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Eroica Fenice

Assiri e Babilonesi

Assiri e Babilonesi: le antiche civiltà della Mesopotamia

L’antica Mesopotamia, la regione estesa tra i fiumi Tigri ed Eufrate (il nome significa, infatti, “in mezzo ai fiumi”), è considerata la culla delle prime civiltà (come quella di Assiri e Babilonesi), poiché qui sono nate le prime città e, soprattutto, la scrittura.

La regione viene di solito suddivisa geograficamente in Alta Mesopotamia (la zona più a Nord, vicina all’Anatolia) e Bassa Mesopotamia (la regione più a Sud, che arriva fino al Golfo Persico). Oggi la zona dell’antica Mesopotamia si trova in gran parte nel territorio dell’Iraq. Un primo motivo per cui questa zona ha visto lo sviluppo delle prime civiltà è il fatto che la regione, compresa appunto fra due fiumi, ha permesso ai popoli che vi risiedevano di prosperare grazie allo sviluppo di sistemi di irrigazione. Il secondo motivo è che la conformazione per lo più pianeggiante del territorio ha favorito gli scambi commerciali.

Accanto ai Sumeri, vivevano in Mesopotamia anche i Semiti, che si distinguevano in Assiri (zona settentrionale) e Babilonesi (nel Centro-Sud); Assiri e Babilonesi parlavano l’accadico, la lingua semitica che si diversificò nei rispettivi dialetti, l’assiro e il babilonese, simili tra loro.

I Babilonesi

Possiamo parlare di Babilonesi dopo il crollo del grande impero della III dinastia della città di Ur (2112-2004 a.C.), che aveva unificato l’intera Mesopotamia sotto il suo dominio. I nomadi Amorrei, che parlavano una lingua semitica affine all’accadico, erano entrati in Mesopotamia e si erano stabiliti nelle città abbandonando il nomadismo. Costoro si fusero con la popolazione locale e diedero origine ad alcuni regni, il più importante dei quali fu quello della I dinastia di Babilonia (1894-1595 a.C.), che assurse a grandi dimensioni, unificando la Mesopotamia centromeridionale sotto il re Hammurabi (1792-1750 a.C.). Hammurabi è l’autore del famoso Codice di Hammurabi, in cui il re elenca le leggi del regno.

Nel 1901 venne ritrovata a Susa (oggi Shush), nell’Iran sud-occidentale, la magnifica stele di diorite nera (alta 2,25 m) che reca inciso questo Codice. Oggi il Codice di Hammurabi costituisce uno dei gioielli della collezione di Antichità Orientali del Museo del Louvre, a Parigi. Una copia si trova al Pergamonmuseum, a Berlino. Il principio più noto che si ricava dalla lettura del Codice di Hammurabi è la Legge del Taglione, secondo cui si infligge all’offensore lo stesso male che egli ha recato all’offeso (“occhio per occhio”, come dice l’espressione proverbiale), e che si trova anche in altre legislazioni antiche. Non bisogna però esagerare l’importanza del principio del taglione, come se fosse l’unico che determinava il diritto penale: in realtà il quadro delle pene e delle punizioni previste era ben più complesso. Frequente era la pena capitale e non meno frequenti le pene corporali, dalla bastonatura alle mutilazioni più orribili, che sembrano non risparmiassero nessuno («Se un bambino ha colpito suo padre, gli si taglierà la mano»). Il Codice di Hammurabi fornisce indicazioni preziose anche sui rapporti sociali. La società babilonese appare divisa in tre categorie: gli awilu (letteralmente, «uomini civilizzati») erano le persone di rango elevato; i mushkenu («coloro che si sottomettono») erano individui di condizione libera ma di ceto sociale inferiore; i wardu erano gli schiavi, i servitori. A ciascuna delle tre categorie corrisponde, nel Codice di Hammurabi, un trattamento diverso.

La I dinastia di Babilonia venne sopraffatta da un’incursione condotta dagli Ittiti provenienti dall’Anatolia centrale (attuale Turchia) che lasciò i Babilonesi così stremati che un popolo sceso dai monti dell’attuale Iran, i Kassiti, s’impadronì della Mesopotamia centromeridionale e la governò per oltre quattro secoli.

Gli Assiri

Durante questo lungo periodo a Nord avvenivano mutamenti importanti. Il potente regno di Mitanni (attuale Turchia orientale, Siria settentrionale, Kurdist¯an iracheno) cadeva sotto la spinta degli Ittiti da ovest e degli Assiri da sud-est. Gli Assiri, che in precedenza erano stati assoggettati (XIV secolo a.C.) al regno di Mitanni, divennero così un popolo libero e iniziarono una lunga serie di guerre per consolidare e ampliare i propri confini. Già nel XII secolo essi giunsero a dominare la Siria, la Mesopotamia e l’Anatolia, creando in tal modo i presupposti storici per la loro spinta a riunire tutto il Vicino Oriente sotto il proprio controllo. Durante i secoli VIII e VII a.C. l’espansione assira si mantenne costante; gli eserciti assiri non solo riconquistarono tutta la Siria, sottomisero Babilonia e invasero l’Anatolia (dove si scontrarono con i Greci che lì avevano fondato le proprie colonie), ma sottomisero anche il regno di Giuda conquistando Gerusalemme e, infine, assoggettarono l’Egitto. A Oriente essi sconfissero i popoli dell’Iran, ampliando ulteriormente i propri domini.

Questo smisurato impero fu il prototipo degli imperi universali, quali furono, successivamente, quello dei Persiani (559-330 a.C.), quello di Alessandro Magno (356-323 a.C.) e infine quello romano.

La più importante capitale assira, Ninive, situata nei sobborghi dell’attuale città irachena di Mossul, divenne un importante centro politico e culturale, in cui il grande re Assurbanipal, vincitore dell’Egitto, fece raccogliere tutte le tavolette cuneiformi della plurimillenaria tradizione letteraria, religiosa e astrologica mesopotamica.

I Neobabilonesi

L’ennesima rivolta dei Babilonesi, che mai si erano rassegnati al dominio assiro, congiunta all’attacco di un popolo iranico, i Medi, strinse l’Assiria in una morsa fatale: la città di Assur cadde nel 614 e Ninive nel 612 a.C. La potenza assira svanì per sempre.

Vittoriosi sul nemico assiro, i Babilonesi poterono infine sviluppare tutta la loro potenza. Il re Nabucodonosor (604-562 a.C.) estese il suo impero sulla Siria e sulla Palestina, vinse gli Egizi e portò la città di Babilonia all’apice del suo splendore. Con la sua morte, tuttavia, non fu possibile mantenere l’indipendenza: il re persiano Ciro il Grande entrò a Babilonia nel 539 a.C. e fu accolto dalla popolazione come un liberatore anzichè come un nemico. 

Da allora la città restò prima sotto il dominio persiano e poi dei successori di Alessandro (che proprio a Babilonia trovò la morte) e divenne, insieme alla Mesopotamia, parte del regno della dinastia dei Seleucidi (312-64 a.C.), discendenti da Seleuco, generale di Alessandro.

Assiri e Babilonesi: la cultura mesopotamica

Le migliaia di testi e documenti scritti in cuneiforme, conservatisi perché incisi su tavolette d’argilla, offrono un buon panorama della cultura di Assiri e Babilonesi. Per la letteratura, ricordiamo il poema di Gilgamesh, l’eroe che compì grandi gesta con il fido amico Enkidu e che, alla morte di quello, impressionato, si pose alla ricerca dell’immortalità.

Anche nelle scienze furono compiute scoperte importanti. Nella geometria furono poste, tra l’altro, le basi per arrivare al Teorema di Pitagora. La divisione del cerchio in 360° (questo numero fu scelto perché prossimo a quello dei giorni dell’anno, ossia della apparente rivoluzione completa del Sole), che usiamo ancora oggi, viene direttamente da Babilonia, dove era usato un sistema numerico a base 60 (e non 10, come il nostro), che rappresenta 1/6 della circonferenza. In astronomia ancora oggi usiamo per la maggior parte delle costellazioni i nomi che furono dati dai Babilonesi, in particolare per i segni dello Zodiaco. Inoltre, pur non avendo mai formulato il concetto di orbita planetaria o lunare, i Babilonesi svolsero importanti misurazioni sui cicli della Luna e dei pianeti e, in questo modo, fornirono ai Greci le basi per sviluppare l’astronomia antica.

[Fonte immagine: EDSITEment – National endowment for the Humanities]

Nunzia Serino

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