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Eroica Fenice

NUBE e la creatività nelle strade - Intervista

NUBE e la creatività nelle strade – Intervista

Chi è il collettivo NUBE?

Dietro questo nome c’è il talento di due artisti: Ruben Curto e Bety Vargas.

NUBE utilizza l’arte del muralismo per impreziosire gli spazi, cercando d’influenzare positivamente le persone del luogo, oltre a occuparsi di murales per aziende per rafforzarne il marchio per il loro branding.

Immaginiamo di munirci della tavolozza di un pittore. Acquerelliamo di rosso intorno a noi e lasciamoci abbracciare dal dinamismo e dalla vitalità che scaturisce dal colore del cuore e dell’amore. Lo sapevate che il rosso è il primo colore percepito dai bambini? Lasciamoci sedurre dal suo ottimismo. Ora, tinteggiamo un angolo di tranquillità, silenzio e tenerezza; direi che può tornarci utile il colore del cielo. Sì, dai, serviamoci del blu.

E se mescolassimo rosso e blu per avere un colore che sappia di magia e mistero? Vi piace il viola? Ok, badiamo però a lasciare un po’ di spazio al colore caldo del sole, della vivacità e della fantasia. Illuminiamo di giallo oro tutto ciò che resta. A questo punto, direi di respirare profondamente e di mandare a quel paese il colore della neutralità, dell’ombra e della nebbia, il grigio delle nostre città.

NUBE ha in mente per noi un ambiente dall’anima super colorata da cui attingere sorrisi, buon umore e bellezza.

Quest’uragano di creatività sta partendo dalla Campania e chissà fin dove si spingerà. Aiutiamolo ad espandersi!

NUBE – Intervista agli artisti

Il progetto NUBE crea arte riqualificando gli spazi (pubblici e privati). Come nasce l’idea e perché avete scelto questo nome?

L’idea nasce quando siamo stati in Messico e abbiamo fatto i nostri primi murales l’anno scorso, aleggiava insomma nelle nostre menti già da un po’. È stato più arduo di quanto ci aspettassimo trovare un nome che ci convincesse, che funzionasse foneticamente e che raccogliesse appieno la concezione attorno cui si fonda il nostro collettivo.

Abbiamo infine optato per NUBE perché ci piace la sua sonorità e perché vuole richiamare alle nuvole e al loro continuo mutare, rievocando sempre nuove forme in chi le guarda. Prima di decidere il nome, avevamo già realizzato il murale a Casal di principe, raffigurante un bambino che gioca con una nuvola d’acqua, avevamo pensato quindi di girare attorno a quel concetto perché anche dal punto di vista figurativo può dare spunti molto interessanti.

Chi o cosa è stata la vostra fonte d’ispirazione?

Per quanto riguarda la creazione del collettivo, più che parlare di ispirazione ci verrebbe da parlare di una vera e propria necessità nostra. Da anni lavoriamo anche come illustratori e da sempre ci siamo dovuti per forza di cose interfacciare molto col mondo social e virtuale per far circolare le nostre cose. La maggior parte dei nostri lavori sono digitali e si muovono su un palcoscenico di virtualità per un pubblico che apprezza premendo un tasto in un momento di svago e distrazione. 

Volevamo fare qualcosa che fosse l’opposto di questa condizione, che si muovesse sul mondo reale e s’interfacciasse con persone in carne ed ossa, senza maschere. Volevamo trovare uno stimolo a lavorare su grandi dimensioni, volevamo che le persone potessero visualizzare il nostro tratto in maniera pura, non più solo come il risultato di vari pixel messi insieme e proiettati attraverso gli schermi di un PC e di uno smartphone e che potessero vederlo anche a vari metri di distanza. La cosa bella di lavorare in maniera tradizionale è che a seconda della distanza in cui si guarda un’ opera si ha ogni volta una percezione visiva nuova e totalmente diversa. Si avverte insomma ogni volta che si guarda un murale un’esperienza sensoriale diversa da quella precedente, decisamente differente rispetto ad un’opera postata su un social che, per certi versi, svolge più una fruizione di tipo “usa e getta”.

Credete che la società in cui viviamo valorizzi la creatività?

Sarebbe il sogno di ogni artista vivere in una società che valorizzi la capacità creativa umana nella sua forma più pura. La realtà dei fatti è ben diversa. Questo non significa che la creatività non venga mai valorizzata, ma per forza di cose riceve attenzione e viene spinta soprattutto quando questa trova una via di commercializzazione. Finisce, insomma, per divenire un vero e proprio “prodotto” e quindi un costrutto meramente funzionale, anziché essere “arte” nella sua forma più pura.

Noi di NUBE siamo ben consci di questa condizione ed essendo anche delle figure professionali nei nostri rispettivi campi, da sempre cerchiamo un punto d’incontro tra questi due modi di concepire l’immagine creativa. Non a caso, tra un’iniziativa di stampo più artistico e l’altra parallelamente prestiamo le nostre capacità tecniche anche ad aziende, in modo tale da poter trasformare ciò che ci piace in mestiere e trovare pure il modo di finanziare i nostri lavori più personali.

Potremmo definire “battaglia artistica” la vostra operazione? Se sì, di quali armi necessita?

Più che “battaglia” artistica, a noi piacerebbe parlare di “contributo”. Ci rendiamo conto che parlare di battaglia o guerriglia di arte urbana fa più “figo”. Arriva con una narrazione più semplice alle persone e prende di più lo stomaco della gente. Preferiamo, però, essere onesti e presentarci per quello che realmente siamo, un collettivo che non fa battaglie con nessuno ma che vuole semplicemente essere se stesso!

L’unica battaglia che combattiamo è quella interiore, non ci serve scontrarci contro gruppi di persone o contro chi sta al potere…sarebbero tempo ed energie sprecate. Noi di NUBE vogliamo semplicemente contribuire a rendere più bello ciò che già c’è di buono, a valorizzarlo, a rafforzarlo, e rendere le persone coscienti che con la creatività e con l’impegno si può fare di tutto. Se lo si vuole veramente.

Le nostre armi non sono vere e proprie armi, ma preferiamo considerarle più strumenti. I nostri strumenti sono i nostri colori e i nostri pennelli, con i quali contribuiamo a diffondere quella che è la nostra visione di cultura artistica che già di per sé, per chi vede guerra e nemici ovunque, può essere vista come un’arma, ma quello non è un problema nostro.

Come sarebbe la vostra città ideale?

Sarebbe bella. Una città uguale a Napoli, ma con più spazi verdi e con più possibilità lavorative per le persone. Sarebbe una città con più memoria storica e più consapevole della sua bellezza, che ha intenzione di tenersela stretta e che non costringa le persone ad emigrare, loro malgrado.

Quali tecniche utilizzate per la creazione dei vostri murales?

Per quanto riguarda i murales, fino ad ora abbiamo utilizzato solo e unicamente colori acrilici. Sono molto comodi e pratici perché si asciugano rapidamente e garantiscono velocità di esecuzione.

Quali sono i messaggi che le vostre opere scaglierebbero contro i passanti?

Ci piace poter essere stratificati, poter arrivare a più tipi di persone possibile e su più livelli.
In superficie, la prima cosa che vogliamo comunicare è: Hey, guardami!. Creare, quindi, un’immagine che salti subito all’occhio e che sia d’impatto e anche bella a vedersi. In seconda istanza, il messaggio di ogni nostra opera muralista cambia a seconda di dove viene fatto il murale e verso quale tipologia di persone è rivolto.

In generale, ci piace illustrare delle immagini che facciano capo a una narrazione, che evochino una storia e che facciano entrare anche solo per un istante la persona in quel che sta vedendo, lasciando supporre che ci sia stato un prima e un dopo. Come se quello che vedono sia solo un fotogramma di una storia.

Come vivete il pensiero della caducità della street art sottoposta alle intemperie e alla spietatezza del tempo che passa?

La bellezza della street art non consiste soltanto nella raffigurazione dell’opera finalizzata. La bellezza della street art è il processo di lavorazione stesso. Si vive un processo di condivisione, fusione e simbiosi con quello che si ha attorno. Per questo, spesso tendiamo anche a documentare la lavorazione di un murale con immagini e video. Vogliamo immortalare quell’esperienza.

Il fatto che un’opera di street art sia poi relativamente effimera fa parte del gioco. Siamo ben consci di questo e perciò accettiamo le regole del gioco e ci piace pensare che la sua stessa caducità sia parte del suo valore.
Ci auguriamo che una volta che un’opera di arte urbana sia rovinata e/o definitivamente scomparsa per via del tempo e delle intemperie, venga un altro street artist a ridipingere quel muro ancora più bello di prima.
Per lo street artist, l’opera muralista è qualcosa in divenire e che non rimane statica.

La bellezza di lavorare in strada…parlatemene.

Nella maggior parte dei casi, l’arte è un qualcosa che si fa in completa solitudine, spesso in una condizione quasi eremitica, un’esperienza che anche noi tantissime volte abbiamo provato quando disegniamo o dipingiamo in casa. È una condizione questa che ha il suo fascino, perché ti concede più tempo per l’introspezione, ma alla lunga diventa quasi alienante e col tempo la si vive in maniera sempre più sofferta.

Con la street art invece tutto è completamente opposto, si è all’aria aperta, sottoposti alle condizioni climatiche del caso e con una quantità innumerevole di persone che si trattengono a interagire con noi. È molto bello perché ci si confronta col mondo reale, si fa la conoscenza di un sacco di gente, si è continuamente incoraggiati dalle persone e si ha l’immediata sensazione di stare facendo qualcosa per la comunità, e quindi non soltanto per se stessi.

Tra le opere finora realizzate, ce n’è una alla quale NUBE è particolarmente legato?

Quella che più ci piace per la sua realizzazione estetica è il murale a tema Hansel&Gretel che abbiamo fatto alla caffetteria Rigby in Messico. Ci piace sia il disegno, sia come si fonde con l’ambiente, sia il suo essere in linea con l’atmosfera generale del locale. Quello a cui siamo legati di più a livello affettivo, invece, è proprio il murale a Casal di Principe, perché segna un punto d’inizio molto importante per il nostro collettivo e perché ci ricorda le magnifiche persone che ci hanno supportato durante tutta la sua lavorazione.

La cosa più bella che vi sia capitata durante la creazione di un murale.

Riguarda sempre il murale che abbiamo fatto a Casal di Principe.
L’entusiasmo delle persone nel supportarci continuamente. Ci hanno offerto cose da mangiare e da bere e  successivamente, di loro spontanea iniziativa, ci hanno fatto trovare le altre pareti del parco interamente ricoperte di bianco, nella speranza che dipingessimo pure il resto.

La più bizzarra?

Una volta, in Messico, un simpatico signore anziano si fermò a parlare con noi per almeno un’ora e mezza. Cercò di spiegarci un suo ideale di società verde e ci raccontò di star piantando alberi ovunque potesse.
Alla fine, cacciò un taccuino raffigurante alberi disegnati da varie persone e ce ne fece disegnare un paio pure a noi.

C’è qualcosa che NUBE vuole dire ai nostri lettori?

La notizia più importante di tutte! Abbiamo messo su un Crowdfunding per raccogliere fondi, al fine di poter completare un parco dei murales a Casal di Principe. Ci rimangono 37 giorni per raggiungere la cifra necessaria. Aiutateci a realizzare questo nostro obiettivo.
Se siete in tanti, bastano anche solo 5€ a testa, per chi dona dai 25€ in su regaleremo dei favolosi premi a scelta tra cartoline, t-shirts illustrate e gadgettistica varia.

Il link del crowfunding è qui:
https://www.eppela.com/it/projects/26011-parco-dei-murales-a-casal-di-principe?fbclid=IwAR26KbR99Sr_4Len_WAKjmQ7kbJTxz-Gc7VL60shG5mt7Ip06CDu8cBsVUk

Il sito  internet:
https://www.nubecollettivo.com

La pagina Facebook:
https://www.facebook.com/

La pagina Instagram:
https://www.instagram.com/nubecollettivo/

Grazie al collettivo NUBE per l’interessante intervista!

 

Fonte immagini: https://www.facebook.com/nubecollettivo/photos/p.100447971427318/100447971427318/?type=1&theater

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