L’immigrazione femminile, la metà dei flussi migratori mondiali

L'immigrazione femminile, la metà dei flussi migratori mondiali

L’immigrazione femminile è un fenomeno che si verifica per i motivi più disparati.

L’immigrazione femminile può essere motivata da ragioni economiche, culturali, turistiche, per fuggire in cerca di una libertà mancata, per sottrarsi ad un matrimonio imposto, o per ricongiungersi ai propri cari. Le donne, dunque, non emigrano soltanto per una motivazione economica, cioè per raggiungere una maggiore indipendenza economica, ma anche perché i paesi d’arrivo offrono migliori possibilità in termini di emancipazione, crescita ed autostima personale.

Analizziamo il fenomeno dell’immigrazione femminile più da vicino:

L’immigrazione femminile dal punto di vista storico

Episodi di immigrazione internazionale nella storia sono riconducibili al boom delle migrazioni all’estero degli anni Ottanta dell’Ottocento, e allo scoppio della Prima guerra mondiale. Nel periodo preindustriale, le donne si spostavano per lavorare come tessitrici, lavandaie e domestiche, fino alla metà del Novecento, dirette soprattutto verso città come il Cairo e Alessandria, grazie all’apertura del Canale di Suez. Possiamo dire che l’assenza degli uomini nel periodo dell’immigrazione femminile che va dagli anni 80 alla Prima guerra mondiale fosse dovuta al fatto che iniziarono a nascere organizzazioni in cui le donne assumevano molti ruoli di rilievo, senza per questo mai abbandonare la cura dei propri figli e della famiglia. Le donne emigrate negli Stati Uniti in quegli anni, avevano un’altissima propensione per l’apprendimento delle lingue, che invece mancava agli uomini; di conseguenza, la conoscenza delle lingue consentiva loro di adattarsi più facilmente alla cultura ospitante. Inoltre, alla fine della Seconda guerra mondiale i flussi migratori e l’immigrazione femminile sono aumentati, soprattutto verso il Nord Europa che necessitava di manodopera.

L’immigrazione femminile in Italia

L’Italia è stato un paese con una forte immigrazione femminile, a partire dagli anni ’70 , mediante la comparsa dei primi flussi migratori, in cui le donne sono presenti in modo massiccio. Tali flussi sono legati anche alle iscrizioni universitarie e alle scuole superiori, di cui fanno parte le ragazze au pair (alla pari). Dal 1991 al 2001 l’immigrazione femminile quadruplica, mentre quella maschile raddoppia, a motivo dell’apertura delle frontiere dell’Europa orientale. Oggi, l’immigrazione femminile in Italia rasenta la metà del totale dei migranti, pari al 49,6%.  Il numero delle migranti in questi ultimi anni è notevolmente aumentato, dato che soltanto undici anni fa le donne rappresentavano il 35% del totale dei migranti.

Il lato oscuro dell’immigrazione femminile

Il fenomeno dell’immigrazione femminile non raffigura soltanto un quadro in cui le donne possono voltare pagina ed iniziare una nuova vita, ma può essere legato anche a situazioni in cui le donne vivono in condizioni di particolare vulnerabilità, vittime di piaghe sociali come la tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale. Si tratta di questioni ancora poco affrontate dalla ricerca, a causa della scarsità di informazioni dalle fonti attendibili, dell’elevata mobilità geografica e dello status di donne clandestine.

Fonte immagine: Pexels

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