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Eroica Fenice

Batracomiomachia

Batracomiomachia, topi e rane in guerra

Batracomiomachia: titolo di un poemetto divertente in cui si narra della guerra tra topi e rane, ma è anche un termine ironico molto ricercato.

Immaginate di trovarvi nel bel mezzo di una discussione. Una di quelle discussioni inutili, dove i vostri fratelli stanno litigando per accaparrarsi l’ultima polpetta al ragù rimasta nella pentola o dove i vostri due coinquilini si scambiano insulti riguardo a chi tocca lavare la montagna di piatti alta quanto il grattacielo di Dubai che si erge dal lavello della cucina.

Nel caso doveste trovarvi in mezzo a una di queste situazioni, avete due possibilità: o applicare la sempreverde legge del “tra i due litiganti, il terzo gode” avventandovi sull’ultima polpetta o sgattaiolando fuori di casa pur di non dovervela vedere con tre giorni e più di piatti sporchi oppure, con un bel carico di compostezza, potete uscirvene dicendo “Piantatela con questa batracomiomachia!”.

Se doveste scegliere la seconda opzione, aspettatevi di vedere stampata sul volto di chi vi sta attorno un’aria perplessa nel chiedervi cosa sia mai una “batracomiomachia”. Per evitare figuracce (e anche per darvi un’aria da intellettuali, che ogni tanto non fa male), vi parleremo proprio della Batracomiomachia. Con la B maiuscola perché è il titolo di un poemetto eroicomico attribuito (anche se non se ne ha la certezza) a Omero, in cui si narra di una guerra tra topi e rane.

Batracomiomachia, trama

Sulle rive di uno stagno il re delle rane Gonfiagote si imbatte in Rubamolliche, principe dei topi appena sfuggito dalle grinfie di un gatto. Gonfiagote convince il roditore a salire sul suo dorso per visitare il lago, garantendogli che non correrà alcun pericolo. Ma nel bel mezzo del tragitto i due vengono assaliti da una biscia e Gonfiagote, spinto dall’istinto, si immerge nell’acqua dimenticandosi del povero Rubamolliche il quale, non sapendo nuotare, muore annegato.

La notizia giunge alle orecchie di Rodipagnotta, re dei topi e padre di Rubamolliche, il quale incita i sudditi a prendere le armi e a marciare verso lo stagno. Ha così inizio la guerra tra rane e topi alla quale assistono addirittura gli dèi che, come da tradizione epica, sono spettatori neutrali.

A un certo punto Zeus prova compassione per il destino delle rane decimate da Scavizzolabriciole, il più valoroso tra i soldati-topo. Così il dio dei fulmini, deus ex-machina, invia in soccorso dei poveri anfibi orde di granchi che fanno strage di topi, costringendo i superstiti alla ritirata. La guerra si è conclusa e le rane hanno trionfato.

Parodia della poesia epica

Se si legge questo poemetto di soli 303 versi non è difficile comprendere come sia una presa in giro dei più solenni poemi omerici, in particolare dell’Iliade. Se la guerra tra achei e troiani durò dieci anni, quella tra rane e topi si consuma nell’arco di una sola giornata.

Ma la messa in ridicolo della poesia epica e della sua solennità non si limita soltanto alla trama. L’autore della Batracomiomachia adopera elementi stilistici tipici del genere come il catalogo degli eroi, la rassegna dei guerrieri di entrambi gli schieramenti che si danno battaglia o anche le minuziose descrizioni dei singoli duelli descritti con una cura maniacale nei dettagli e persino con tono solenne che però, data la natura dell’argomento, diventa ridicolo. Talmente ridicolo da coinvolgere persino gli dèi dell’Olimpo i quali, messi da parte Achille ed Ettore, assistono a una futile contesa che contrappone i sovrani Rodipane e Gonfiagote. Da qui nasce il significato moderno della parola batracomiomachia: un termine raro e ricercato per indicare una futile contesa.

La Batracomiomachia, da Omero a Leopardi

Sembra che la Batracomiomachia avesse avuto grande fortuna già nell’antichità.  Furono molti gli autori a cimentarsi nel genere della poesia eroicomica che, in seguito, verrà recuperato in età moderna dallo spagnolo Lope de la Vega con la Gattomachia o dal nostrano Alessandro Tassoni con La secchia rapita.

Nell’800 Giacomo Leopardi si interessò molto alla Batracomiomachia. Non solo traducendola dal greco in tre versioni differenti, ma scrivendone anche una sorta di sequel: i Paralipomeni della Batracomiomachia, una favola allegorica in ottave in cui il poeta di Recanati filtra, tramite la lente della satira, il fallimento dei moti rivoluzionari del 1820-21, nonché una velata frecciatina all’assolutismo borbonico.

Immagine di copertina: Pxfuel.com

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