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Eroica Fenice

Libri

Il libro di Talbott di Chuck Palahniuk | Recensione

Il talento artistico di Chuck Palahniuk colpisce ancora, questa volta con un romanzo dai forti connotati postmodernisti, Il libro di Talbott, edito lo scorso gennaio dalla Mondadori (Traduzione di Gianni Pannofino). Una perla che cattura e tiene incollati alle pagine per alcuni giorni, regalando atmosfere suggestive, situazioni intriganti e personaggi unici. Dalla volontà di distruggere la società capitalista, alla condanna del mondo della moda, alla stregoneria, all’accusa dell’edificazione urbana incontrollata, alla denuncia dei reality, Chuck Palahniuk approda ancora una volta a quella che sembra essere la sua urgenza: denunciare. Questa volta, Palahniuk mira a smascherare le teorie complottiste di cui sono intrise le menti degli americani e le contraddizioni della società odierna. Una società che sembra entrare negli ultimi spasimi di un’umanità, che non riesce più ad occuparsi adeguatamente della sua terra, che è ormai incapace di governare se stessa. Il libro di Talbott è una nuova realtà dai risvolti inquietanti, narrata mirabilmente con il classico stile asciutto e deciso di Palahniuk. Non mancano pennellate sarcastiche e dialoghi sorprendenti in una trama quasi impossibile da riassumere, che intreccia molte, molte sorprese. È certo che Palahniuk, con quest’opera, si riconferma un autore magnetico e dal grande talento. Quella del nuovo romanzo di Palahnuk è, infatti, una storia ben congegnata e ben scritta, pregna di personalità differenti e di meravigliose chicche. L’atmosfera di suspense creata dall’autore riesce ad assorbire completamente il lettore dal principio alla fine, che si ritrova a leggere tutto d’un fiato, nonostante le quattrocento pagine circa. Il libro di Talbott: il Giorno dell’Aggiustamento Molti immaginano che ci sarà un Giorno del Giudizio a ristabilire la giustizia. Ci ritroveremo davanti al trono di Dio e saremo giudicati in base alla nostra condotta. In compenso godremo della serenità in Paradiso o saremo tormentati all’Inferno. Palahniuk immagina, invece, il “Giorno dell’Aggiustamento”, che rimedierà tutte le storture della società. Si tratta di una grande congiura contro l’élite intellettuale. Ci troviamo negli Stati Uniti e la nazione si sta preparando alla rivoluzione. Abbiamo a che fare con una sorta di aspirante dittatore/guru new-age, le cui massime vengono amplificate dai media. «Immagina che Dio non esista, che non ci sia né paradiso, né inferno. Ci sono soltanto tuo figlio e suo figlio e il figlio di suo figlio e il mondo che tu lascerai loro (…)» Abbiamo anche un libro nero-blu, una sorta di pamphlet profetico che racconta di questo “Giorno dell’Aggiustamento”, in cui a pagare saranno i pezzi grossi. Anzi, le loro orecchie. E poi abbiamo una lista su Internet, i “Meno Amati d’America”, contenente i nomi dei giornalisti, dei politici e dei professori universitari, che devono ricevere tremila voti per rimanere in classifica. Dovrà nascere una nuova civiltà. Gli Stati Uniti verranno divisi. Cosa ne uscirà? Caucasia. Dei bianchi. Blacktopia. Dei neri. Gaysia. Degli omosessuali. Un’immagine forte, di quelle che s’imprimeranno per sempre nella memoria del lettore la si troverà alla fine del libro, dove una donna nutre un uomo affamato con un salsicciotto fatto della sua stessa carne. Un messaggio d’amore e […]

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Teatro

Lo Sgargabonzi al Kestè di Napoli (Intervista)

La serata del 12 giugno è approdato al Kestè di Napoli l’impertinente Alessandro Gori, noto come Lo Sgargabonzi. Stiamo parlando di un interessantissimo personaggio che desta molta curiosità: scrittore, comico, fumettista. Dal 2013 cura l’omonima pagina Facebook e porta in giro per l’Italia il suo spettacolo satirico “Lo Sgargabonzi Live“. Eroica Fenice ha avuto il piacere di scambiare una chiacchierata con lui! Lo Sgargabonzi, intervista Le prima parola che senti di dover proferire quando ti si chiede di te. Guarda, facciamo che va bene qualsiasi parola tranne una: “ciccione”. Grazie. Raccontami de “Lo Sgargabonzi ”. Lo Sgargabonzi è stato il mio blog fin dal 2005 ed è dal 2013 la mia pagina FB. Ma a me piace immaginare Lo Sgargabonzi come un universo che partorisce universi. Un blob scivoloso, cangiante e mutaforma, tempestato da metastasi sotto forma di ossei bussolotti delle sorprese Kinder. Dentro ciascuno una storia che vive di regole e mostri propri. L’avventura letteraria di cui vai più fiero. Sono contento di tutti i miei libri. Sono tutti frutto di anni di lavoro. L’ultimo, Jocelyn Uccide Ancora, l’ho scritto nel giro di tredici anni. Nella scrittura sono un perfezionista e non uno che si accontenta: se il libro non è come ce l’ho in mente non lo pubblico. Qual è il carburante de Le Avventure di Gunther Brodolini? Le Avventure di Gunther Brodolini fu scritto nel 2005 e nasceva dalla voglia urgente, in anni di politicamente correttissimo, di tirar fuori le storie morbose e inquietanti che avevo in testa fin da piccolo. È un libro quasi punk, nonostante il punk non sia mai stato fra i miei riferimenti. Cosa mi dici di Bolbo e Il Problema Purtroppo del Precariato? Bolbo è un’opera fortemente autobiografica, un romanzo decostruito e psichedelico che ha il passo di una rapsodia prog. L’ho scritto col mio amico Gianluca Cincinelli, esattamente come il successivo Il Problema Purtroppo del Precariato, ovvero un libro schiettamente umoristico che mette in scena il nostro sottogenere comico preferito: la commedia dell’imbarazzo. E di Jocelyn Uccide Ancora? Jocelyn Uccide Ancora, edito da minimumfax e adesso in libreria, è un’opera totale sotto forma di un armonico zibaldone di 50 racconti e 10 interludi. Ci sono favole horror, siparietti dadaisti, ipertesti di canzoni alla moda, interviste a personaggi storici, barzellette, poesie, cronache dall’adolescenza profonda, guide pratiche, non tutti sanno che, pagine perdute del diario di Anna Frank e monologhi inediti di Saviano. In un mondo giusto si meriterebbe un successo planetario. Inutile dire che è un libro da ombrellone a dir poco perfetto e che previene il cancro solare lì dove fa ombra. Mi conieresti, al volo, un neologismo per definire ciò che fai durante i tuoi live? Una sorta di assemblea d’istituto. Uno col cappellino e la felpa in pile che legge i propri testi da un foglio a protocollo, senza particolare talento per la recitazione, con una dizione pessima e mangiandosi pure le parole. Potresti darti un voto come comico? Mi darei umilmente 5. Ovvero la media fra lo 0 […]

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Musica

Giovanni Block in quartetto per il Sunset [email protected]

Il 16 giugno, il Sunset [email protected] (alla sua V Edizione), rassegna di musica al tramonto organizzata dall’Associazione Culturale Brodo, con la direzione artistica di Viola Bufano, porta sulla meravigliosa terrazza del Museo Nitsch, in Vico Lungo Pontecorvo 29/d, Giovanni Block in quartetto. Una visita libera alla mostra della sanguinolenta arte della complessa personalità di Hermann Nitsch- dinanzi alla quale è difficile restare indifferenti- e del buon vino offerto dal “Consorzio e Tutela Vini del Vesuvio” sono gli elementi che fanno da anteprima a quella che sarà una serata all’insegna della magia. Ci si ritrova in un puzzle di volti entusiasti e occhi incantati, dinanzi al panorama spettacolare di Napoli che vanta la terrazza del Museo con affaccio sul “Cavone”. Un panorama luminoso che dice ormai addio alla nebbia, all’umidità e al grigiore della fredda e lunga stagione trascorsa. L’emozione è palpabile nell’aria. Giovanni Block in quartetto, il concerto Giovanni Block. Laureato in Composizione e in Musica applicata ai Contesti Multimediali al conservatorio di Napoli, è un cantautore, chitarrista, compositore e produttore discografico napoletano, classe ’84. La sua è una storia ricca di riconoscimenti, importantissimi premi e collaborazioni con artisti del mondo musicale e teatrale italiano. Una storia ricca di passione e amore viscerale per la musica e il teatro. All’imbrunire, Giovanni imbraccia la sua chitarra e si fa spazio tra la gente. Viene raggiunto da Dario Maiello al basso elettrico, Giuseppe Donato alla batteria ed Eunice Petito al piano. La loro musica si srotola nell’aria e la serata si trasforma in un brindisi alla bellezza, con il naso all’insù, verso una luna piena bellissima che avvolge i presenti nel suo fascino silenzioso, per permettere alla mente di errare insieme alle note del sublime quartetto. È un sogno consapevole. Sembra di riuscire ad ascoltare il cuore pulsante di Napoli. Si chiude, così, il viaggio di S.P.O.T (Senza perdere ‘o tiempo), in attesa del nuovo album di Giovanni Block. Una chiusura impreziosita dalla presenza dei musicisti Roberto Trenca e Alessio Arena, con il quale Block emoziona tutti cantando “Tiempo e’Viento”. “‘O mare va truann’ ‘e forte”… a un certo punto riecheggiano queste parole, e hai la possibilità di tuffare letteralmente lo sguardo nel blu delle onde. Vai lontano. Cerchi quel gabbiano che sorvola le acque libero, finché un blues rugginoso non torna a prenderti per abbozzarti un sorriso spiritoso in viso e buttarti “Dint all’underground”. È tutto un ping pong tra lo struggente, l’irriverente, l’adrenalina e l’ironia. S’intrecciano originalità e freschezza in un vero calderone d’imprevedibilità, che tanto caratterizza la personalità inquieta di Block, autore e compositore lontano da ogni clichè. Attraverso le sue canzoni non si esplorano solo sentimenti e sensazioni, ma anche controversie attuali, dilemmi sociali e privati, e ideali. Giovanni Block racconta la solitudine degli artisti e dei folli nonostante viviamo in un mondo iperconnesso, e prende per mano chi lo ascolta per andare in una sola direzione, quella “Ostinata e Contraria”, così come i suoi maestri gli hanno insegnato a fare. Il terzo appuntamento del Sunset [email protected] sarà […]

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Cinema e Serie tv

Giorgio Montanini gira un film. Sì, avete letto bene!

Prendete Giorgio Montanini. Immaginatevelo per nulla sudato. Senza una Tennent’s in mano. Che non ride e non “mazziea” la sua platea dal palco. Mi pare di descrivervi una di quelle complesse e vivaci allucinazioni visive tipiche dell’LSD. E invece no. Giorgio Montanini girerà un film! Eh, avete letto bene. Un film! Chiacchierando con Giorgio, è uscita fuori questa cosa che mi ha un attimo destabilizzata. Ho pensato, lì per lì, che i comici che hanno contribuito negli ultimi vent’anni a far tv, non sono sempre ben visti in Italia… E allora, il comico Giorgio Montanini che c’azzecca col cinema? Il fatto è che il comico è sempre un attore, l’attore può non essere comico. In tutti gli altri Paesi del mondo gli stand up comedians fanno questo tipo di percorso e, aprendo loro le porte del cinema, viene loro riconosciuta una qualità. «Se prendiamo Alberto Sordi, non si può dire che non abbia avuto la possibilità di esprimersi anche in altri ruoli, in maniera egregia, eccellente. La nostra commedia italiana era una commedia fantastica. I film di Alberto Sordi sono esempi straordinari di quella che è la commedia italiana. Purtroppo ci si è persi in un oblio culturale che non poteva durare perché, alla fine, si riemerge dall’abisso. Speriamo che sia questo il momento!» Giorgio Montanini, l’intervista Chiacchierando, mi hai detto che avresti voluto imparare a suonare la chitarra, ma dopo due settimane di esercizio, ti sei reso conto di leggere lo spartito al contrario e hai lasciato perdere! Dimmi un po’ come stai con la prima canzone che ti viene in mente. (Ride, ndr) Confusa e felice di Carmen Consoli. Facciamo Confuso e felice. Hai definito la denuncia per blasfemia che ti è stata mossa un premio alla carriera. Tiriamo un po’ le somme dei tuoi ultimi spettacoli “con la fedina penale pulita”. Sebbene si siano tenuti nel bel mezzo delle temperature estive, ho avvertito una presenza e una partecipazione diversa da parte del pubblico. Ho sentito una sorta di sostegno, attaccamento e piacere diverso nel vedere il mio spettacolo. Non che prima non ci fosse, ma ho sentito un entusiasmo più marcato. L’atmosfera che si è venuta a creare è stata più bella, come rinnovata. Io sul palco t’insulto, ma non ti prendo per il culo, e questa coerenza mi sta ripagando perché la gente conta su di me. Da dove parte la tua comicità satirica? Perché Giorgio Montanini ha scelto di far ridere? Trovo nella comicità satirica la mia capacità espressiva, ricalca perfettamente quello che io voglio dire. Parte da dove è sempre partita. Da duemilacinquecento anni fin qua. Parte da un’insoddisfazione, da una frustrazione, da una presa di coscienza tragica di quella che è la vita delle persone e di ciò che è la tua vita. Tragica nell’accezione anche positiva del termine. Rendendosi conto di quello che siamo, la satira diventa anche una forma egoistica da parte dell’artista per cercare di stare un po’ meglio. L’artista non fa nient’altro che tirare un sospiro di sollievo. Non […]

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Viaggi e Miraggi

Backpacker Adventure: Marco Cuomo, il viaggiatore con zaino in spalla

Backpacker Adventure: l’avventura che chiama colui che, scalzo, sogna di viaggiare | Intervista a Marco Cuomo Backpacker Adventure si occupa di viaggi di gruppo all’insegna dell’avventura e nasce dall’idea di Marco Cuomo di condividere con gli altri la sua passione per la scoperta del mondo, delle sue bellezze e dei suoi colori. Marco ha visitato circa ottanta Paesi del mondo, è diventato Guida Ambientale Escursionistica ed è oggi associato alla LAGAP (Associazione Guide Escursionistiche Professioniste). “Backpacker” è colui che, “scalzo” e con uno zaino in spalla, ha il grande sogno di viaggiare. Viviamo in una società in cui siamo abituati ad avere tutto sotto controllo, sarà per questo che ci affascinano le esperienze fuori dagli schemi. La routine di un lavoro, senza troppi slanci e con poche emozioni, è qualcosa che fa paura a più di qualcuno, ma pochi coraggiosi riescono a dirle di no. Marco Cuomo è tra quelli. Marco ha fatto della propria passione un lavoro. Eroica Fenice ha avuto il piacere e l’onore d’intervistarlo. Backpacker Adventure, intervista a Marco Cuomo Marco, raccontaci chi sei. Salve ragazzi! Sono una persona che ha sempre cercato di vivere delle proprie passioni, che si è battuta per le proprie idee e ha inseguito i propri sogni, ma soprattutto ha capito che nella vita tutto si può realizzare, l’importante è come si cerca di farlo. Spesso, molte persone non realizzano i propri sogni perché non ci credono abbastanza, perché non impiegano la giusta energia e si fermano davanti ai primi ostacoli. Gli ostacoli sono proporzionali alla grandezza del sogno che si vuole realizzare. Come nasce Backpacker Adventure? Nasce dall’idea di condividere con gli altri il mio mondo fatto di avventure ed esperienze in giro per il mondo. Credo, infatti, che la felicità non è reale se non condivisa e che quando ti capita qualcosa di bello devi esternarlo. Oggi, Backpacker Adventure è molto di più di un blog di racconti di viaggio. Organizzo viaggi-avventura di gruppo e tra pochi mesi andrà on line il nuovo sito, con grosse novità. Secondo te, viaggiare è questione di… Viaggiare è importante per se stessi, per la propria crescita interiore. Con gli anni ho capito che il viaggio fuori è soprattutto un viaggio dentro noi stessi. Ci aiuta a conoscerci. Quale dei circa ottanta Paesi che hai visitato finora ti ha affascinato di più e perché? Questa è una domanda molto difficile da rispondere perché molti luoghi nel mondo mi hanno regalato emozioni incredibili. Le montagne dell’Himalaya, per esempio, mi hanno fatto capire quanto potente e forte sia Madre Natura. Quando sei alle pendici di quei colossi di oltre 8000 metri avverti un’energia particolare. E poi la Mongolia, con il suo popolo incredibilmente ospitale, e ancora la mia amata Namibia, con il deserto più antico del mondo, il Namib. Potrei continuare all’infinito perché, come ti dicevo, sono molti i luoghi che mi hanno trasmesso qualcosa. Viaggio come palestra di vita. Per te, quali sono le tappe doverose del percorso di un viaggiatore? Oggi, viviamo in un’epoca in […]

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Teatro

Filippo Giardina chiude la stagione di Stand Up Comedy al Kestè

Sarà Filippo Giardina a chiudere la rassegna annuale di Stand Up Comedy del Kestè, domenica 9 giugno, salendo sul palco con il laboratorio di “Stand up Comedy Napoli”, nato a novembre 2018 e già diventato una realtà solida che sta scovando i migliori talenti partenopei da far esibire sul palco di Abbash, l’hub culturale del centro antico di Napoli, ormai punto di riferimento italiano per la Stand Up Comedy. Vincenzo De Luca Bossa insieme al fondatore del Kestè Fabrizio Caliendo e a Luciano Labrano ha dato vita a una stagione unica nelle viscere del Kestè, in quel luogo chiamato Abbash, per l’appunto,  che è un unicum per la produzione artistica, le mostre, la musica e la sperimentazione. Il nuovo hub culturale ha prodotto una stagione densa di ogni tipo di eventi. C’è stato spazio per la musica dal vivo, per il teatro, per le mostre, per i dibattiti culturali, per le presentazioni di libri e dischi, per la sperimentazione e tanto altro, ma su tutto lo spazio underground del centro storico di Napoli si è contraddistinto per essere divenuto la casa della Stand Up Comedy. Così il Kestè ha deciso di dedicare proprio alla Stand Up Comedy la chiusura di questa prima, importante e densa stagione artistica. «Nel momento che io mi stavo buttando dal decimo piano di un palazzo per suicidarmi, è passato un uccello, mi ha preso e mi ha riportato a terra.» È così che Filippo Giardina ci ha descritto il suo percorso comico. Prima di diventare cibo per vermi, Filippo avrebbe dovuto lasciare il segno, e ci è riuscito egregiamente, divenendo il padre fondatore della Stand Up Comedy in Italia. Il suo ultimo spettacolo “Lo ha già detto Gesù” ha attualmente superato le quaranta repliche toccando una trentina di città, registrando Sold Out, tra gli altri, al Teatro Sala Umberto di Roma, al Teatro Fontana di Milano, Teatro A L’avogaria di Venezia e al Teatro della Tosse di Genova. A giugno è in tour con lo spettacolo a Caserta, Bari, Trapani, Palermo, Milano, Brescia e Roma. Eroica Fenice ha avuto il piacere e l’onore di scambiare due chiacchiere con questo big della comicità italiana in occasione dell’appuntamento con la Stand Up Comedy di domenica 9 giugno. Il binomio Napoli/Stand Up Comedy “Toda joia… toda munnezza” a parte, quest’anno sono successe un sacco di cose belle a Napoli. Per la precisione, in un “posto magico”. È così che Filippo Giardina definisce il Kestè durante l’intervista. L’avventura nel mondo della Stand Up Comedy al Kestè inizia quattro anni fa, con le prime serate in sala San Gennaro, con Maurizio Capuano e il collettivo napoletano “Satirarum”. Negli anni, il Kestè si è impegnato a portare a Napoli quasi tutti gli artisti della scena nazionale, alcuni addirittura per la prima volta al Sud Italia. Il primo è stato Filippo Giardina, il fondatore di “Satiriasi”, con tutto il gruppo allora ancora unito. Proprio dopo un ennesimo spettacolo di Filippo Giardina organizzato dal Kestè al Maschio Angioino a luglio 2018, nasce il […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Sunset [email protected]: Sollo&Gnut in apertura

Sollo&Gnut in trio e L’orso ‘nnammurato sono i protagonisti della prima serata del Sunset [email protected], tenutasi domenica 2 giugno. Alessio Sollo. Napoletano nato nel quartiere di Bagnoli ai tempi dell’Italsider. Musicista e cantante di estrazione punk da sempre, scopre da qualche anno la vocazione alla poesia, sia in vernacolo che in italiano. Claudio Domestico (in arte, Gnut). Cantautore napoletano, chitarrista, produttore e compositore di colonne sonore. Spazia dal folk inglese al blues, dalla musica napoletana alle melodie africane del Mali. Insieme formano i SolDo, e si tratta del nome di una vera e propria fratellanza umana e artistica. Ad accompagnarli Michele Signore al violino, mandolino e mandoloncello. Sunset [email protected], il via alla IV Edizione La Salita Pontecorvo. Una passeggiata tra vicoli, chiese, palazzi e meravigliosi scorci. Un cielo che si colora di tonalità pastello. Il Museo Nitsch. Buona musica. È di questi elementi che qualcuno ha deciso di arricchire il momento più evocativo della giornata del 2 giugno, quello del tramonto. Una volta giunti sul terrazzo del Museo, lo sguardo è portato ad addentrarsi tra i palazzi e le stradine di un panorama napoletano spettacolare. Si riesce quasi a immaginare di sentire il vociare dei bambini che giocano nei quartieri, di captare l’odore del caffè dei bar del centro storico o il profumo del ragù fatto in casa, e di gustare la poesia di un “cuoppo” fritto, il cui profumo esala da botteghe, taverne e piccole bancarelle. Se a tutto questo ci aggiungiamo i suggestivi accordi di “Ciaccarella” (è questo il nome che Claudio Domestico ha detto di aver dato alla sua chitarra!) uniti alle voci dei due musicisti e a un po’ di vino, la sensazione che si prova è quella di diventare un tutt’uno con la folle armonia di sapori, voci, mare, palazzi antichi e chiese, che rende questa città magica e pazza di energia. Dopo la prima pioggerella, l’impasto di emozioni culmina presto in sette colori disposti in cielo, ad arco luminoso. È in quest’atmosfera incredibile che, inizialmente, Sollo e Gnut hanno modo di suonare le prime tre canzoni della scaletta. Illuminati da ben sette colori. Il rosso, l’arancione, il giallo, il verde, il blu, il violetto, l’indaco. Sette colori in piena coerenza con le sette note della loro musica suggestiva, espansa dal terrazzo. Sollo&Gnut in trio: uno spettacolo di musica e parole Riprende a piovere e la magia si trasferisce, per forza di cose, all’interno del Museo. Un laboratorio aperto, affascinante tanto quanto inquietante, in perfetta coerenza con la misterica identità della città di Napoli, intrisa di peccato, speranza e redenzione. Ci si lascia nuovamente trasportare dalle note de L’orso ‘nnammurato di Sollo&Gnut, accennate poco prima fuori sul terrazzo, e dal ping-pong di canzoni di un artista prima e dell’altro dopo. Tutti a gambe incrociate, seduti sul pavimento ad ascoltarli. Tutti al cospetto delle opere di Nitsch, il messaggero di un pensiero che traduce il dramma umano in gioia di vivere ed esultanza, concetto strettamente connesso al volto labirintico della città di Napoli e alla sua esuberanza. […]

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Eventi/Mostre/Convegni

Museo Nitsch: Sollo&Gnut in trio per il Sunset [email protected]

Il 2 giugno alle ore 19.00, a Napoli, in Vico Lungo Pontecorvo n. 29/d, sarà possibile visitare la collezione museale di Nitsch, si avrà modo di assaggiare del vino offerto dal Consorzio e Tutela Vini del Vesuvio e, sull’incantevole terrazza del Museo Nitsch, si darà il via alla Quinta Edizione di Sunset [email protected], la rassegna di musica al tramonto, organizzata dalla Associazione Culturale Brodo, con la direzione artistica di Viola Bufano. A partire dalla prossima domenica, ascolteremo la musica di vari cantautori napoletani: da Sollo & Gnut a Giovanni Block, passando per Alessio Arena, a seguire Fabiana Martone, per concludere, a metà settembre, con il concerto di Scapestro. Dunque, in una cornice unica qual è, appunto, la terrazza del Museo, si partirà con il concerto di una delle coppie più affascinanti e vulcaniche del panorama attuale, Alessio Sollo e Claudio Domestico, in arte Gnut. Ad accompagnarli ci sarà Michele Signore al violino, mandolino e mandoloncello. L’orso ‘nammurato Il sodalizio artistico di Alessio Sollo e Claudio Domestico, che prende il nome di “SolDo”, domenica 2 giugno, presenterà “L’orso ‘nnammurato” (pubblicato da “ad est dell’equatore”), disco nato da alcune poesie di Sollo, messe successivamente in musica da Gnut. “L’orso ‘nnammurato” è anche un meraviglioso libro, costituito da sessantaquattro poesie di Sollo e da alcune loro partiture musicali, create da Gnut. Si tratta di un grande progetto artistico che si nutre di parole di speranza, dignità, forza, coraggio, solitudine, malinconia, amore e di una musica che ha il loro stesso identico sapore. Inoltre, si affacciano qua e là bellissimi spaccati napoletani. Il Museo Nitsch di Napoli Non tutti conoscono il Museo Hermann Nitsch– Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee di Napoli. Un luogo artistico multifunzionale, accolto dalla Fondazione Morra–Istituto di Scienze delle Comunicazioni Visive, che promuove e organizza la ricerca, la realizzazione e la divulgazione della cultura delle comunicazioni visive. Il museo possiede esteriormente una terrazza che affaccia sul “Cavone” e da cui è possibile vedere un panorama mozzafiato della città. Quest’istituzione singolare si trova quasi nascosta tra i vicoletti napoletani. D’altronde, come dice la canzone di Niccolò Fabi, raro è trovare una cosa speciale nelle vetrine di una strada centrale. Di fronte all’arte sanguinolenta di Hermann Nitsch non si può restare indifferenti. I più ne restano inorriditi. C’è chi dice di provare schifo per le sue opere perverse, cruente, brutali, e chi ha messo l’artista più volte in guai giudiziari. Ma la sua arte ha come unico scopo l’accettazione, perché l’accettazione rende liberi. È per questo che Nitsch rovista nell’istinto violento e perverso dell’uomo, perché nell’uomo è insita un’energia assassina che va, in qualche modo, liberata. L’artista afferma: «È solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma […]

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Teatro

Storie d’Amore e Morte al Parco Virgiliano

Il 25 maggio si è tenuta la visita storica teatralizzata notturna del parco Virgiliano, dove gli spettri di donn’Anna Carafa e della regina Giovanna II hanno svelato le verità circa le loro storie d’Amore e Morte, lasciando agli spettatori, come da tradizione, i numeri legati alla loro apparizione. Una serata tenebrosa, in un posto solitario e suggestivo, dai contorni ridisegnati dal maltempo. In un luogo che ha assunto sembianze davvero oscure grazie alle narrazioni appassionate della storica Laura Miriello e alle talentuose interpretazioni dell’attrice Adelaide Oliano. A tu per tu con gli spiriti della collina maledetta di Posillipo: Storie d’Amore e Morte Napoli. Ci troviamo a strapiombo sul mare nella zona collinare di Posillipo, nome che deriva dal latino Pausillypon, “luogo di pace e di ritrovo”. (Certo, come no!) Siamo immersi in questa macchia mediterranea, mentre in cielo i colori si espandono, il sole viene inghiottito dal mare e, improvvisamente, comincia a piovere. Come a volerci avvisare di stringerci gli uni con gli altri sotto i nostri piccoli ombrelli. Come a volerci suggerire di stare più vicini tra noi lungo i viali del Parco Virgiliano, nel quale ci stiamo addentrando. Pare che di notte, infatti, dalle acque partenopee emerga, da secoli, una folla di spiriti inquieti con il loro bagaglio di storie d’Amore e Morte, per infestare il dedalo di sentieri di questo posto. Siamo, appunto, nel quartiere di Napoli in cui sono avvenuti più suicidi e più omicidi che non hanno una soluzione. È chiaro che c’è qualcosa che non va con il nome di “Pausillypon”, spiega Laura Miriello, dal momento che i luoghi meravigliosi di questa collina, anziché calmare l’anima, sembra che, in qualche maniera, occultassero da moltissimi secoli coloro che ci abitano in un alone di depressione e tristezza, tanto da spingerli persino a suicidarsi, dopo essere stati travolti da una valanga di sfortune e disastri personali. Il cantante napoletano Liberato, di questa situazione, ne ha fatto una canzone. “Gaiola Portafortuna”. Un canto d’amore moderno piuttosto coraggioso, che sembra sfidare la maledizione che aleggia nella misteriosa isola situata di fronte a Posillipo, al centro del Parco Sommerso, con lo scopo di spezzarne l’incantesimo. Leggende e miti a parte, è noto che la collina di Posillipo si crea attraverso l’ennesima eruzione tufacea e la cava, che si protende da Pozzuoli fino alla costa di Posillipo, ha quasi la forma di una sirena e, come una sirena o come una donna gravida (così la vedevano all’epoca gli antichi), raccoglie nel suo seno, un’area di forza geomagnetica. Quest’area è la Valle dei re del Parco Virgiliano. Moltissimi speleologi e studiosi hanno confermato che quest’unione tra fuoco, aria e acqua creerebbe una sorta di alchimia propria degli elementi naturali che spingerebbe, probabilmente, gli abitanti del luogo a vivere stati emotivi al limite. Prima che il parco fosse inaugurato, le genti di Posillipo arrivavano nella zona per pregare, meditare e passeggiare, ed è proprio nella Valle dei re che al tramonto vi è da sempre il maggior numero di apparizioni di figure […]

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Voli Pindarici

Reminiscenza di una fredda stagione infinita. Non aprire quel guardaroba!

Mentre frugo distrattamente nel mio guardaroba, vengo paralizzata da una reminiscenza della scorsa stagione. Fredda. Mai giunta al termine. Tra i cappotti sospesi si srotolano giornate scandite da un ritmo deforme, disteso, infinito. Il mio guardaroba si muta in una sorta di traforo nel tempo di una periodo psichedelico, fatto di linee sinuose e fluenti, disegni asimmetrici e colori freddi e contrastanti. Ho un guardaroba pieno di roba, ma non ho nulla da mettere, solo una vaga reminiscenza di roba. È una roba da matti aprire, di sera, ‘sto guardaroba non ancora riorganizzato. Tra gli appendiabiti fa capolino la reminiscenza di un’aria fredda e pungente, che non vuoi più respirare, per pietà di trachea e polmoni. Quegli indumenti non ancora abbastanza pesanti per poterli esiliare, eppure così esageratamente ingombranti, all’imbrunire vengono regolarmente inghiottiti da una dimensione onirica col suo velo sinistro di melanconia e tempesta. Il guardaroba non è il posto ottimale per le dimenticanze, lo si riempie di abiti che prendono le nostre sembianze, cuciti con la matassa di fili che è il nostro groviglio di esperienze, intenti a intrappolare per sempre le loro vaghe reminiscenze. Ricordi di sensazioni affievoliti dalla prepotenza del tempo, pensieri fioriti e appassiti con la stessa velocità di quelle viole che sbocciavano con le nostre parole «Non ci lasceremo mai, mai e poi mai». Un guardaroba non ripulito dai vecchi ricordi dà quasi l’impressione che esso respiri, e tu puoi giurarci. Ho un guardaroba in cui la mia anima riesce a specchiarsi, ma tra le varie indecenze, ripesca solo ricordi e reminiscenze. Le pallide tracce di un passato neanche troppo remoto svaniscono solo se colpite dai raggi di sole che finalmente s’infilano tra le ante, al mattino. Ho un guardaroba così pieno di roba che nemmeno la camicia bianca trovo più, quel capo perfetto che sta bene con tutto ed è sempre d’effetto. Riesco a scorgere solo la reminiscenza di una tazza di tè fumante e della gelida disciplina del cuore in inverno. Guarda, che roba! Tutto informe e ammucchiato, nulla ordinatamente piegato. Nel mio guardaroba s’intravedono una coperta con pezze a colori, tante quante sono le gaffe e gli errori di un’intera stagione, e poi un dolcevita a girocollo e uno a collo alto. Un collo per ogni occasione. Un collo per ogni ricordo. Un collo per ogni versione. Ho un guardaroba che è pieno di roba, che ci posso fare. Rincorro con lo sguardo una furente nostalgia che si perde tra i maglioni variopinti. I pois delle calzamaglie si mutano in cerchi e spirali, che prendono a incrociarsi e a riorganizzarsi. Le felpe, in primo piano nel mio guardaroba, conservano il proprio calore rassicurante e il loro cappuccio, che mi ha riparata da brezze inaspettate, sta lì a ricordarmi quanto non avesse neanche mai preteso il ferro da stiro. Volgo uno sguardo al mio guardaroba rigurgitante di roba, e tiro un sospiro. Ossa di scheletri che di corpi non ne sostengono più, sono ancora nascosti laggiù, in fondo a destra, e stanno […]

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Libri

Stiamo calmi. – Il libro geniale di Saverio Raimondo (Recensione)

Saverio Raimondo, l’autore del saggio umoristico “Stiamo calmi. Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l’ansia”, edito da Feltrinelli nel 2018, è un artista, attore e comico-satirico, cresciuto a pane e ansia da sua madre che, come un’infermiera malefica, gli ha affondato il suo siringone di apprensione in vena, sin da bambino, quando gli si metteva vicino e gli ripeteva ossessivamente «Mangia, che stai morendo». Inizio subito col dire che sconsiglio vivamente il libro di Saverio Raimondo. Quando si arriva alla sua terz’ultima pagina, s’impiega circa una settimana per prendere il coraggio necessario a terminarlo e, una volta finito di leggere, ci si sente soli anche in mezzo ad altre persone. Le giornate si trasformano in un tunnel buio e senza via d’uscita. È possibile che si sperimenti uno stato d’angoscia così forte, che le opere di Edvard Munch, a confronto, diventano cose allegre. La sensazione di quando si giunge all’ultima pagina di “Stiamo Calmi.” è quella che proverebbe una ragazzina super innamorata che viene di punto in bianco lasciata da quel ‘moroso sempre così premuroso e presente, abbandonandola crudelmente in uno stagno di dolore intollerabile. Sì, perché lui le faceva compagnia, strappandole puntualmente un sorriso o una grassa risata, in treno, in metro, in pausa-pranzo, sul lungomare quando voleva prendere una boccata d’aria fresca. Pure in bagno. Stiamo calmi di Saverio Raimondo, recensione Sagace e geniale. Voi, ci avete mai pensato a un’alleanza partitica tra depressi e ansiosi? Gli unici che potrebbero “dare vita a un nuovo Movimento Pessimista, in grado di ascoltare i rumori gastrici della Pancia del Paese e guidare l’Umanità verso il futuro?” Già, perché sarebbero gli unici a poter dare ancora alle persone qualcosa in cui credere: al peggio. Gli ottimisti, invece, non hanno più nulla da dire. Scommetto che no, non ci avevate pensato prima di Saverio Raimondo, il promotore di un mondo non più spaventoso, bensì spaventato, dove l’ansia e il senso di colpa (unico baluardo di civiltà rimastoci, a suo avviso) sarebbero le regine della sicurezza. In una società in preda al terrorismo globale, la crisi delle istituzioni, la rivoluzione digitale, la disoccupazione, il crollo del sistema economico, la Terza guerra mondiale, che non sappiamo quando è cominciata, dove si combatte, come, perché, né contro chi, Raimondo fornisce un punto di vista eccezionale su uno dei mali che maggiormente ci affligge: l’ansia. Questo gigante della risata ci consegna un cocktail rivoluzionario di argute provocazioni e speculazioni umoristiche sul tema dell’ansia. L’ansia, ad esempio, sarebbe un ottimo anticoncezionale. L’ansioso, che non reggerebbe lo stress di una relazione clandestina, oltre a temere le malattie, in una relazione monogamica, sarebbe il vero principe azzurro. Che è anche il colore dello Xanax. “Stiamo calmi” è corredato, inoltre, da un originalissimo glossario di parole, le cui definizioni sono state scritte direttamente dalla sua agitazione. Fra queste, i “problemi” risultano essere “ciò di cui è fatta la materia”. Quello di Saverio Raimondo è un meraviglioso elogio dell’ansia, perché se si è ansiosi vuol dire che si […]

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Teatro

Vincenzo Comunale, una ventata d’aria fresca al Kestè

Vincenzo Comunale al Kestè | Recensione Vincenzo Comunale, giovane talento comico, conquista il pubblico del Kestè in Largo San Giovanni Maggiore Pignatelli, con il suo spettacolo di Stand Up Comedy “Titolo provvisorio”, la sera del 19 aprile. Il titolo del suo monologo rende bene un aspetto che è peculiare della situazione esistenziale generale odierna, la precarietà. Il ragazzo conferma le sue doti comiche e, con franca ironia e molta leggerezza, riesce a mettere in luce le contraddizioni e le distorsioni di una mentalità per certi versi gretta e ancora molto diffusa nella nostra società, dando luogo a un monologo frizzante e dinamico e tenendo alta l’attenzione del pubblico dall’inizio alla fine. Lo spettacolo di Vincenzo Comunale Vincenzo Comunale, napoletano, classe 1996, è tra i più giovani stand up comedians italiani. Si fa notare presto nei circuiti di Stand Up Comedy e in tv (come protagonista a Zelig) e ottiene importanti riconoscimenti, come il “Premio Massimo Troisi” in quanto “Miglior Comico” (per ben due anni consecutivi), il premio della giuria tecnica al “Festival Nazionale di Cabaret Re di Bronzo”, e arriva finalista alla XX edizione del “Festival Nazionale BravoGrazie – La Champions League della Comicità”. Il nostro comico dispone le carte sul tavolo e se le gioca con maestria, snocciolando temi come la pigrizia, l’attesa, l’ansia, la depressione causata dai ritmi frenetici, il difficile rapporto tra genitori e figli, quello con Dio, la politica, l’economia e il razzismo. Analizza a suon di battute ironiche e taglienti il fallimento della nostra società per approdare a una conclusione drammatica, ma colma di speranza. La verità è che siamo tutti delle m**de, ma “se dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”, diceva il buon Fabrizio De Andrè. Per questo è importante prenderne consapevolezza, secondo Vincenzo Comunale. La coscienza genera la volontà. La passione per la recitazione e la comicità ha bussato presto alla porta di questo ragazzo che, salito sul palco per la prima volta a dodici anni, non è voluto più scendere e il nostro augurio è quello che possa metterci le radici. Ascoltare Vincenzo Comunale su un palco significa avere l’impressione di essere seduti davanti a un bar insieme a un amico sincero che non sta lì ad autocelebrarsi o a leccarti il c**o, ma ride con te della vita e della tragicomicità che è insita in lei. Lo fa in maniera naturale e senza orpelli. Con maturità e senso critico. Soprattutto, c’è un’estrema sensibilità nelle sue parole, una sensibilità acuta e “diversa”. La sua comicità è una ventata d’aria fresca che speriamo possa farsi sempre più spazio nel nostro panorama artistico. “Titolo provvisorio” è una sorta di “best of” dei suoi due one man show precedenti (“Quasi Adulto” e “Sono confuso, ma ho le idee chiare”) che ha portato in tour in vari teatri e locali d’Italia. Ad aprire lo spettacolo è Gina Luongo, una bravissima comedian che ha parlato dell’amore ai tempi dello stalking, suscitando l’ilarità di tutti, nonostante l’argomento scottante. La complessità del tema scelto e […]

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Teatro

Vincenzo Comunale prestissimo sul palco del Kestè | Intervista

In questa difficile era dei social, dove molti ragazzi credono di far ridere i propri followers (senza riuscirci nemmeno per sbaglio), dove vanno forti i tormentoni e vige quel tipo di umorismo da pacche sulle spalle fondato su aberranti stereotipi, si accende una speranza: Vincenzo Comunale. Un monologhista napoletano di ventitré anni che, con determinazione e umiltà, ha sempre studiato e continua  a farlo per non profanare l’arte della comicità e alimentare i suoi talenti e le sue passioni. Abbiamo avuto il piacere di ascoltare un pezzo di Vincenzo Comunale al Kestè proprio di recente, e Napoli può ritenersi orgogliosa dei figli che mette al mondo. La comicità di Vincenzo, infatti, le somiglia: semplice, luminosa, alla portata di tutti e dall’ironia trascinante. Ma soprattutto matura, e in pieno stile Stand Up. In occasione del suo prossimo spettacolo, che si terrà venerdì 19 aprile al Kestè, ho scambiato due chiacchiere con lui. L’intervista a Vincenzo Comunale Se dovessi rappresentarti con un personaggio di una serie tv comica, quale sarebbe il primo a venirti in mente? Domanda difficile! Il primo che mi viene in mente è Chuck Burtowsky, della serie tv “Chuck” (action-comedy): un nerd che viene costretto dal “destino” a tirar fuori la parte migliore di sé. In realtà, credo ci sia un po’ di ognuno di noi anche nei vari personaggi di “How I Met Your Mother”: sognatori come Ted Mosby, determinati come Robin, innamorati e fedeli come Lily e Marshall… mi piacerebbe dire di essere anche Barney Stinson, ma l’unica cosa che condividiamo sono le cravatte orribili. Giovane e stracolmo di passione. Come hai trovato la tua strada? In maniera naturale, spontanea. È questo il bello delle passioni: non te le vai a cercare, sono loro che all’improvviso bussano alla tua porta e ti fanno capire che non puoi farne a meno per essere felice. Sono salito sul palco per la prima volta a dodici anni e non sono voluto più scendere. Ho scoperto nella Stand Up Comedy la forma d’arte a me più congeniale per esprimere ciò che avevo da dire e ho iniziato a scrivere i miei pezzi. Veicolare dei messaggi attraverso la risata è un lavoro difficile e soddisfacente. Non c’è niente di più bello di sentire la gente ridere (a meno che tu non sia nudo). Regista, sceneggiatore, attore, autore e comico. Quali sono i panni in cui ti senti più a tuo agio? D’istinto, mi verrebbe da dirti in quelli del “comico”, perché è il ruolo nel quale mi identifico meglio, che sento più “mio”. La comicità è una dimensione nella quale riesco a muovermi più agilmente; salire sul palco e fare il comico mi rende felice. In realtà, però, la cosa importante per me è esprimermi, mostrare il mio punto di vista, i miei contenuti; farlo tramite un monologo comico è ciò a cui sono più abituato, ma il cinema resta la “grande ambizione”; sento di poterci riuscire anche rivestendo il ruolo di regista e sceneggiatore (cosa che, anche se in piccolo, sperimento […]

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Napoli e Dintorni

Galleria Borbonica, tour in zattera nei meandri di Napoli

Galleria Borbonica di Napoli: visita guidata tra fascino e mistero | Opinioni Domenica 31 marzo, alle ore 19.30, la Galleria Borbonica di Napoli ha fornito una grande occasione per avventurarsi nel mondo della speleologia, in un percorso sotterraneo che trasuda storia, venuto alla luce grazie all’amore per la propria terra dei volontari dell’Associazione Culturale Borbonica Sotterranea. Armati di casco arancione e torcia, i partecipanti, dopo un gustoso e ospitale aperitivo, sono stati guidati in una meravigliosa visita in zattera sulla falda acquifera sotterranea che scorre sotto la galleria abbandonata della linea L. T. R. (Linea Tranviaria Rapida, mai completata) e in un percorso suggestivo, lungo l’intreccio di storie che la terra dei Napoli custodisce gelosamente nei suoi meandri. Galleria Borbonica: Napoli tra luci e ombre Napoli è una città in bilico tra luci e ombre. Lo si capisce volgendo uno sguardo oltre la foschia del cielo che domina il suo mare, per intravedere l’isola di Capri, o attraversando la luminosa Galleria Umberto I, per ritrovarsi catapultati in quartieri senza aria, dalle case lesionate dall’umidità. Basta passeggiare per le strade del suo centro storico per assorbire la passione, ma anche l’ansia che trasmette la grandiosità e la sofferenza di una storia che accomuna una popolazione unica nel suo genere. Napoli è immersa nella semioscurità. È un chiaroscuro di vicoli e piazze, di odori e sentimenti, di strati vecchi e strati nuovi e non ci si può fermare in superficie per godere della sua miriade di volti, perché il ventre di Napoli cela tesori ancor più affascinanti. Il sottosuolo di questa città chiassosa, infatti, ha inghiottito silenziosamente tesori, storie, cunicoli, pozzi, cisterne e gallerie. La Galleria Borbonica è un piccolo capolavoro d’ingegneria civile commissionata dal re Ferdinando II di Borbone (progettato da Enrico Alvino nel 1853), che voleva assicurarsi, in caso di sommosse, una via di fuga da Palazzo Reale verso il mare e garantire all’esercito la possibilità di un rapido spostamento dalle cisterne situate nell’odierna Piazza del Plebiscito. Si tratta di un lavoro mai portato a termine per le difficoltà incontrate durante gli scavi e per gli sconvolgimenti politici al tempo dei Borbone. Nel 1943 fu utilizzata come rifugio antiaereo e, successivamente, come deposito di veicoli sequestrati e affidati in custodia al Comune di Napoli. Lungo il percorso, infatti, è possibile ammirare auto e moto d’epoca. Ci sono persino i pezzi di un monumento scolpito in memoria di Aurelio Padovani, fondatore del fascio napoletano, smantellato e occultato alla caduta del regime. Attraverso un breve cunicolo è stato possibile ammirare lavorazioni idrauliche di eccezionale fattura e una piccola cisterna dove sono visibili le croci incise dai “pozzari”, utilizzate come strumento per tutelarsi dai pericoli legati al loro lavoro. Nel frattempo, è stato possibile godere della narrazione della guida della fascinosa leggenda del “Munaciello”, spiritello delle case, benevolo e dispettoso, identificato proprio con questi “pozzari”, che usavano le vie sotterranee e avevano libero accesso alle abitazioni, dove spesso solevano derubare i proprietari e “consolare” le signore sole, per poi sparire sotto il mantello […]

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Libri

Casa Mango, intervista ad Andrea Errico e Ruben Curto

Casa Mango è un fumetto ideato da Andrea Errico e Ruben Curto liberamente ispirato alle esperienze di convivenza dei due autori a Napoli. Un progetto autoprodotto e autofinanziato dall’etichetta Artsteady, fondata da Andrea Errico nel 2013, che verrà presentato in occasione del Napoli Comicon 2019 con il primo inedito numero. Gli autori hanno ideato congiuntamente il progetto, realizzandone la caratterizzazione e il mood generale. Le tavole sono state disegnate da Ruben Curto e rifinite a china da Andrea Errico. Il primo albo è previsto in anteprima per l’XXI Salone Internazionale del Fumetto di Napoli, dal 25/04 al 28/04. Di genere politicamente scorretto, con situazioni surreali che vanno a intrecciarsi a situazioni verosimili, Casa Mango narra delle storie comiche e strampalate di due coinquilini e un piccione. L’intento è quello di creare una serie leggera e divertente che si racconta attraverso episodi auto conclusivi, snocciolando volta per volta le difficoltà intrinseche di una generazione di millennial in un ambiente sempre permeato da caos, disordine, degrado e disagio. Ricco di riferimenti all’attualità, ben mescolati con un umorismo a tratti demenziale, pungente e sarcastico, Casa Mango prosegue la linea editoriale precedentemente segnata dal collettivo Artsteady, con progetti quali 47 Deadman Talking e Storie e Merd. Casa Mango, Andy, Josè e Piccione Chi ha vissuto o vive un’esperienza di convivenza con estranei, lo sa. La prima volta in cui vengono ad aprirti la porta di quella che sarà la tua futura casa per un determinato tempo X, non sai mai chi e cosa aspettarti. Allora pensi al peggio e inizi a fantasticare su creature improbabili, animali con tre teste e zombie, ma poi aprono alla porta e capisci che la realtà supera la fantasia. Impugni stretta la moneta da un centesimo trovata a terra l’attimo prima, dai una sfregatina al braccialetto dell’amicizia preso abilmente alle bancarelle insieme al tuo compagno di merende durante la gita di seconda media e ti fai il segno della croce, per pura scaramanzia. Entri e niente è più come prima. Lo zombie sei tu, come tutta la popolazione che si trova al di là della soglia di casa, le loro noiose conversazioni e ogni tipo di formalità. La nuova casa si fa rifugio e, come nell’ “Alba dei morti viventi”, ti muti anche tu col tempo in un sopravvissuto all’epidemia esterna nella tua nuova fonte di sostentamento, con i tuoi nuovi amici. Lo stesso vale per Andy, Josè e Piccione, i protagonisti del fumetto Casa Mango. Per loro la convivenza non è facile. Sarà perché sono costantemente squattrinati, sarà che campano alla giornata, sarà che le pentole sono sempre troppe da lavare e per una che pulisci ce ne saranno sempre dieci ad aspettarti. Sarà che le avventure non mancano mai, ma a fine giornata una costante resta: Casa Mango li accoglierà sempre. Per il Comicon verranno presentati due episodi di dodici pagine ciascuno. Nel primo episodio (scritto da Ruben Curto) vedremo i due don Giovanni confrontarsi con tecniche di approccio, adoperando improbabili metodi basati su strampalati criteri scientifico/sociologici. […]

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Teatro

Saverio Raimondo, incontro del terzo tipo al Kestè

Come anticipato nella precedente intervista, Saverio Raimondo si è esibito al Kestè, domenica sera 17 marzo. L’umanità è sommersa da miriadi di dubbi e, probabilmente, molti di questi non li risolveremo mai. Allora ci armiamo di pazienza e facciamo filosofia e ci serviamo del potere dell’immaginazione e ricorriamo alla scienza o alla religione, ma molti sono i quesiti a cui non siamo riusciti a dare ancora una risposta: da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? Esistono gli extraterrestri? Sapete, con l’approdo di Saverio Raimondo a Napoli, alla luce di quanto assistito domenica al Kestè, sono pronta a fornirvi le prove di vita aliena nel cosmo. Agli scettici mi sento di dire:«Vi tengono nascosta una verità indicibile, le testimonianze dell’esistenza aliena sono inopinabili e dovreste seguire Saverio Raimondo per convincervene». Non ho ben capito da quali viaggi interstellari provenga questo straniero, ma certo è che lui non appartiene al pianeta Terra. Non è verde e non è dotato di navicella spaziale. Possiede ben tre occhi, di cui uno grandissimo, che è quello comico. È lungo di poco, ha una voce buffa ed è alquanto indisciplinato, ma la sociologia aliena è materia ancora tutta da esplorare e non sono riuscita a redigere una tesi psicosociale in merito per spiegare la genialità che si cela nella sua irriverente comicità. Saverio Raimondo e il suo spettacolo Ad aprire lo spettacolo del 17 marzo ci pensano Maristella Losacco, con la sua irriverente comicità al femminile e un’adolescenza travagliata alle spalle, e Vincenzo Comunale, un giovanissimo talento partenopeo della comicità che, con sguardo vigile nei confronti della realtà, riesce con maestria a scaldare il pubblico di Saverio Raimondo. Quella di Vincenzo è una personalità artistica luminosa, dall’anima zen e il senso dell’umorismo trascinante. La sua positività è contagiosa. A breve, tra l’altro, sarà in scena il suo primo spettacolo al Kestè. Saverio Raimondo si è presentato al pubblico coniugando i congiuntivi, a causa del suo timore di essere scambiato per Di Maio, considerata l’innegabile somiglianza. Stiamo parlando di un’eccellenza della satira odierna, ma prima ancora Saverio Raimondo è un ansioso, sin dalla nascita, grazie a una madre apprensiva. L’ansia è, praticamente, la sua forza. Saverio ha scritto un libro su di essa (dal titolo Stiamo calmi. Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l’ansia) perché ritiene che l’ansia meriti di trionfare su una civiltà che vive un’epoca di deresponsabilizzazione collettiva. Così ha imparato a convivere e a scherzare su questo sentimento, che per lui rappresenta ormai la forza motrice che lo spinge a migliorarsi. Nel suo tipico stile americano e senza mai prendersi sul serio, in un cocktail di humour surreale, comicità demenziale e paradossi, il nostro satiro offre il suo punto di vista politicamente scorretto sulle contraddizioni più profonde della società. Ci parla di disabilità, di Chiesa, di donne, di sesso, di perversioni feticiste (e di cunningulus!) con uno spirito estremamente romantico e sentimentale, ma a questo punto mi limiterei a mostrarvi una foto, perché ogni mia parola non sarebbe abbastanza. La satira di […]

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Teatro

Saverio Raimondo presto a Napoli (Intervista)

Previsto incontro del terzo tipo al Kestè, domenica sera 17 marzo: l’autore e attore comico-satirico Saverio Raimondo approda a Napoli. Goffo e spesso “marziano” rispetto al mondo che lo circonda, Saverio Raimondo proviene da non so dove. Sicuro è che appartiene a una razza aliena simpatica. Ergo, vorrei tranquillizzarvi, non ha intenzioni bellicose. Tutt’altro! Resterà tra noi giusto il tempo di strapparci qualche risata. Riccardo Staglianò lo ha definito “l’unico stand up comedian italiano che sembra vero”, Aldo Grasso “il più bravo comico in circolazione”, Riccardo Bocca “il miglior satiro attualmente in Italia”. Eroica Fenice è onorata di annunciarvi che ha avuto l’immenso piacere di fare una chiacchierata con questo gigante della comicità italiana. Saverio Raimondo, l’intervista Saverio Raimondo si definisce un tipo ansioso e ha scritto un libro sull’ansia, “Stiamo calmi. Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare l’ansia”, una sorta di guida all’ansia in cui viene illustrato il mondo di tale emozione e quest’ultima viene difesa, perché Saverio pensa che l’ansia faccia bene. Nonostante i tempi che corrono oggi, esistono ancora personalità “tranquille”, che affermano di non conoscere l’ansia. Dì loro qualcosa, per favore. Essere tranquilli al giorno d’oggi è impossibile, non c’è alcuna ragione per esserlo. Se non siete ansiosi, io fossi in voi mi preoccuperei: c’è qualcosa che non va. Fatevi controllare. La “Stand Up” non richiede maschere, è una forma d’arte che brilla di libertà, a partire da quella di essere se stessi. Un ansioso come può mai sentirsi libero di sprigionare la propria essenza? Se si crea la giusta intimità fra artista e pubblico, un ansioso non vede l’ora di condividere le proprie preoccupazioni con qualcuno, e contagiarlo a sua volta. Proviamo a ricordare la tua prima volta su un palco. Credo sia stato alle elementari! Qualche recita scolastica. Sicuramente feci Jafar in una trasposizione in inglese de “Il Re Leone”, in quarta elementare. La prima volta che ho fatto ridere su un palco, invece, è stato al concerto di Natale in terza media. Da allora non ho più smesso di far ridere; con le medie sì. Poi, sul palco come “stand up comedian”, la prima volta è stata dieci anni fa, con “Satiriasi”. Cosa rappresentano per te un palco, un’ambientazione scarna, un microfono, un nome e un cognome? La condizione ideale per fare comicità: quando fai ridere con te stesso e di te stesso non hai bisogno di altro. E la tv? Ha molte più potenzialità linguistiche, in tv mi piace ibridare i linguaggi e sfruttare più tecniche. Mi parleresti dell’esperienza lavorativa in tv di cui vai più fiero? Sicuramente “CCN”, il mio programma su “Comedy Central” giunto quest’anno alla quinta stagione, è l’opera televisiva che più mi rappresenta. Me lo sono cucito addosso, e ancora oggi mi permette di sperimentare con successo idee e registri comici. Come hai scovato il tuo lato comico? Allo specchio. È bastato guardarmi, e sentirmi parlare, per trovarmi ridicolo. Qual è la ricetta per una buona performance, secondo Saverio Raimondo? Il posto dove ti esibisci. […]

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