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Eroica Fenice

Siria, architrave di un nuovo conflitto mondiale

Siria, architrave di un nuovo conflitto mondiale

«La guerra, anche se giustificata, è sempre un crimine», sosteneva Hemingway.

Ed è un tema che scotta questo della guerra civile, che imperversa ormai da oltre sei anni in Siria.

L’ultimo assalto del regime ai danni dei ribelli è datato 4 Aprile, quando con un attacco perpetrato ipoteticamente con gas nervino Sarin, l’esercito fedele al Presidente Assad ha distrutto la città ribelle di Khan Sheikhun, nella zona nord-occidentale dell’Idlib, roccaforte dei dissidenti.

Globale è stato il riverbero di questo attacco che ha mietuto un centinaio di vittime, tra cui circa ventiquattro bambini, e immediata è stata la risposta delle capitali occidentali.

Gli Usa hanno ribattuto militarmente solo pochi giorni dopo, cioè il 7 Aprile, lanciando cinquantanove missili Tomahawk su di una base del regime situata a Sharyat e stando alle fonti USA soltanto un missile non ha colpito il bersaglio, mentre stando a quelle russe (alleate con Assad, ndr), ventitré sono i missili giunti a destinazione.

Il leader turco Erdogan ha invocato la punizione divina per il governo siriano e la cancelliera tedesca Merkel si unisce al coro definendo “barbarico” il massacro che ha visto così tanti civili cadere vittime inermi.

Un piccolo riepilogo storico per comprendere meglio l’attuale scenario

La Siria è governata dal 1970 dalla famiglia al-Assad e dopo il colpo di stato avvenuto nel 1963 è stata in regime di Legge Marziale, che ha aumentato enormemente i poteri del Presidente, riducendo le garanzie costituzionali, fino al 2011. La motivazione per la quale la legge marziale è rimasta in vigore così a lungo è, ufficialmente, la guerra con lo stato di Israele e la minaccia terroristica.

Nel 2012 è avvenuta una riforma costituzionale, tramite referendum, dove al Presidente della Repubblica sono riconosciuti ampi poteri sia legislativi che di nomine politiche. Il potere esecutivo è detenuto dal Primo Ministro mentre il potere legislativo è esercitato, stando alla costituzione, dal Consiglio del popolo, composto da 250 membri ed eletto a suffragio universale ogni quattro anni.

Inizio e sviluppo del conflitto civile in Siria

Nei primi mesi del 2011 iniziano le proteste non armate di giovani cittadini che, sull’onda delle primavere arabe degli altri paesi, invocano la caduta del regime. Bastano poche settimane affinché dalle proteste si passi alla rivoluzione armata.

Ai cittadini ribelli, che formano un esercito, si uniscono ed allo stesso tempo si contrappongono, per i propri interessi, anche le forze estremiste di al-Nusra (cellula di al-Qaeda, ndr) e quella che poi sarà l’organizzazione terroristica islamica denominata ISIS.

Il risultato di questo schieramento, che dall’altro lato vede l’esercito lealista siriano, le forze iraniane e da poco tempo anche Putin, è uno scenario di guerra confusionario il quale ravvisa miriadi di interessi contrapposti dove tutti combattono contro tutti. A poco sono valsi gli interventi di mediazione del 2012 dell’Onu e della Lega Araba, nella persona di Kofi Annan; ed anche gli avvertimenti diplomatici degli USA si sono rivelati fallimentari.

Il conflitto diviene infuocato quando l’ISIS s’impossessa di Raqqa, conquistata precedentemente dai ribelli, facendone la capitale del sedicente Stato Islamico.

La posizione di potere di Assad ha vacillato, fino al massiccio intervento russo del 2015, grazie al quale la supremazia del Dittatore-Presidente ha ritrovato nuova stabilità, nonostante il bombardamento, chimico anch’esso, dell’Agosto del 2013 a Goutha, che contò oltre millequattrocento vittime. A quel punto USA e Russia si accordarono per la distruzione dell’arsenale chimico della Siria entro la prima metà del 2014.

Se oggi ci ritroviamo innanzi ad un nuovo scenario da bombardamento chimico, chi è che in questo accordo non ha fatto la sua parte?

Gli USA sostengono che l’arma chimica utilizzata dall’esercito siriano sia gas nervino Sarin e rafforzano la propria posizione con presunti risultati di autopsie sui cadaveri dei colpiti. La Russia, che è intervenuta prima ancora della Siria, sostiene che l’attacco alla base ribelle di Khan Sheikhun è avvenuto con armi convenzionali e che sia stato un deposito di armi degli stessi ribelli, contenente agenti chimici, a diffondere la nube tossica una volta colpito.

Analizzando le immagini, il chimico del CNR Matteo Guidotti, interpellato dalla trasmissione Le Iene, nota la grande differenza di sintomi tra le vittime di questo attacco e quelle dell’attacco del 2013, dove l’uso di gas nervino è stato accertato da un dossier di trentotto pagine elaborato dagli scienziati dell’ONU.

I sintomi sono estremamente compatibili con un avvelenamento da cloro, arma utilizzata varie volte nel conflitto ma comunque vietata, piuttosto che da gas nervino, notandosi mancanza di convulsioni nei colpiti e l’assoluta assenza di materiale protettivo per i soccorritori.

Sommando questa chiave di lettura alla relativa stabilità del governo di Assad ed alle parole del delegato americano per l’ONU Nikki Haley, la quale sosteneva, in una intervista rilasciata pochi giorni prima dell’attacco del 4 aprile, che la rimozione di Assad non era una priorità ed, ancora, alla consapevolezza che in quella zona geografica è forte la presenza della cellula terroristica al-Nusra, e quindi dei loro depositi di armi, confutare la tesi Russo-Siriana diviene difficile.

Ciononostante supportare ancora il dittatore Bashar al-Assad è solo una mossa d’interesse economico-sociale, dato che sotto la Siria passano i gasdotti principali che, partendo dall’Iran alleato del regime, portano energia all’Europa.

Lo scacchiere mondiale si muove inesorabilmente

Contemporaneamente a quanto accaduto in questi giorni, il leader Nord-Coreano Kim Jong-un sfrutta l’intervento armato degli Stati Uniti per giustificare la sua corsa agli armamenti nucleari, nonostante sia stato già multato e duramente censurato dalle Nazioni Unite; e Trump, di rimando, ha spostato diverse navi militari, pronte all’attacco, a ridosso della penisola coreana.

Che si tratti di un tentativo del presidente USA di riacquistare credibilità globale, di una guerra combattuta per le pipeline, di una dimostrazione di forza della Russia o di un qualsivoglia motivo, è davvero questa la strada da percorrere? È un nuovo conflitto mondiale, combattuto con armi mostruose come quelle atomiche, quelle all’idrogeno o quelle chimiche, il nostro futuro? Per una manciata di gas, preferiamo la pace.