Donne in Afghanistan: il nuovo codice che legalizza la violenza

Donne in Afghanistan: la nuova terribile legge che legalizza la violenza

Le donne in Afghanistan stanno vivendo una delle fasi più difficili della storia contemporanea del Paese. Dopo il ritorno al potere dei talebani nell’agosto 2021, la condizione delle donne in Afghanistan, già da tempo precaria, ha subito un drastico peggioramento, con conseguenze sull’istruzione, lavoro, libertà personale e partecipazione alla vita pubblica. È del 7 gennaio 2026 l’approvazione di un nuovo codice di procedura penale dei talebani, firmato da Hibatullah Akhundzada, guida suprema dei talebani dal 25 maggio 2016, intitolato «De Mahakumu Jazaai Osulnama», che si compone di 10 capitoli e 119 articoli per un totale di 90 pagine e che lede fortemente le donne e i propri diritti.

Norme del nuovo codice penale talebano 2026 contro le donne

Articolo Oggetto della norma Dettagli e sanzioni
Articolo 32 Violenza domestica Legale se non causa ferite aperte o ossa rotte; altrimenti 15 giorni di carcere.
Articolo 70 Combattimenti tra animali Punibile con 5 mesi di carcere (pena superiore alla violenza sulle donne).
Articolo 34 Uscita di casa senza permesso Punibile con 3 mesi di reclusione per la donna e i suoi familiari.
Articolo 58 Apostasia femminile Ergastolo e 10 frustate ogni 3 giorni.

Il ritorno dei talebani nel 2021 e le conseguenze sulle donne in Afghanistan

Il ritorno dei talebani nel 2021, dopo l’annuncio che le truppe statunitensi avrebbero lasciato il Paese, ha fatto sì che i talebani riconquistassero il potere in poco tempo, arrivando prontamente a Kabul. Nonostante i talebani avessero dichiarato di voler rispettare i diritti delle donne nelle norme della Shari’a, molte testimonianze hanno indicato che in realtà sono state imposte restrizioni molto severe nei confronti di queste ultime.

In particolare, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, a queste ultime è stato proibito di comparire in programmi televisivi e telenovelas, lavorare per ONG e agenzie umanitarie; gli è stato inoltre impedito di viaggiare per lunghe distanze senza un accompagnatore maschile ed il Ministero degli affari femminili è stato abolito. A settembre 2021 le scuole primarie e secondarie sono state riaperte solo ai maschi, mentre alle donne è stata proibita l’istruzione. Nel maggio 2022 sono stati imposti codici di abbigliamento alle donne con l’obbligo di indossare un burqa oppure in alternativa il niqab in modo da lasciare scoperti solo gli occhi. Ad oggi, la situazione non è per niente migliorata, anzi, sono state applicate ulteriori terribili restrizioni.

Il nuovo codice dei talebani contro le donne in Afghanistan

Secondo il Georgetown Institute for Women, Peace and Security (GIWPS) della Georgetown University, specializzato nell’analisi dei diritti delle donne e della sicurezza umana, il regolamento non segna una rottura netta con il passato, bensì rende giuridicamente esplicita una pratica discriminatoria già in atto negli anni precedenti.

Le norme più gravi contro le donne: violenza, controllo e punizioni

Articolo 32: la violenza domestica viene di fatto minimizzata

La legge che maggiormente stupisce e genera un forte rammarico è la legge 32, che stabilisce che picchiare le donne è legale a meno che non si rompano delle ossa e che non siano visibili delle ferite aperte, altrimenti l’uomo è punibile con soli 15 giorni di reclusione. La cosa ancora più grave è che cercare di ottenere giustizia per le donne è praticamente impossibile. Esse, infatti, per far ottenere una condanna al proprio marito, dovrebbero dimostrare di aver subito gravi danni fisici al giudice, tutto questo con l’obbligo di mantenere sia il corpo che il volto completamente coperto. Inoltre, per potersi recare dinanzi a un giudice, hanno bisogno di un accompagnatore maschile, che molto spesso è proprio colui che ha compiuto il terribile atto di violenza. Tutto questo porta le donne a rimanere in silenzio, pur di evitare qualsiasi ritorsione ai loro danni.

Articolo 70: pene più severe per i combattimenti tra animali che per la violenza sulle donne

Le donne in Afghanistan sono meno tutelate degli animali. L’articolo 70 del nuovo codice di procedura penale dei talebani stabilisce, infatti, che chi organizza combattimenti tra animali può essere condannato a 5 mesi di carcere. Questa pena è ben superiore a quella per la violenza sulle donne, a dimostrazione che in questo Paese il benessere degli animali è più tutelato di quello delle donne, trasmettendo il messaggio che esse sono esseri inferiori che meritano di essere punite.

Articolo 34: punite le donne che lasciano la casa senza permesso

L’articolo 34 punisce le donne che lasciano la casa senza il permesso del marito, per andare dalla propria famiglia, condannando lei e i propri familiari fino a ben 3 mesi di reclusione, togliendo anche l’ultima via di rifugio per le donne, che non hanno altra scelta se non subire in maniera passiva quello che le accade.

Articolo 58: apostasia, coercizione religiosa e rischio di false accuse

L’articolo 58 stabilisce che il giudice condanna una donna apostata (per costringerla ad accettare l’Islam), all’ergastolo e a dieci frustate ogni 3 giorni. Questa disposizione si applica solo sulle donne e false accuse possono avere conseguenze letali. Un esempio è quello del 2015, quando una donna, Farkhunda Malikzada, è stata assassinata dalla folla dopo essere stata falsamente accusata di aver bruciato il Corano, atto che poi si è rivelato non essere mai avvenuto.

Se il mondo assiste, perché non interviene?

Se la condizione delle donne afghane è sotto gli occhi di tutti, perché nessuno interviene per salvarle? Un sistema che legittima la violenza sulle donne non incide soltanto sulle vittime dirette, ma va a modellare l’immaginario delle nuove generazioni, educando i bambini a considerare l’abuso come normalità. Temi complessi come il femminismo intersezionale ci aiutano a comprendere come queste oppressioni si intreccino a fattori politici e religiosi. In contesti diversi, la battaglia continua contro il gender pay gap o la pink tax, ma in Afghanistan la lotta è per la sopravvivenza stessa e per il diritto elementare al voto, un traguardo che ricorda le suffragette di un tempo. Purtroppo, è questo l’incubo che oggi le donne afghane sono costrette a vivere e noi tutti non possiamo e non dobbiamo rimanere in silenzio.

Fonte dell’immagine in evidenza: Wikimedia Commons, foto di Tasnim News Agency

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