Violenza al Vomero: la baby-gang continua

Il luogo degli episodi di violenzaViolenza gratuita, sempre più spesso, sotto gli occhi di tutti: a meno di venti metri una fermata della metro Linea 1 e la caserma dei Carabinieri. Piazza Quattro Giornate nei giorni scorsi è stata teatro di numerosi episodi di violenza che hanno coinvolto adolescenti, dai 15 ai 18 anni, che hanno riportato ferite più o meno gravi, ma soprattutto hanno perso la possibilità di trascorrere tempo in serenità in un punto di ritrovo vicino casa.

Il 29 dicembre scorso tra le 19 e le 20, due diciottenni vengono aggrediti con un pretesto banale. Ce lo racconta una delle due vittime:

Eravamo seduti in piazza. Tre ragazzi ci hanno chiesto un accendino, e dopo averlo ricevuto si sono allontanati dicendo “vabbuò grazie po’ regalo”. Nemmeno il tempo di reagire verbalmente che siamo stati accerchiati da un gruppo di 15-20 persone. Si sono divisi, tra me e lui. Mi hanno buttato a terra, mi hanno riempito di calci su tutto il corpo, soprattutto busto e viso. Nel frattempo anche il mio amico è stato spinto a terra e viene pestato: usando una bottiglia di spumante lo hanno colpito più volte, fino a rompergliela in testa. A questo punto sono scappati tutti, dopo avermi tirato altri calci in viso.

Violenza da ragazzi a ragazzi, in un luogo in cui da sempre ci si riunisce per una partita a calcio, o una a carte. E invece ci si ritrova venti contro due, armati di bottiglie, a picchiare coetanei per il puro gusto di far male.

L’altra vittima racconta l’agghiacciante reazione dei passanti e delle forze dell’ordine:

I passanti se ne fottevano di come stavamo, volevano solo sapere cosa fosse successo. Abbiamo chiamato l’ambulanza e ci siamo subito recati alla caserma dei Carabinieri, che si trova esattamente a venti metri da noi. L’unico carabiniere in servizio a quell’ora pareva davvero poco interessato, ci ha fatto qualche domanda e poi si è avviato fuori a fumare dicendo “che schifo, che schifo…”. L’ambulanza è arrivata dopo un’ora, ci hanno controllati, medicati, hanno preso i nostri dati. Mi hanno messo tre punti in testa e siamo tornati a casa con contusioni in ogni angolo del corpo. Il giorno dopo siamo ritornati in caserma, perchè non era possibile che passasse inosservata una tale violenza avvenuta a venti metri esatti da lì. Arriviamo alle 18, ma il maresciallo è occupato; aspettiamo 3 ore e ci viene chiesto di ritornare il giorno seguente. Inutile dire che non ci siamo tornati.

E sabato 3 gennaio scorso, a pochi giorni di distanza, nello stesso luogo e con lo stesso modus operandi altri ragazzi vengono pestati, ancora a sangue, apparentemente dallo stesso gruppo. L’unica cosa che cambia è il pretesto: dei ragazzini di 13-14 anni gettano acqua addosso ai ragazzi seduti in piazza, nell’emiciclo. Lo avevano già fatto altre volte ma erano stati ignorati, si sa che vogliono solo attaccare briga. Ma questa volta un ragazzo reagisce cercando di allontanarli; in un attimo vengono raggiunti dai più grandi, e si ripresenta il branco con il suo solito modo di agire: brandiscono bottiglie di vetro con le quali non esitano a colpirlo, ferendolo alla testa. Qualcuno della comitiva scappa presso la caserma, ma l’ingresso principale è chiuso. Alcuni minuti dopo il portone viene aperto, ma i militari in caserma sono solo 4, e non possono intervenire. Vengono chiamati rinforzi ma al loro arrivo è troppo tardi, il gruppo si è ormai dileguato.

Com’ è possibile la totale impotenza delle forze dell’ordine davanti a questi avvenimenti? A tutti è ormai noto, questo gruppo di violenti ha agito immediatamente fuori la loro caserma e in altri numerosi casi nello stesso quartiere: pare che la stessa gang sia responsabile di numerosi episodi di bullismo, molestie su ragazze, altri pestaggi e addirittura un accoltellamento. Non resta che attendere provvedimenti delle forze dell’ordine, o che questo gruppo di violenti rinsavisca e la smetta di attaccar briga, permettendo a tutti di poter frequentare il proprio quartiere senza il rischio di finire in ospedale.

Violenza a Piazza Quattro Giornate: la baby-gang continua ad agire

8 Comments on “Violenza al Vomero: la baby-gang continua”

  1. Ragazzo mio, non sarà né l’intervento dei carabinieri né il rinsavimento di questi giovani a mettere fine a questi episodi. Come in molte cose, ci deve scappare il morto perché qualcosa cambi. Vedremo chi sarà sacrificato per il bene della comunità stavolta.

    1. Che brutto questo commento.
      “Vedremo chi sarà sacrificato per il bene della comunità”.. Ma dove siamo, nel Medioevo, che dobbiamo aspettare che “qualcuno” si sacrifichi e venga ucciso nel nulla?
      Ma ti prego.

      1. Era ovviamente un commento provocatorio, ma sicuramente possiamo continuare a fingere che la realtà non sia questa. Spero che ognuno di noi nel proprio piccolo faccia qualcosa per cambiarla.

      2. Il commento di Eugenio è brutto ma è la cruda realtà. A Napoli o in Italia che sia funziona così. Giusto per dirne una che so bene, per mettere lo sparti-traffico all’altezza della tangenziale di via Cilea è dovuto morire un ragazzo di 18 anni senza nemmeno colpe alla guida e la famiglia non smetterà mai di piangerlo. La cosa bella è che ora l’inversione illegale avviene ora all’incrocio con via Paolo Tosti e i comandi dei vigili lo sanno bene, tanto che si nascondono in un angolino a segnare i numeri di targa per le multe. Per tornare alle baby gang, le forze dell’ordine non faranno mai niente finché non avverrà un fatto eclatante, che sia una manifestazione o una morte, che metta in dubbio (ulteriore direi) la loro credibilità.

  2. Purtroppo la napoletanità è uno “state of mind”, che tra la pizza, la mozzarella e “o’pallon” contiene anche tanta ignoranza, ma ignoranza abissale. Proprio ieri parlavo con un mio amico riguardo la questione dei parcheggiatori abusivi. Questo mio amico è il tipo che lascia le chiavi della sua macchina in mano ad un parcheggiatore abusivo ogni santa volta che scende, dicendo che sta “tranquillo” perché è una “brava” persona e “fidata”. Forse lui non ha problemi a pagare multe o a ricomprarsi la macchina se non la trova più. Comunque quando ho provato a farlo riflettere sul fatto che il parcheggiatore abusivo non ti dà la sicurezza di non prendere multe, lui mi ha risposto così 《vabbuò ja ma allor nun e capit, cca stamm a Napl, le multe non le possono mettere, cca cummannamm nuj, cca funzion accusì, cca a legg è divers, si tu o scem che pav o grattin》….. (Lascio a voi ogni parere). Sta di fatto che questo è il tipico ragazzo che parla così e poi paga le tasse. La napoletanità ormai è un ideale, e in quanto tale l’applicazione di esso prevede l’applicazione di standard dogmatici senza alcuna spiegazione logica di tali modi di pensare. Perché questo discorso? Perché io credo che il problema di questa città sia la mentalità retrograda e l’ignoranza. Un paradiso abitato da demoni. Manca la ragione. Personalmente rispetto tutte le leggi, eppure vivo bene. Sono l’unico che è contento quando vede le pattuglie di polizia e carabinieri? Finché non cambierà la mentalità, questa città rimarrà sempre in un fosso, meritandosi ampiamente le critiche negative delle altre civiltà ai cittadini. Le persone per bene a Napoli sono una rarità. Non sono libero di avere un bel cellulare, una bella moto, un orologio particolare, una bella macchina. Quando scendo per strada ho paura, e mi sento un po più sicuro quando scendo con il mio cane. NON È NORMALE TUTTO CIÒ.
    Conosco di persona Francesco Esposito, eravamo compagni di liceo al Vittorini, ora siamo colleghi all’università, lui Lettere, io Filosofia, e quello che dice è pura verità. Questo discorso vuole, a malincuore, confermare la veridicità di commenti precedenti sostenitori del fatto che Napoli aspetta il morto prima di reagire. Finché nessuno perde la vita è tutto apposto. Abbiamo una terra magnifica, una grande storia e avevamo immensa cultura, ma purtroppo oggi questo è il posto dove se non butti la carta a terra o se indossi il casco in motorino “si nu scem/piscion/cazzon” e meriti solo derisione. In questo posto se hai un cervello che ragiona e pensa “si pop pesant mammamà” (sei davvero noioso) e ti dicono “magnatell n’emozzzzzion o frat” (goditi la vita), ma evidentemente abbiamo visioni diverse di godere della vita, almeno la mia mira alla tranquillità, alla moralità, al divertimento sano, non all’incoscienza, l’autodistruzione e distruzione, vandalismo, bullismo e cose simili.
    Grazie Francesco per la tua testimonianza. Un amico.

    1. purtroppo viviamo in una società fasulla,le forze dell’ordine non anno ne i mezzi ne le leggi dalla loro parte per contrastare almeno le piccole situazioni,toccherebbe a noi che ci viviamo in questa città renderla vivibile,faccio un’esempio…se avete casa sporca,la pulite ??…be Napoli e casa nostra …facciamo pulizia…organizziamoci come fanno loro per contrastarli,i nostri antenati anno fatto la resistenza ad una guerra e noi non siamo capaci di farne una per contrastare la delinquenza ??..non si tratta solo di quel episodio di piazza 4 giornate dove dovremo prendere iniziativa e tornare un pò indietro nel tempo e partire proprio da quella piazza storica della resistenza che fù alla guerra ma questa che stiamo vivendo oggi non e molto diversa dalla guerra del passato…SVEGLIAMOCI NAPOLETANI O SARà TROPPO TARDI….

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