La Chiesa della Pietà dei Turchini: la riscoperta di un tesoro

Chiesa della Pietà dei Turchini

Camminare per Napoli e voltare lo sguardo verso i palazzi e le chiese che costellano i tanti vicoli dà sempre una sensazione di pienezza, eppure sembra sempre che ci sia qualcosa che non si è ammirato. I vicoli di Napoli nascondono vere e proprie perle inestimabili che raccontano la vita e la storia degli uomini e della città. Tra queste vi è la Chiesa della Pietà dei Turchini.

La Chiesa della Pietà dei Turchini: un patrimonio nel segno di Caravaggio.

Incastonata tra i palazzi di via Medina, la Chiesa della Pietà dei Turchini si apre al visitatore come uno scrigno pronto a rivelare le sue bellezze. La struttura dell’ampia navata centrale, sui cui lati si affacciano numerose cappelle, culmina nell’ampio transetto e nell’abside che abbracciano solennemente lo sguardo è un tipico elemento della Riforma cattolica in seguito al concilio tridentino terminato nel 1563. 

Tra i tesori della Chiesa della Pietà dei Turchini, quasi una galleria pittorica che pone in risalto una gran varietà di poetiche, figurano opere attraverso cui poter osservare la trasformazione cui andò incontro la pittura italiana tra il Cinquecento e il Seicento. L’operare della Riforma ha portato alla diffusione di opere con soggetto religioso che, oltre ad avere un valore esornativo, instaurassero un dialogo intimo con il fedele suscitando emozioni reverenziali. In altre parole, attraverso opere religiose si tentava di riaffermare tra il volgo il primato di un potere religioso in grado di preservare l’anima dal peccato.

L’artista che dominò l’ispirazione pittorica fu sicuramente Caravaggio, la cui influenza è evidente nei dipinti conservati nella Chiesa della Pietà dei Turchini, necessitanti di doverosi restauri. Nella maggioranza delle opere il delicato panneggio o il soave dinamismo delle figure, oltre al realismo, tipici della pittura di Caravaggio, conferiscono vita alle immagini.

In particolare, ci sono opere di noti artisti quali  Belisario Calenzio, che con i suoi colori accesi si inscrive in un contesto manieristico; Andrea Molinaro, nella cui Madonna col rosario brillano tinte dorate di stampo gotico-bizantino; Battistello Caracciolo con la Sacra famiglia; Andrea Vaccaro, che con la sua Flagellazione riprende il soggetto della più nota opera di Caravaggio; Filippo Vitale, che nell’impostazione sospesa delle figure dell’Angelo custode segue anch’egli la lezione caravaggesca; Luca Giordano, nella cui Deposizione si intravedono elementi di un dinamismo fisico alla maniera del pittore milanese, incarnato dall’affaticata figura di Nicodemo che di spalle sorregge Gesù, oltre che una sorta di luminismo tizianesco (che pervade l’intera opera e i profili dei personaggi); Paolo De Matteis, allievo di Luca Giordano, che nel Transito di San Giuseppe dimostra un distacco dal dinamismo del maestro in favore di un’impostazione classica dell’opera; Giovan Battista Rossi, autore della Madonna in Gloria.

La Chiesa della Pietà dei Turchini è uno di quei tesori che dimostrano ancora una volta che Napoli è un museo all’aria aperta, uno scrigno di rarità che solo la costante e opportuna attenzione consente di far brillare.

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A proposito di Salvatore Di Marzo

Salvatore Di Marzo, laureato con lode alla Federico II di Napoli, è docente di Lettere presso la scuola secondaria. Ha collaborato con la rivista on-line Grado zero (2015-2016) ed è stato redattore presso Teatro.it (2016-2018). Coautore, insieme con Roberta Attanasio, di due sillogi poetiche ("Euritmie", 2015; "I mirti ai lauri sparsi", 2017), alcune poesie sono pubblicate su siti e riviste, tradotte in bielorusso, ucraino e russo. Ha pubblicato saggi e recensioni letterarie presso riviste accademiche e alcuni interventi in cataloghi di mostre. Per Eroica Fenice scrive di arte, di musica, di eventi e riflessioni di vario genere.

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