9 aprile 1821: nasce il poeta Charles Baudelaire

9 aprile 1821

Il 9 aprile 1821 nasceva il poeta Charles Baudelaire, principale esponente del Simbolismo, nonché critico della modernità e della letteratura, in grado di influenzare grandi pensatori del calibro di Mallarmé, Rimbaud, gli scapigliati italiani e molti altri di generazioni successive. 

Oltre alle opere più conosciute, come I fiori del male, l’autore francese nato il 9 aprile 1821 ha svolto un importante ruolo nella nascente critica letteraria ottocentesca. L’unico barlume di critica conosciuta allora veniva praticata da Diderot, il quale avendo presagito l’impatto di questa disciplina, si occupava di reportage con puntuali pubblicazioni. 

9 aprile 1821, Charles Baudelaire e la critica della modernità

Prima dell’intervento di Baudelaire, poeta nato il 9 aprile 1821, la critica era una disciplina di natura prettamente teorica e tecnica che non lasciava spazio neppure ad una minima contaminazione letteraria. Tale approccio subì uno stravolgimento quando Baudelaire iniziò ad interrogarsi sulla modernità, il ruolo dell’artista e la ricerca del bello.

Da molti fu definito il padre della modernità dal momento in cui fece delle riflessioni sul ruolo della poesia in una società altamente commercializzata e tecnologica, approdando all’idea secondo la quale la poesia pura non è altro che il frutto della costruzione di un’architettura. L’obiettivo consisteva nel  riuscire a rappresentare la nuova realtà che si stagliava all’orizzonte, catturandone l’effimera essenza e delineando il ritratto di un artista duttile, capace di adattarsi al nuovo vivere. Tutto ciò fu racchiuso nel termine coniato proprio da Baudelaire: modernité. Il modernismo e il contributo dell’autore francese condussero alla nascita della poesia moderna che vide il proprio declino nel XX secolo con la nascita dei movimenti d’avanguardia.

Inoltre, Baudelaire, ricordato oggi per il 9 aprile 1821, produsse un vademecum dell’analisi critica, intitolato A che serve la critica?, in cui affermava che essa dovesse essere «parziale, appassionata, politica, vale a dire condotta da un punto di vista esclusivo, ma tale da aprire il più ampio degli orizzonti». Tale dichiarazione fu partorita da un uomo che respirava l’anima di una metropoli, anticipando le evoluzioni che la classe borghese stava introducendo in una società pronta a lasciarsi alle spalle le solite consuetudini. 

Le riflessioni di Charles Baudelaire si estesero al ruolo del dandy, cruciale nella sua visione della società moderna: questa tipologia di artista era quanto di più lontano dall’uomo comune, una figura rivolta soltanto alla ricerca del bello e incapace di curarsi di qualsiasi altra cosa. Tuttavia, il dandy aveva il compito di orientare le scelte della società e di dirigere il sentire comune oltre le convenzioni ordinarie. 

Dunque, Charles Baudelaire definì l’artista come un angelo caduto sulla Terra, destinato ad interpretare la realtà alla luce della propria vocazione, desiderando di attraversare il proprio personale inferno. 

Fonte immagine di copertina: Wikipedia

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