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Eroica Fenice

mai più bullismo

Mai più bullismo: la tv al servizio delle vittime

Nella settimana dedicata alla sensibilizzazione sul tema del bullismo, la RAI ha pensato bene di ideare un programma adatto allo scopo e intitolato Mai più bullismo. Scelta ragionevole se si pensa che in Italia almeno 1 ragazzo su 2 è vittima di aggressioni verbali e fisiche da parte dei propri coetanei.

Mai più bullismo: il format

Ideato in collaborazione con il Ministero dell’istruzione, il programma Mai più bullismo vede alla conduzione l’ex inviato de Le Iene Paolo Trinca: il suo ruolo non si limita a quello di semplice voce narrante, ma ha anche il compito di aiutare e di guidare i ragazzi protagonisti delle storie.

Lo schema delle puntate è alquanto semplice: un ragazzo (o una ragazza) vittima di bullismo, grazie all’ausilio di una telecamera nascosta, documenta tutto ciò che accade durante la giornata per poi mostrarlo ai propri familiari. Segue un colloquio tra la vittima e un noto personaggio del mondo dello spettacolo, il quale consiglia al ragazzo come reagire. Infine il conduttore, attraverso una serie di telefonate, cerca di convincere i genitori dei bulli e il preside della scuola a convocare una riunione e a discutere del problema, nella speranza di poterlo risolvere una volta per tutte. 

Un format spartano e semplice: niente studi, solo il contatto nudo e diretto con la realtà. Lo stesso Paolo Trinca ha avuto modo di affermare che Mai più bullismo è un programma “on the road“, un prodotto che usa la strada per documentare l’ intrinseca ignoranza che è alla base del bullismo.

Programma interessante, utilità dubbia

Di sicuro Mai più bullismo è un programma coraggioso sia nel format che nel modo di trattare un fenomeno  in costante aumento e dilagante nella totale indifferenza delle autorità scolastiche, che invece dovrebbero garantire la tranquillità all’interno degli edifici.
Tuttavia i dubbi rimangono. Anzitutto lo sconveniente orario della messa in onda, le 23:30, per un programma che invece dovrebbe essere trasmesso in prima serata. Inoltre è inevitabile chiedersi se, una volta spente le telecamere, davvero la situazione possa risolversi con un happy ending. Del resto la prima puntata andata in onda il 23 novembre scorso (e di cui non si anticipa nulla, per chi fosse interessato a visionarla) ci dimostra che neanche la risonanza del mezzo televisivo è sufficiente ad estirpare alla radice un problema che muore solo temporaneamente, per poi rinascere più forte e cattivo che mai.

Basta analizzare soltanto l’uso smodato che i giovanissimi fanno di Facebook, Ask, Twitter o Instagram, piazze virtuali che si trasformano in arene in cui i ragazzi più deboli vengono sbranati dalla furia rabbiosa ed immotivata di chi non ha ricevuto una salda educazione e conosce solo la violenza come metodo per “socializzare”. In conclusione, apprezzabile l’idea della RAI di ideare un programma contro la piaga del bullismo, ma di certo non basta a stanare il problema.

Ciro Gianluigi Barbato

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