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Eroica Fenice

Lancillotto e Ginevra

Lancillotto e Ginevra, storia di un amore tragico

La storia d’amore di Lancillotto e Ginevra è una delle più conosciute e amate della letteratura, tanto nota che è stata ripresa da diversi artisti (si pensi al celebre quadro di Herbert James Draper, o Ginevra bacia Lancillotto di Domenico Morelli), registi (si ricordano Lancillotto e Ginevra diretto da Robert Bresson nel 1974 o Il primo cavaliere del 1995, ) e letterati. Il caso letterario più celebre riguarda uno dei passi più belli della letteratura italiana: il V canto dell’inferno dantesco, in cui il poeta fiorentino racconta la bellissima e struggente storia d’amore tra Paolo Malatesta e Francesca da Polenta, ed è proprio quest’ultima che fa riferimento all’amore tra Lancillotto e Ginevra:

Noi leggevamo un giorno per diletto
di Lancillotto, come amor lo strinse:
soli eravamo e senza alcun sospetto.

Per più fiate gli occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso:
ma solo un punto fu quel che ci vinse.

Quando leggemmo il disiato riso
esser baciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,

la bocca mi baciò tutto tremante:
galeotto fu il libro e chi lo scrisse;
quel giorno più non vi leggemmo avante.

Chi erano Lancillotto e Ginevra?

Ginevra era una fanciulla, la cui folgorante bellezza colpì e affascinò re Artù, al punto da chiederla in sposa, infatti in ogni versione e nei romanzi del ciclo arturiano viene presentata come la regina di Camelot. Il suo legame con Lancillotto appare, per la prima volta, nel romanzo di Chrétien de Troyes: Lancillotto o il cavaliere della carretta, e, in tutti i romanzi successivi dedicati alla storia, i due sono i protagonisti di un amore illecito e tragico, che porta alla distruzione di Camelot.

Le diverse versioni concordano sia sulla discendenza di Lancillotto dal re Ben di Benoic e da sua moglie Elaine, sia sulla sua identità di prode e coraggioso cavaliere alla corte di re Artù, che gli è valso l’epiteto di Primo Cavaliere della Tavola Rotonda. Secondo alcune versioni, in seguito all’uccisione di suo padre, Lancillotto, all’epoca dei fatti bambino, rimase nel castello di Camelot. Altre versioni, invece, tramandano che, dopo la morte del padre, Lancillotto fu rapito dalla dama del regno del Lago (motivo per cui alcune versioni lo ricordano come Lancillotto del lago) che lo addestrò per farlo diventare un perfetto cavaliere di corte, solo da adulto avrebbe lasciato il regno del lago e le sue prodezze gli avrebbero conferito il titolo di Primo Cavaliere della Tavola Rotonda.

La storia di un amore impossibile

Dopo essere diventato un paladino della corte di re Artù, Lancillotto si rese protagonista di imprese gloriose e atti eroici, tra cui il salvataggio della regina di Camelot, rapita da un nemico del regno: Melegant. In seguito a questo accadimento Ginevra e Lancillotto si innamorarono perdutamente, tanto da non riuscire a stare lontani l’uno dall’altra e a cercare svariati modi per vedersi e amarsi segretamente. Ma quando si è accecati da un tale sentimento, non si è mai abbastanza prudenti. Re Artù scoprì il tradimento della sua regina e del suo Primo Cavaliere, e condannò a morte Ginevra. Lancillotto riuscì a scappare e si preparò per attaccare il regno di Camelot e liberare l’amata. Camelot fu distrutta, re Artù rimase ucciso e, alla scoperta della morte di Ginevra, Lancillotto, fortemente addolorato, trovò conforto nella vita spirituale.

La storia tra Lancillotto e Ginevra è il simbolo dell’amore cortese, un sentimento adultero che rompe gli equilibri di corte, così forte da non riuscire a discernere i fatti in maniera razionale, tanto potente da non poterlo impedire.

«Non ha la possibilità di impedirglielo, perché la regina gli piace tanto, che non ha desiderio di lasciarla: il corpo si allontana, il cuore rimane.»