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Eroica Fenice

torrone al cioccolato bianco

Il torrone al cioccolato bianco, una delizia dal sapore antico

Il torrone è un dolce tradizionale della cultura gastronomica campana, acquistato soprattutto in prossimità delle feste natalizie e composto da albume d’uovo, miele e zucchero, farcito con mandorle, noci, arachidi o nocciole tostate, il tutto spesso avvolto in due ostie. Il nome “torrone” deriva probabilmente dal verbo latino torreo che significa “abbrustolire”, dal momento che le nocciole, principale ingrediente, sono tostate e poi legate con miele e zucchero.

Il torrone: una storia antichissima

Sembra che già nell’Antica Grecia, un alimento dolce e energetico, simile nella forma al torrone e a base di frutta secca e miele, riuscisse a ristorare gli atleti olimpici prima delle gare. Ma è nell’Antica Roma che la storia del torrone sembra maggiormente aver avuto inizio. Marco Terenzio Varrone il Reatino (II- I sec. a. C.), infatti, nelle Saturae Menippeae  parlava del cuppedo, un dolce a base di semi oleosi, miele e albume e non a caso, ancora oggi, il nome del torrone in molte zone dell’Italia meridionale è cupeto. Anche Cicerone nelle Tuscolanae, Aulo Gellio nel VI e nel VII Libro delle Noctes Acticae e Plauto nello Stichus parlano di cuppedia, tradotto con “ghiottoneria” o con “boccone prelibato”. Ma è Marco Apicio che, nel trattato gastronomico De re coquinaria, trasmettendo la ricetta di un dolce preparato con noci, miele e albume d’uovo, chiamato nucatum (in Francia il torrone è, oggi, chiamato nougat), maggiormente avvalora l’ipotesi che anche gli antichi romani potessero aver conosciuto per primi questa preparazione. Tuttavia, non è da escludere che i Romani possano averlo mutuato dal medio oriente ellenistico dove, secondo lo storico Elio Galasso, esistevano dolci a base di miele e mandorle, o dal vicino mondo sannita, la cui cupedia (letteralmente, “cosa desiderata”), secondo Marco Valerio Marziale era uno dei prodotti più consumati dalle classi agiate del Sannio.

Secondo molti studiosi, tuttavia, il torrone fu realizzato per la prima volta in Cina, paese di provenienza della mandorla e poi commercializzato nell’XI secolo dagli arabi nel Mediterraneo, che avrebbero trasmesso un impasto a base di mandorle, miele e sesamo (la qubayta o giuggiolena): in Andalusia, poi in Catalogna e infine nel sud d’Italia (tra il 1100 e il 1150, Gherardo Cremonese tradusse il De medicinis et cibis semplicibus, scritto dal medico di Cordova Abdul Mutarrif, in cui si esaltavano le virtù del miele del dolce arabo turun). A Caltanissetta è ancora chiamato col termine arabo qubayta e i venditori di torrone nisseni son detti cubaitari. In seguito il torrone, diffusosi nella Corona di Castiglia, fu documentato in spagnolo ne La generosa paliza di Lope de Rueda nel 1570 e in altri testi culinari del XVI secolo come il celebre Banchetti composizione di vivande e apparecchio generale di Cristoforo di Messisbugo.  Anche se è la città di Cremona a rivendicare l’invenzione del noto dolce: il 25 ottobre 1441 Bianca Maria Visconti sposò Francesco Sforza e pare che durante il banchetto di nozze sia stato servito un dolce dalla forma nota ai cremonesi, quella  del Torrazzo, il campanile della cattedrale della città che la nobildonna portava in dote al capitano di ventura.

Il torrone preparato in occasione della commemorazione dei defunti è diverso da quello tradizionale, perché in esso trionfano i colori caldi e gli aromi del cioccolato, del caffè, della mandorla e della nocciola. Detto anche murticiell, questo dessert fa capolino nelle vetrine delle pasticcerie dai primi giorni di novembre per poi “sbiancarsi” per le feste natalizie e, secondo la tradizione, costituisce il dono del quale sono omaggiate le ragazze dai propri fidanzati.

Secondo antichissime leggende il torrone doveva essere duro come le ossa dei defunti (anche se esso è perlopiù morbido e dal cuore fluido) mentre, secondo altri racconti, doveva costituire un omaggio culinario che i vivi preparavano per i propri defunti per il loro viaggio nell’aldilà o che questi ultimi offrivano ai loro parenti in vita per ricordarli.

Di solito si tratta di una barretta coperta di cioccolato fondente con l’interno al latte, bianco o gianduia che può essere sia dura che morbida: la differenza di consistenza del torrone dipende dalle modalità di cottura che in alcuni casi può raggiungere anche le 12 ore. I torroni, mandorlati o nocciolati, possono essere ricoperti anche da pasta di mandorle o pasta reale.

Noi vi proponiamo una ricetta facilissima del torrone e ricordate che «il buon cioccolato bisognerebbe schedarlo come un capolavoro, una scultura, una prova d’artista e degustarlo dolcemente bevendo del the caldo d’oriente, ascoltando Mozart» (Sonia Rykiel)

Ingredienti per il torrone al cioccolato bianco:

200gr di cioccolato fondente

400gr di cioccolato bianco

400gr di pasta di gianduia

200gr di nocciole pelate e tostate.

Preparazione: Sciogliete il cioccolato fondente a bagnomaria. Mettete metà del cioccolato fuso in uno stampo rettangolare. Capovolgete lo stampo su di un vassoio e mettetelo in freezer per 5 minuti, per poi ripetere l’operazione con la metà restante. Nel frattempo, sciogliete a bagnomaria anche il cioccolato bianco, tagliate le nocciole a metà e versatele, con la pasta di gianduia, nel cioccolato bianco fuso mescolando bene per amalgamare il tutto. Versate la crema ottenuta nello stampo, e mettete il torrone in frigorifero per almeno 4 ore.

Buon appetito!


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