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Eroica Fenice

Alfons Mucha, il pioniere dell'Art Nouveau

Alfons Mucha, il pioniere dell’Art Nouveau

Gli artisti rompono spesso i canoni per allargare i confini del conoscibile e, grazie alla loro sensibilità, spesso anticipano i tempi e sono per questo destinati ad ottenere un riconoscimento dopo la morte. Ma ci sono casi in cui la loro azione rivoluzionaria riesce ad essere riconosciuta quando gli autori sono ancora in vita. Alfons Mucha è stato sicuramente un artista capace di imporre una nuova prospettiva, stravolgendo ogni ambito artistico, e per questo viene riconosciuto come il promotore dell’Art Nouveau, definito anche stile Liberty o floreale, che si sviluppò durante la cosiddetta Belle Époque, e che coinvolse principalmente le arti applicate, figurative e l’architettura, in risposta al movimento inglese dell’Arts and Crafts, che promuoveva la creatività artistica in risposta all’alienante produzione in serie. Ma quanti lo conoscono realmente? Scopriamo insieme chi era e quali sono stati gli apporti rivoluzionari di questo grande artista della contemporaneità.

Alfons Mucha, la vita di un grande artista

Alfons Mucha nasce il 24 luglio del 1860 a Ivancice, in Moravia, nell’Impero austro-ungarico. Dimostra sin da subito una incredibile passione per il disegno che lo porta ben presto ad iscriversi ad un laboratorio di pittura, che produce in particolare scenografie teatrali. Viaggia in Europa ma rientra ben presto in patria dove ha la fortuna di entrare nelle grazie del conte Karl Khuen Belasi di Mikulov, il quale non solo gli commissiona delle opere, ma gli finanzia gli studi presso l’Accademia delle Belle Arti di Monaco. L’artista si trasferisce poi a Parigi, tappa obbligata per gli artisti dell’epoca, dove frequenta varie Accademie e conosce artisti tra i quali Paul Gauguin. Da qui inizia la sua ascesa: riceve l’incarico di illustrare “Scènes et épisodes de l’histoire d’Allemagne” di Charles Seignobos e nel 1894 dovrà creare un poster per promuovere l’opera teatrale di Victor Sardou “Gismonda”, con Sarah Bernhardt; è l’inizio del suo successo. Viene dato alle stampe il suo primo pannello decorativo, “Le quattro stagioni”, e ottiene incarichi nell’illustrazione pubblicitaria. Molti suoi lavori vengono esposti nella Galleria Bodiniére e qualche mese dopo allestisce un’esposizione personale al Salon des Vents. Nel 1899 ottiene l’incarico di ideare il manifesto per la partecipazione dell’impero austro-ungarico all’Esposizione internazionale di Parigi, punto di svolta nonché di trionfo per l’Art Nouveau. La pubblicazione dei “Documents Décoratifs”, un vero e proprio manuale per artigiani, ha come fine quello di testimoniare e trasmettere il proprio stile, al di là del  tempo, e definisce per la prima volta i canoni dell’Art Nouveau. Pubblicherà in seguito “Figures Décoratives“, quaranta tavole rappresentanti donne in forme geometriche e conoscerà Maria Chytilova, la sua futura moglie, che sposerà a Praga. Si stabilirà poi a New York dove il miliardario Charles R. Crane finanzierà la sua gigantesca opera “l’Epopea slava“, un ciclo pittorico volto a sostenere la causa slava e rappresentante le tappe cruciali della sua storia. Tornerà in seguito a Praga dove parteciperà alla decorazione di numerosi palazzi. Con l’indipendenza della Cecoslovacchia ottenuta al termine della Prima Guerra Mondiale, ad Alfons Mucha verrà affidato il compito di disegnare banconote, francobolli e documenti governativi per la nazione. Ha un ruolo importate inoltre nella fondazione della Komensky di Praga, la prima Loggia ceca.

Negli ultimi anni della sua vita l’artista porta a termine la sua imponente opera, “l’Epopea slava”. Alfons Mucha muore a Praga il 14 luglio 1939, sulla soglia del secondo conflitto mondiale, quando la Germania invade la Cecoslovacchia.

Tra carica innovatrice e mistica

Alfons Mucha è sicuramente un artista rivoluzionario all’interno del panorama artistico novecentesco. Mucha partecipa attivamente ai circoli culturali dell’epoca, avvicinandosi anche alle scienze esoteriche e occulte in voga al suo tempo, mostrando interesse per la teosofia. Insieme ai Simbolisti, l’artista si interessò alle scienze che avevano l’intento di svelare i reconditi misteri del reale attraverso forze mistiche.

La sua azione però fu innovativa in particolare per il ruolo che assunsero le donne nelle sue opere; una carica erotica pervade i manifesti che presentano i volti di attrici e cantanti come predominanti, a voler rimarcare l’emancipazione di queste ultime nella società a lui contemporanea, attraverso una femminilità che osa e che quasi sfida i canoni moralizzanti della generazione precedente. Le donne di Alfons Mucha incarnano il prototipo della femme fatale.

“Lo stile Mucha” era fortemente influenzato dalla diffusione delle stampe giapponesi, dai motivi floreali e stilizzati, eleganti e con richiami classici. Le donne nelle sue rappresentazioni presentano infatti abiti dai drappeggi classici, con elaborate acconciature, spesso cristallizzate in movimenti fluenti; una leggera brezza sembra accarezzarle, spostando ciocche di capelli, contornandole di fiori e foglie. Il bordo nero distacca in modo accentuato le figure, sempre racchiuse in figure geometriche e sempre richiamanti altri motivi, essendo allegoria di arti o delle stagioni. Gli sguardi languidi e le pose sensuali restituiscono alla donna il suo ruolo ancestrale di musa ispiratrice; una musa che può e vuole osare, al di là di ogni restrizione.

Fonte immagine: “Primavera, castana” di Alfons Mucha (https://www.posterlounge.it/p/517224.html)

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