal successo immediato – quanto inaspettato – che ha venduto milioni di copie in pochissimi mesi, raggiungendo un pubblico ben più vasto di quanto ci si aspetterebbe da un libro dedicato al greco antico.

«Una grammatica sentimentale», come lo definisce l’autrice stessa, dedicata a quella lingua che alcuni hanno già avuto modo di studiare, tra i banchi di scuola, spesso con il terrore di declinazioni e paradigmi. Ma l’intento del libro della Marcolongo è quello di presentare il greco antico al di là della sua veste mnemonica e passiva, dove si nasconde in realtà «una lingua generosa, che parla di noi, di libertà e responsabilità». Alla domanda su come sia possibile far comprendere, al giorno d’oggi, la genialità del greco, Andrea risponde che basta semplicemente raccontarne il senso. «Una statua non è solo un pezzo di marmo, ma dietro c’è una visione del mondo, come dietro ogni parola. C’è più storia nelle storie delle parole, che in tanti manuali di storia. E non può esserci un futuro senza conoscere il proprio passato».

“La lingua geniale” e la riflessione sullo studio delle lingue classiche

In una società cosmopolita, dominata dalla tecnologia e dai social network, La lingua geniale si inserisce pienamente all’interno della riflessione sullo studio delle lingue classiche, così lontane dalle giovani generazioni, eppure sempre così attuali. «Questo libro nasce da una domanda di un ragazzo di quindici anni: perché imparare i paradigmi di greco? Una domanda bellissima, chiedere sempre il perché. È una ricerca di senso» spiega l’autrice, raccontando la genesi del libro e mostrando, tra le sue pagine, il senso che sta dietro lo studio di una lingua antica come il greco.

Un senso che viene tanto più alla luce in un mondo ormai aperto e privo di confini, ma nel quale, allo stesso tempo, ancora esistono muri e chiusure verso ciò che è altro e diverso. «Non esiste rapporto con l’altro se non si è, innanzitutto, consapevoli di se stessi. Il greco ci aiuta a fare i conti con noi stessi, col nostro modo di pensare e poi quindi a comunicare con l’altro. Mi chiedo quanto oggi ancora ci sia un sentire comune europeo e perché non partire proprio da quella grecità e da quella Grecia che oggi sembra proprio lasciata al margine.»

L’immagine di una lingua “più leggera”

Ma dinanzi all’intento divulgativo di un tale libro, che si propone di raggiungere un pubblico ben più ampio dei soli studiosi e cultori, il rischio di una banalizzazione e di un depauperamento della lingua e del mondo ad essa sotteso è dietro l’angolo. Di fronte al pericolo che, pur di raggiungere un maggior numero di utenti e “fruitori”, si possa mettere da parte precisione e accuratezza, all’insegna di una lingua “più leggera”, la Marcolongo ritiene che l’esattezza accademica non faccia a pugni con la divulgazione, confessando di avere molta più paura, invece, della «rocca dei professori dietro la cattedra».

In un momento non certo felice per la vita del liceo classico, il libro di Andrea Marcolongo si inserisce pienamente in un dibattito quanto mai attuale, proponendo di smettere di pensare a quel tipo di scuola come alla scuola di «quelli bravi e più intelligenti» e di mettere da parte giudizi di valore a favore dell’amore e della passione verso qualsivoglia insegnamento o disciplina.

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