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Eroica Fenice

M5S e ALDE

M5S e ALDE: storia di un’Unione surreale

È notizia di questi giorni il diniego che Guy Verhofstadt, presidente del gruppo parlamentare europeo ALDE, ha rivolto a Beppe Grillo, capogruppo del Movimento 5 Stelle, al fine di sancire l’ammissione del partito Pentastellato nel terzo gruppo politico più consistente in sede di Parlamento Europeo. Come sappiamo, in Parlamento Europeo vige un sistema di rappresentanza proporzionale che si struttura intorno a dei macrogruppi politici nei quali confluiscono i vari partiti politici dei singoli stati membri. Il fine ultimo, specificato anche nei Trattati che sanciscono la nascita dell’Unione Europea, è quello di rafforzare il sistema di integrazione europea e di aumentare la coscienza politica dei singoli cittadini europei.

Questi macrogruppi partitici riflettono ad ogni modo i progetti che un determinato partito nazionale attua e promuove sul fronte interno, cercando di ribadire le politiche interne di ciascun partito politico. Non sarà allora difficile immaginare dove, fino a qualche giorno fa, si collocava il Movimento 5 Stelle capeggiato dal suo leader Beppe Grillo. I Pentastellati rientravano nel partito europeo EFDD, acronimo per Europe of Freedom and Direct Democracy. Già dal nome del partito è chiaro come esso combatta per una libertà da intendere in senso di recesso dei singoli Stati dall’Unione e promuova istituti di democrazia diretta, andando ovviamente controcorrente con l’assetto istituzionale europeo conferito dal Trattato sull’Unione Europea e quello di Lisbona sul Funzionamento dell’Unione Europea.

Senza dubbio Parlamento, Commissione e Consiglio sono istituzioni dell’Unione che necessitano di implementazione, ma non appare certo ragionevole prospettare quale unica soluzione istituti di democrazia diretta che in un’Unione che conta 508 milioni di abitanti parrebbe una pazzia. A ciò va aggiunto che il presidente dell’EFDD è Nigel Farage, individuo ai più conosciuto come colui che in questa estate è riuscito a vincere il referendum sulla Brexit e ha destinato il Regno Unito ad avviare le procedure di recesso dall’Unione Europea.

Appare quindi quantomeno paradossale, se non dire surreale, che il Movimento 5 Stelle, partito politico che da anni combatte con altri partiti italiani populisti come la Lega e altre frange del centrodestra per uscire dall’Euro e dall’Unione Europea, domandi di entrare a far parte del gruppo dei liberali e democratici di Verhofstadt che hanno come elemento intrinseco delle loro politiche un disegno federalista e un progetto decisamente orientato a una integrazione europea sempre più inclusiva. Ancora più illogico pare il commento di Di Maio che ha ribadito che, anche qualora il M5S fosse entrato nel gruppo ALDE, il Movimento sarebbe comunque rimasto contro la costruzione degli Stati Uniti d’Europa e avrebbe comunque promosso in Italia il referendum per l’uscita dall’Euro.

La risposta di Guy Verhofstadt dell’ALDE blocca le ambizioni populiste dei 5 Stelle

La risposta del gruppo ALDE è stata un no secco, e onestamente non ci si sarebbe potuto aspettare altro dal gruppo di Verhofstadt. Le posizioni sono incompatibili, distanti, se non addirittura escludenti; aggiungere un partito populista come i Cinque Stelle nel gruppo avrebbe significato una demolizione interna del gruppo europeista e un crollo di tutte le politiche per le quali esso si batte in sede di Parlamento Europeo.

Insolito è stato anche il voto dei grillini sul blog del loro leader, che in poche ore hanno votato oltre il 75% a favore dell’entrata nell’ALDE. Ciò dimostra un disegno politico pentastellato confuso e ora a Grillo toccherà tornare nei banchi del gruppo dell’antieuropeista per antonomasia, Farage, ed invertire nuovamente il credo politico suo e di tutto il suo partito.

In Europa ogni scelta è decisiva, e questo Verhofstadt lo sa bene. Ogni scelta deve essere ponderata in virtù della trasparenza e della credibilità delle politiche dei singoli partiti nazionali nei vari paesi dell’Unione. Soprattutto alla luce delle prossime elezioni del Presidente del Parlamento Europeo, per le quali il leader del gruppo ALDE ha di recente dichiarato la propria candidatura. Divenire Presidente del Parlamento grazie ai voti di un partito che sale sul carro dei vincitori per poi creare un caos interno risulta deleterio se non controproducente. Una soluzione non auspicabile che infatti Verhofstadt ha ragionevolmente respinto.

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