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Chi era Elena Colombo: la bambina che affrontò da sola la Shoah

Chi era Elena Colombo: la bambina che affrontò da sola la Shoah

Nell’Italia degli anni ’40, in piena Seconda guerra mondiale, gli ebrei furono perseguitati, uccisi e deportati nei campi di concentramento. Espulsi dalle scuole, privati della cittadinanza e dei diritti fondamentali, subirono le più atroci umiliazioni. È in questo contesto che si inserisce la vicenda di Elena Colombo, l’unico caso italiano documentato di una bambina che ha affrontato da sola la Shoah, trovando la morte nel campo di sterminio di Auschwitz il 10 aprile 1944.

La storia di Elena Colombo: un’infanzia spezzata

La storia di Elena è stata ricostruita solo di recente grazie alle testimonianze raccolte, tra gli altri, dal giornalista Fabrizio Rondolino, nipote della famiglia. Elena nacque a Torino il 5 giugno 1933, da Sandro Colombo e Vanda Foa. La sua infanzia felice fu interrotta nel 1938 con la promulgazione delle leggi razziali. Espulsa dalla scuola pubblica, fu costretta a frequentare la Scuola Ebraica di Torino. Nel 1942, per sfuggire ai bombardamenti, la famiglia si rifugiò a Rivarolo Canavese, dove conobbe la partigiana Bianca Doglione, una delle testimoni chiave.

Data Tappa fondamentale
5 giugno 1933 Nasce a Torino da Sandro Colombo e Vanda Foa
8 dicembre 1943 Elena e i suoi genitori vengono arrestati a Forno Canavese
30 gennaio 1944 I genitori, Sandro e Vanda, vengono deportati da Milano ad Auschwitz, dove moriranno
Marzo 1944 Elena viene prelevata da Torino e internata nel campo di Fossoli (Modena)
5 aprile 1944 Parte da sola da Fossoli con il convoglio n. 9, destinazione Auschwitz
10 aprile 1944 Arriva ad Auschwitz e viene uccisa nelle camere a gas lo stesso giorno, a soli 10 anni

L’arresto e la deportazione da sola

L’8 dicembre del 1943, i Colombo vennero arrestati a Forno Canavese. I genitori furono trasferiti a Milano e da lì, il 30 gennaio 1944, deportati ad Auschwitz, dove furono uccisi. Nessuno dei due ritornò. La piccola Elena, invece, fu inizialmente affidata a una famiglia amica a Torino. A marzo del 1944, i tedeschi la prelevarono e la internarono nel campo di concentramento di Fossoli, in provincia di Modena. Da qui, il 5 aprile del 1944, iniziò il suo viaggio, totalmente sola, verso Auschwitz. Come documentato dal CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), Elena giunse al campo 5 giorni dopo, il 10 aprile. La mattina stessa del suo arrivo, a soli 10 anni, fu mandata nelle camere a gas.

“La cartolina di Elena”: l’eredità della sua memoria

La sua storia ha ispirato la realizzazione del cortometraggio La cartolina di Elena, prodotto da Rai Kids e trasmesso per la Giornata della Memoria del 2023. Il film, disponibile su RaiPlay, mira a far conoscere la vicenda della piccola Elena, mostrando gli orrori della Shoah attraverso il tentativo di ricordare la storia di un’innocente bambina, morta per il semplice fatto di essere nata ebrea. Nel suo viaggio verso la morte, Elena non ha avuto neanche il conforto di un abbraccio materno o di una carezza paterna. Coraggiosa, ha affrontato da sola il suo cammino verso l’orrore, condividendo con i suoi genitori la stessa terribile sorte.

Il contesto e i fatti storici

Le singole testimonianze umane assumono un significato ancora più profondo se inserite nel tragico quadro generale dell’epoca. Per ricostruire la logistica del regime totalitario, dalla segregazione nei ghetti fino ai campi di sterminio, leggi il nostro speciale:

Fonte immagine in evidenza: Pixabay

Articolo aggiornato il: 08/09/2025

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