Cavalieri della Tavola Rotonda: la storia del mito di Re Artù

Cavalieri di Re Artù

La leggenda dei cavalieri della Tavola Rotonda è una delle più potenti e durature della cultura occidentale (e della letteratura inglese). Le avventure di Re Artù e del suo fedele seguito di guerrieri, nate nel cuore del ciclo bretone, hanno gettato le basi storiche per il genere fantasy moderno, ispirando innumerevoli romanzi e serie tv. Ma chi erano veramente questi cavalieri? Qual era il reale significato della Tavola Rotonda e quali storie si celano dietro i nomi di Lancillotto, Galvano e Perceval?

In sintesi: chi sono i cavalieri di Re Artù?

I cavalieri di Re Artù (o cavalieri della Tavola Rotonda) formano un ordine di guerrieri d’élite della Britannia leggendaria. Guidati dal Mago Merlino e vincolati a un rigido codice d’onore, hanno il compito di proteggere i deboli e garantire la pace nel regno di Re Artù. Tra le loro gesta più famose spicca la ricerca del Santo Graal.

Le origini: la storia di Re Artù e la spada nella roccia

La storia dei cavalieri della Tavola Rotonda è inseparabile da quella del loro re. Appaiono per la prima volta nella “Materia di Bretagna” a metà del XII secolo, grazie all’opera di Chrétien de Troyes. Secondo la monumentale Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth, Artù era il figlio di re Uther Pendragon e di Igraine di Cornovaglia, concepito grazie a un inganno orchestrato dal potente mago Merlino.

Alla morte di Uther, la Britannia piombò nel caos. Per designare il nuovo sovrano, Merlino conficcò una spada in una roccia con una profezia assoluta: solo il legittimo erede al trono avrebbe potuto estrarla. Molti nobili tentarono l’impresa senza alcun successo. Fu il giovane Artù, cresciuto all’oscuro delle sue origini regali, a estrarre la lama senza sforzo. Successivamente, la leggenda narra che ricevette la spada magica Excalibur direttamente dalle mani della Dama del Lago.

💡 L’orizzonte storico

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La Tavola Rotonda: simbolo di uguaglianza e fraternità

Introdotta per la prima volta dal poeta normanno Wace, la Tavola Rotonda fu costruita nella fortezza di Camelot per riunire i più valorosi guerrieri del regno. Non era un semplice pezzo d’arredamento. La sua forma circolare possedeva un significato profondamente politico: impediva le dispute per il posto d’onore. Nessun cavaliere seduto prevaleva sull’altro, nemmeno il re stesso.

I membri dell’ordine erano vincolati a un rigido codice cavalleresco. Dovevano soccorrere i deboli, proteggere le dame in pericolo, rifuggire le battaglie per puro guadagno personale e non macchiarsi mai di omicidio a tradimento. Questo codice divenne rapidamente il modello ideale per la cavalleria feudale europea e il cuore pulsante di tutta la narrativa cortese medievale.

Storia dei cavalieri più famosi della Tavola Rotonda

Il numero dei cavalieri varia drasticamente a seconda delle fonti: da una ristretta dozzina fino a oltre millecinquecento membri. Ecco le figure che hanno definito il mito.

Cavaliere Caratteristica e ruolo principale
Lancillotto Il guerriero più forte, invincibile in battaglia. Il suo amore segreto e colpevole per la regina Ginevra causerà la rovina definitiva di Camelot.
Galvano Nipote leale di Artù ed eroe del poema “Il Cavaliere Verde”. La sua figura incarna la tensione tra i valori cristiani e le antiche radici pagane della Britannia.
Perceval Cresciuto nei boschi, è l’ingenuo cercatore del Sacro Graal. Arriva al castello del Re Pescatore ma fallisce per inesperienza.
Galahad Figlio illegittimo di Lancillotto. Rappresenta la purezza assoluta e sarà l’unico a compiere con successo la ricerca del Graal.
Mordred Il traditore. Nipote o figlio illegittimo del re, si impossessa del trono e ferisce a morte Artù nella battaglia finale.

Sir Lancillotto: il cavaliere imperfetto

Sir Lancelot de Luc (“del lago”) è il figlio orfano del re Ban, allevato direttamente dalla Dama del Lago. È l’archetipo assoluto dell’eroe tragico. Risulta imbattibile in qualsiasi prova di abilità e giostra, ma ciò che lo rende affascinante è la sua profonda imperfezione umana. La sua cieca e totale devozione per Ginevra innesca il crollo del regno. Quando la loro relazione clandestina viene smascherata, Artù condanna a morte la regina. Il sanguinoso salvataggio orchestrato da Lancillotto spacca la Tavola Rotonda in due fazioni nemiche, innescando una devastante guerra civile.

Perceval, Galahad e il Graal

La ricerca del Graal separa i guerrieri comuni dagli eletti. Perceval (o Parsifal) giunge alla corte spinto dal desiderio di avventura. Durante la sua visita al castello del Re Pescatore, la sua ingenuità gli impedisce di porre la fatidica domanda in grado di guarire il sovrano malato e la terra in rovina.

Il vero prescelto è Galahad, il cavaliere perfetto. Figlio illegittimo di Lancillotto, possiede tutta la forza del padre ma nessuno dei suoi vizi terreni. La sua totale purezza d’animo, profondamente legata all’immaginario cristiano medievale, gli consente di trovare finalmente la santa reliquia.

Tristano, Palamede e Yvain

La Tavola Rotonda ospita leggende autonome. La storia di Tristano, innamorato perdutamente di Isotta (moglie di suo zio Re Marco), diventerà l’emblema dell’amore passionale distruttivo. Il suo grande rivale era Sir Palamede, un valoroso cavaliere saraceno. Yvain, invece, figlio della fata Morgana, lega le sue imprese al mondo ferino: salvando un leone da un drago, ottiene la lealtà assoluta della belva.

La caduta di Camelot e gli altri cavalieri

I cavalieri di Re Artù, pur essendo nati come simbolo di nobiltà d’animo, causano la distruzione del loro stesso mondo. Le debolezze umane (invidia, lussuria, sete di potere) si rivelano fatali. Il colpo di grazia arriva per mano di Mordred, figlio incestuoso (o nipote traditore) del re. Approfittando dell’assenza di Artù, partito per sedare la ribellione di Lancillotto in Francia, usurpa il trono inglese. I due si scontrano nella brutale battaglia di Camlann (datata storicamente intorno al 537 d.C.). Mordred muore, e Artù riceve una ferita letale.

Solo pochissimi guerrieri sopravvivono al massacro. Tra questi c’è Sir Bedivere, l’amico più leale. Sarà lui a ricevere l’ordine disperato di restituire la magica spada Excalibur alle acque del lago. Il re morente viene poi imbarcato e trasportato verso la leggendaria isola di Avalon, dove (secondo il mito) riposa in attesa del giorno in cui l’Inghilterra avrà di nuovo bisogno della sua spada.

Sulle tracce dei cavalieri: i luoghi della leggenda

Sebbene la storicità dell’intero ciclo sia aspramente dibattuta, il mito è visceramente legato ad alcune geografie reali in Gran Bretagna. Tintagel Castle, in Cornovaglia, con le sue rovine a picco sul mare e la sottostante “Grotta di Merlino”, è considerato il luogo esatto in cui nacque il re. Spostandosi nel Somerset, l’antica Abbazia di Glastonbury è stata da sempre identificata con la mitica isola di Avalon. Nel Medioevo, i monaci del luogo sostenevano di aver rinvenuto le spoglie e la tomba ufficiale di Artù e Ginevra.

Domande frequenti (FAQ)

❓ I cavalieri della Tavola Rotonda sono esistiti davvero?

Non esistono prove storiche inconfutabili. Molti studiosi ritengono che la figura di Artù sia stata ispirata a un brillante condottiero romano-britannico che combatté ferocemente contro gli invasori sassoni nel V o VI secolo. I cavalieri con i loro nomi, le loro armature scintillanti e i complotti amorosi sono invece creazioni puramente letterarie, aggiunte e sviluppate nei romanzi cortesi del Medioevo europeo.

❓ Quanti erano esattamente i cavalieri di Re Artù?

Il numero muta drasticamente a seconda dello scrittore. Le primissime fonti parlano di 12 fedelissimi. I romanzi francesi alzano il numero a 24. Le versioni molto più tarde (come l’opera definitiva di Thomas Malory) menzionano fino a 150 seggi attorno alla tavola, incluso un posto letale (il Seggio Periglioso) riservato esclusivamente al guerriero puro destinato a trovare il Sacro Graal.

❓ Perché la Tavola di Camelot era rotonda?

La forma geometrica della tavola possedeva un significato altamente politico e psicologico. Non essendoci angoli, mancava un vero “capotavola”. Nessun cavaliere (nemmeno il re) poteva arrogarsi una posizione di superiorità militare o morale sugli altri compagni d’arme. Questo ingegnoso espediente preveniva i litigi d’onore e cementava il concetto di fraternità all’interno dell’ordine.

Immagine di copertina: pixabay.com
Articolo storico aggiornato il: 14/5/2026

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A proposito di Valeria

Valeria Vacchiarino (1999), studia Lingue e Culture dell'Europa e delle Americhe a L'Orientale di Napoli, città che ormai considera la sua seconda casa. Amante dei libri, del cinema e del teatro, ha una grande passione per la musica jazz.

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