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Antropomorfismo: cos'è e quali sono le sue caratteristiche?

Antropomorfismo: cos’è e quali sono le sue caratteristiche?

Antropomorfismo: dalle origini al mondo contemporaneo | Riflessioni

Sin dall’antichità, l’uomo ha dimostrato la tendenza ad attribuire caratteristiche umane ad esseri inanimati, come le piante, gli agenti atmosferici o agli animali. Questo fattore, chiamato “antropomorfismo”, è tipico delle religioni politeiste antiche, in cui le divinità divengono la rappresentazione simbolica della natura e, allo stesso tempo, acquisiscono le peculiarità proprie dell’uomo. Esso risponde alla necessità, propria dell’uomo, di dare una “forma”, per lui comprensibile, all’elemento divino che lo accompagna da sempre.

Origine, etimologia e aspetti peculiari

Il termine antropomorfismo ha matrice greca: deriva dall’unione di “anthropos” (uomo) e “morfé” (forma). Le sue prime applicazioni risalgono a epoche storiche precedenti ai greci stessi (pensiamo agli dei Egizi, che spesso avevano teste animali su un corpo di uomo e sentimenti totalmente umani). Tuttavia, è proprio nel pantheon greco-romano che l’antropomorfismo raggiunge il suo punto più alto. Secondo lo storico Erodoto, gli “inventori” della divinità antropomorfa furono addirittura Omero ed Esiodo, responsabili di aver attribuito agli dei tutte le caratteristiche psichiche degli uomini, portate all’eccesso: Era, Afrodite, Atena, Apollo e tutti gli altri dei vengono ritratti spesso in atteggiamenti più umani che divini, presi da forti passioni e da sentimenti non sempre positivi. Lo stesso Zeus, padre degli dei, non sfugge a questa caratterizzazione spesso negativa, venendo spesso rappresentato preda di passioni insane e travolgenti che sono alla base di buona parte della cosiddetta “mitologia della metamorfosi”. In quanto creazione totalmente umana, l’antropomorfismo fu a lungo criticato dai filosofi, tanto da quelli antichi (ad esempio Platone), quanto da quelli più moderni, come Kant, il quale vide una forma di antropomorfismo simbolico anche nella religione cristiana monoteista.

In ogni caso, l’attribuzione di caratteristiche umane ad esseri naturali era molto radicata nel pensiero antico, tanto che la troviamo anche in ambiti non prettamente religiosi: nelle favole di Fedro e di Esopo, spesso gli animali agiscono, parlano e pensano come gli uomini, con lo scopo manifesto di mostrare ai lettori la giusta strada da seguire e le conseguenze che derivano da atteggiamenti sbagliati.

Antropomorfismo nella cultura moderna

E oggi? L’antropomorfismo è finito con la fine delle grandi civiltà antiche? In realtà no, ha soltanto cambiato forma. Le fiabe per bambini sono piene di animali che parlano e si muovono come gli uomini e lo stesso vale per i cartoni animati: la Disney ha costruito la sua fortuna su prodotti come Il Re Leone o Il Libro della giungla, Bambi, Oliver&Co. e chi più ne ha più ne metta. Al giorno d’oggi siamo letteralmente invasi da esempi più o meno riusciti di animali parlanti e che, spesso, camminano su due zampe: Topolino, Pippo e Paperino vi dicono niente?  E, a questo proposito, rimarrà sempre insoluta una grande domanda: perché Pippo è un cane umanizzato, mentre Pluto è un cane- cane??

 

Foto in evidenza: www.devyoucan.it

 

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