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Eroica Fenice

Il conclave inatteso: storia, riformismo, previsioni

Mentre le dimissioni da parte del pontefice sono destinate a vergare una nuova pagina di storia, l’attenzione dei fedeli e della Chiesa si sposta necessariamente su un evento altrettanto importante: il conclave più inatteso della storia. Molti risultano i nodi da sciogliere. Innanzitutto, emergono questioni di ordine logistico: anticipare il conclave o posticiparlo? Venendo meno la necessità di attendere i 15/20 giorni, che per tradizione seguono alla morte del pontefice e i 9 giorni previsti per le celebrazioni dei riti funebri, da parte dei cardinali viene sollevata la richiesta di una possibile anticipazione, che secondo padre Lombardi, portavoce della stampa vaticana, fisserebbe l’inizio del conclave tra il 5 e il 10 marzo, togliendo così il collegio cardinalizio dall’impaccio di un rientro in sede per un ritorno in occasione del conclave subito dopo il 28 febbraio, giorno in cui il papa celebrerà la sua ultima messa.

Di natura politico-religiosa le altre motivazioni. Le dimissioni del papa sono prossime alla Pasqua. La Chiesa necessita di riempire al più presto la sede vacante e i riti pasquali sembrerebbero incentivare la potenziale popolarità della nuovo successore. Accellerare i tempi significherebbe ricorrere in fretta“ai ripari”, evitando di creare uno strappo non facilmente ricucibile all’ interno dell’’unità cattolica. Dunque, dimenticare il papa dimissionario per predisporsi a venerare il suo successore.

Ma proviamo ad addentrarci nella segretezza del conclave, prefigurandoci l’atmosfera che si respirerà in San Pietro tra qualche giorno. Ci troviamo certo di fronte ad un conclave che sarà diverso dal solito, non solo perché non previsto prima di qualche giorno fa nell’agenda vaticana, ma per alcune modifiche apportate dallo stesso Ratzinger durante il suo pontificato. Partiamo ab origine e seguiamone l’evoluzione.

L’origine della definizione del rito trova come sede la Viterbo del lontanissimo 1270, quando gli abitanti della città, stanchi delle indecisioni dei cardinali, li rinchiusero “con la chiave” all’interno del palazzo papale scoperchiandone il tetto, con il fine di costringerli ad eleggere in tutta fretta il primo papa della storia, Gregorio X. Di fatto, il primo pontefice ad essere eletto cum clavem fu papa Gelasio II, nel 1118, nel monastero di San Sebastiano sul Palatino, scelto appositamente come luogo isolato dalla interferenze esterne (San Pietro verrà costruita nel XV secolo). Conclave deriva dall’etimo latino cum clavem, con la chiave appunto e condensa in sé il significato di come il rito si svolga, a partire da momento in cui si chiudono le porte della Cappella Sistina – sede in cui suole svolgersi- e i cardinali elettori si isolano dalla restante parte del mondo.

A presiedere l’evento il Cardinale Decano a cui spetta il compito di convocare in Roma tutti i cardinali del mondo, anche gli ultra ottantenni, che non parteciperanno all’elezione del nuovo papa, ma saranno presenti alle congregazioni generali, che si svolgono tutti i giorni a partire dal momento della sede vacante e che precedono l’inizio del conclave e la clausura. A lui spetta il compito di stabilire l’agenda con i temi all’ordine del giorno delle congregazioni. Affianca il Decano il Segretario del Collegio Cardinalizio nella convocazione dei cardinali  e nella preparazione del conclave durante le congregazioni generali. E’ uno dei pochi prelati a poter entrare nel conclave e ha il compito di verbalizzare l’accettazione della carica da parte del papa al momento dell’elezione.

Secondo i canoni previsti dalla Chiesa, i riti hanno di fatto inizio con la missa pro eligendo Romano Pontefice, che introduce la cerimonia del conclave, seguita, nel pomeriggio, dalla processione degli elettori in abito corale, che si dirigono dalla Cappella Paolina verso la Cappella Sistina, intonando il Veni Creator. Segue l’inizio vero e proprio del conclave coincidente con l’extra omnes (fuori tutti), il momento in cui le porte della Cappella Sistina si chiudono. Piccola modifica rispetto al passato il fatto che le porte, per la prima volta, non resteranno chiuse a chiave. Tutto avviene in gran segreto e in assoluto riserbo: testimoni della cerimonia  un collegio di elettori  e una stufa, sotto lo scenario solenne degli affreschi michelangioleschi. La stufa, o meglio, il comignolo che nei prossimi giorni sarà posto sul tetto di san Pietro, è l’esclusivo elemento di comunicazione tra il collegio segretissimo e il mondo intero. Milioni di telecamere punteranno su di esso l’obiettivo per conoscere e annunciare il responso a coloro che non saranno presenti se non tenendo il televisore acceso, quando scorgeremo in Piazza San Pietro ciò che nel gergo ecclesiastico si definisce “fumata”, nera in caso di mancato raggiungimento del quorum, bianca in caso propizio.

Con la Romano Pontifici eligendo del 1975 di Paolo VI si stabilisce come  all’elezione del papa non partecipino i cardinali che dal momento della sede vacante abbiano già compiuto gli ottant’anni e il numero degli elettori a 120. Le norme in vigore da attuare in caso di sede vacante (il papa è morto o ha rinunciato al suo incarico) sono state stabilite da papa Giovanni Paolo II e fissate con la Universi dominici Gregi del 1996. Essa riconferma le norme già in vigore e stabilisce un luogo di ritiro spirituale per i cardinali, la domus Sanctae Marthae, sempre in Vaticano, riabilita la presenza dei cardinali ultra ottantenni all’interno del conclave in veste esclusivamente spirituale ed elimina l’elezione per acclamazione e compromesso, ammettendo quella per scrutinium, ovvero, per votazione. Infine le ultimissime riforme vengono con papa Benedetto XVI che nel Motu proprio del 2007 stabilisce che la maggioranza dei voti per l’elezione del papa dovrà essere pari ai 2/3 dei votanti per tutti gli scrutini, salvo il raggiungimento del 34/35 scrutinio, a partire dal quale, si procede con il ballottaggio, ma sempre con maggioranza dei 2/3 dei votanti per i due cardinali più votati all’ultimo scrutinio, i quali perdono il diritto di voto.

Tre le fasi in cui il conclave si struttura: l’antescrutunium, lo scrutinium vere propri eque e il post scrutinium. L’Antescrutinium prevede la distribuzione di due/tre schede agli “elettori” sulle quali si vota. L’ultimo cardinale eletto estrae a sorte i tre scrutatori, i tre infirimiari  e i tre revisori. I cardinali votano a parte su di una apposita scheda su cui votano adoperando la seguente dicitura Eligo in Summum Ponteficem. Lo Scrutinium vere propri eque prevede che i cardinali si dirigano verso  un’urna depositata su un altare nella quale depositeranno il loro voto. Mentre questo avviene, i Cardinali pronunciano una formula in latino in cui invocano Dio come testimone del loro voto.Infine, il Post scrutinium prevede lo spoglio dei voti, il conteggio e la bruciatura nella apposita stufa. Nel caso in cui il quorum non venga raggiunto – a cui segue la fumata nera appunto – si procede ad una nuova votazioni, che avverrà nella giornata immediatamente successiva. Durante questa e in quelle a seguire non vengono ripetute le formule di giuramento e di invocazione, si procede esclusivamente alla votazione. Non sono previste più di quattro votazioni al giorno.

In caso di responso positivo, l’ultimo dell’ordine dei cardinali diaconi insieme al maestro delle celebrazioni liturgiche e al segretario del collegio si rivolgono  al neoeletto ponendogli le domande di rito:”Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?” e, in caso di risposta affermativa, a seguire “Come vuoi essere chiamato?

Mentre si delineano i grandi schieramenti all’interno del corpo ecclesiale, numerose sono le ipotesi sul nuovo pontefice. Molti scommettono sul papa nero, “profetizzato” da una canzone sanremese qualche anno fa, che rappresenterebbe il primo caso nella storia della Chiesa cattolica. Il confronto vedrebbe fronteggiarsi Italia e Africa. Il cardinale nigeriano Arinze tra i più quotati, seguito, subito dopo, dal ghanese Peter Turkson e dal canadese Marc Ouellet. Per l’Italia fanno capolino i nomi di Angelo Scola, tra i favoriti e, a seguire, l’attuale Segretario di Stato Tarcisio Bertone e Ravasi. Prescindendo dal colore della pelle, è chiaro che il mondo cattolico e non attende una figura potente, in grado di riabilitare il volto di una chiesa sfigurata dalle lotte intestine, denunciate dallo stesso Benedetto XVI, dai recenti scandali di Vatileaks, aspramente attaccata alla luce di un credo spesso in contraddizione con la metamorfosi sociale in atto e, ad un tempo un paese quale l’Italia in preda al collasso. Lo stesso George Ratzinger, d’altronde, in una recente intervista, ha dichiarato la carica rivoluzionaria che il gesto del papa trascina con se’, riconoscendo in esso il segno tangibile della fine di un era, un gesto che spalanca le porte ad una nuova Chiesa. La fumata bianca, si attende con grande speranza e con essa un uomo, oltre che un papa illuminato, in grado di superare quel conservatorismo del predecessore dimissionario rivelatosi troppo anacronistico per i nostri tempi.

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