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Infibulazione maschile, l'altra faccia della questione

Infibulazione maschile, l’altra faccia della questione

Quando si parla di infibulazione, il pensiero corre subito alle aberranti pratiche di mutilazione genitale femminile, frequentemente attestate presso le popolazioni africane e non solo. Tuttavia, esistono anche delle forme di mutilazione maschile, talvolta altrettanto invasive, che tuttavia suscitano meno scalpore mediatico rispetto all’infibulazione femminile. In entrambi i casi, le mutilazioni genitali sono da considerare dei momenti di passaggio che permettono ai bambini di entrare a far parte della comunità adulta. Veri e propri riti di passaggio, dunque, che affondano le loro origini in epoche antiche e sono state in grado di sopravvivere ai secoli, radicandosi come parte integrante della cultura dei popoli che ne fanno uso. Eppure, nonostante la comune origine, infibulazione maschile e femminile non vengono considerate allo stesso modo dal mondo occidentale. Qui, dove ci si batte per i diritti delle donne, ci si dimentica che anche una mutilazione, a prescindere dal sesso di chi la subisce, è comunque una manipolazione “violenta”, solitamente perpetrata ai danni di minori che non possono difendersi né opporsi.

Infibulazione maschile. Le pratiche principali

Tra le principali tecniche di mutilazione genitale maschile, la più nota, e anche la meno invasiva, è la circoncisione. Praticata principalmente da ebrei e musulmani, essa ha un valore principalmente religioso, segnalando l’ingresso del bambino nella comunità. La circoncisione è attestata anche presso alcune tribù africane, come i Masai, dove assume le caratteristiche di un vero e proprio rito di passaggio all’età adulta. Qui, essere circoncisi è conditio sine qua non per contrarre matrimonio. Passando invece a pratiche di infibulazione maschile più estreme, troviamo la subincisione e la superincisione del pene. Entrambe sono tipiche delle popolazioni tribali dell’Africa e operate non su neonati, come nel caso della circoncisione, ma su preadolescenti o adolescenti, segnando quindi l’ingresso nella maturità sessuale e sociale.

Il dibattito

Attualmente, la società occidentale condanna aspramente le pratiche di mutilazione femminile: esse sono viste come pratiche che ledono la psiche e minano la vita sessuale delle donne che vi sono state sottoposte. Pertanto, molti Paesi europei hanno emanato delle leggi per punire chi attua tali procedimenti, che ne vietino la messa in atto. Essa, tuttavia, non viene punita in quanto mutilazione su minore: i pochi casi in cui la legge ha agito riguardano interventi clandestini che hanno portato alla morte dell’infante. La motivazione per questo diverso atteggiamento va ricercato nella sfera socio-culturale. Soprattutto la circoncisione, infatti, è sentita come un aspetto del patrimonio delle popolazioni ebraiche e musulmane, mentre si tralascia un aspetto fondamentale: come per le donne, anche i maschi infibulati possono avere delle ripercussioni negative sulla vita sessuale e, come le donne, anche loro non si sottopongono alle pratiche per libera scelta, ma piuttosto per imposizione familiare. Tuttavia, soprattutto i recenti casi di morte prematura legata all’attuazione clandestina di infibulazione, principalmente circoncisione, hanno iniziato a far sorgere un dibattito sul tema, portando alla luce le implicazioni morali e psicologiche che esse hanno sui maschi che le hanno subite a scopi non medici.

 

 

Immagine in evidenza: https://pixabay.com/it/photos/catene-piedi-sabbia-bondage-19176/

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