Monica Vitti: addio ad una icona del cinema italiano

Addio a Monica Vitti l’attrice icona del cinema italiano, da poco aveva compiuto novanta anni.

Nata il 3 novembre 1931 è ritenuta tra le più grandi e famose artiste del cinema italiano. Diplomata all’Accademia nazionale d’arte drammatica ha esordito ancora prima, a soli 14 anni, a teatro.

È stata la musica di Michelangelo Antonioni a lui legata da un lungo legame sentimentale; una lunga carriera quella dell’attrice Vitti, costellata di premi, un Leone d’oro alla carriera e cinque David di Donatello.
Susanna, Teresa, Assunta, Armanda, e si potrebbe andare avanti all’infinito… o quasi, sono solo alcune delle donne alle quali Monica Vitti ha dato volto, con emozione e spesso struggenti interpretazioni che arrivavano sin al cuore di chi l’ha sempre amata.
Una bravura senza tempo, indiscussa, che l’ha resa una delle attrici più famose del cinema italiano e non solo.
La sua inconfondibile voce, che purtroppo non si poteva più ascoltare da venti anni, da quando l’alzheimer l’aveva costretta all’isolamento, ma che ha fatto sognare il grande pubblico con un trionfo di successi.
Il regista ferrarese, al quale sarà a lungo legata anche da una relazione sentimentale, prima le fece doppiare (cosa che Monica fece anche per diversi film di Pasolini) Dorian Gray in Il Grido (1957) poi la scelse come protagonista della sua tetralogia sull’incomunicabilità:  L’avventura (1960), La notte (1961), L’eclisse (1962) e Deserto rosso (1964). Diologhi criptici, personaggi nevrotici, borghesia già oltre l’orlo della crisi di nervi: uno stile nuovo e dirompente rispetto al cinema della commedia all’italiana che aveva conquistato il mondo ma anche rispetto alle oniriche incursioni di Fellini o al rigore filologico di Visconti.

Non solo bellezza, corpo e voce, Monica Vitti, durante le sue interpretazioni si è sempre contraddistinta per una cosa in più: il carattere. Come l’attrice stessa ha raccontato più volte il suo “segreto” era quello di immedesimarsi nel personaggio con corpo e spirito, attraverso una recitazione che lasciava senza parole, pur essendo a volte lontana dal suo essere.
La sua carriera partita con I silenzi di Michelangelo Antonioni, approdò poi attraverso la televisione al cinema di Monicelli.
La ragazza con la pistola (1968) che oltre a risollevarla dal flop internazionale dello spy movie rosa Modesty Blaise la impose come emblema di comicità al femminile. Un successo cui seguirono tantissime commedie per tutti gli anni 70 e 80, spesso al fianco di un’altra icona della romanità, Alberto Sordi (Io so che tu sai che io so, Polvere di Stelle.

Rideva, piangeva, urlava, soffriva, sapeva essere tutto la Vitti… tutto ed il contrario di tutto, grazie sicuramente ai registi che la scelsero, ma anche grazie a lei, che ha saputo dare al cinema italiano una ricchezza impareggiabile, quasi a tener fede ad un cognome, seppur per metà, che è Vittiglia, quello della madre, più colorito rispetto a quello che aveva sui documenti: Ceciarelli.

Una carriera di sguardi ed interpretazioni, ma anche intese, proprio come quella di cui racconta il marito Roberto Russo: “Comunicavamo con gli sguardi, era l’unica cosa possibile. Ha una malattia tipo Alzheimer che si infiltra e sbriciola la memoria”. Una malattia subdola che aveva costretto la celebre attrice ad allontanarsi dagli schermi nel 2002, quando presenziò alla prima italiana di “Notre-Dame de Paris.

Terribile la notizia della morte dell’attrice, è stata data proprio dal marito, attraverso Walter Veltroni che lo ha comunicato con un Tweet.

Tantissimi i messaggi di cordoglio da parte di molti attori ed attrici, registi, tra questi anche Carlo Verdone che ha dichiarato: “Ogni attrice dovrebbe studiare la carriera di Monica Vitti”; cordoglio espresso anche dal mondo istituzionale, da Giuseppe Conte a Mario Draghi. 

“Sono un’attrice o sono un gabbiano?” una delle sue ultime celebri battute, fortemente metaforiche, e che oggi lascia l’amaro in bocca ma apre un spiraglio di speranza, pensando proprio all’immagine del gabbiano che vola libero nei cieli, così come la Vitti, che ora volerà approdando nei nostri ricordi, nelle immagini di quanti la ricorderanno con immenso affetto, nel suo sguardo, nelle sue innumerevoli interpretazioni, regalando un brandello di felicitò.

Immagine in evidenza: Wikipedia

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