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Cosa vedere a Benevento

Cosa vedere a Benevento: otto tappe obbligatorie

Cosa vedere a Benevento? 

Benevento – chiamata inizialmente Maloenton dai greci, successivamente rinominata dai latini prima Maleventum, poi Beneventum e infine Benevento –  è un comune di 59.789 abitanti che vanta un ricco patrimonio storico-artistico e archeologico.

Passeggiando per il capoluogo dell’omonima provincia campana è infatti possibile ammirare la bellezza di diversi monumenti.

Simbolo della città è l’Arco di Traiano, uno degli archi trionfali romani con rilievi meglio conservati e per questo candidato ad entrare nella lista dei patrimoni dell’umanità. Già patrimonio dell’umanità è invece la Chiesa di Santa Sofia. Dal giugno 2011 è infatti entrata a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, all’interno del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”.

Ma vediamo nel dettaglio le principali cose da non perdere se si è in visita a Benevento. Cosa vedere a Benevento? Scopriamolo insieme!

Cosa vedere a Benevento: La Chiesa di Santa Sofia e il Duomo

Partiamo proprio dalla Chiesa di Santa Sofia, costruzione longobarda che, stando alle fonti, fu iniziata da Ginulfo II e portata a termine dal duca Arechi II nel 762. La Chiesa divenne simbolo della spiritualità del popolo longobardo. Nel 768 ospitò le reliquie di San Mercurio (che attualmente riposano sotto l’altare della cappella destra) e di altri 31 martiri cristiani.

Dal punto di vista architettonico l’edificio è di eccezionale interesse. Seppur di modeste dimensioni, si tratta di una chiesa di indubbio fascino per i visitatori, grazie alla sua disposizione che crea suggestivi giochi di prospettive, di luci e di ombre. Essa è costituita da un nucleo centrale formato da un esagono ai cui vertici sono poste sei grandi colonne collegate tra loro attraverso archi su cui si sviluppa la cupola. Attorno all’esagono centrale si trova un secondo anello, decagonale, con due colonne subito dopo l’ingresso e otto pilastri in blocchi di pietra calcarea bianca intercalati da strati di mattoni. Ciascun pilastro è orientato parallelamente alle retrostanti pareti perimetrali, il cui andamento è  circolare nella zona presbiteriale che ospita anche le tre absidi, poi a forma stellare per ritornare di nuovo circolare in corrispondenza del portale d’ingresso.

Tuttavia sono gli affreschi presenti nell’edificio a renderlo un piccolo gioiello, in particolare gli affreschi delle absidi. Nelle due absidi laterali ritroviamo elementi superstiti del ciclo pittorico dedicato alle Storie di Cristo. In quella di sinistra è possibile notare stralci di due scene della Storia di San Giovanni Battista: l’Annuncio a Zaccaria della nascita del Battista e il Silenzio di Zaccaria che indica ai fedeli stupefatti di essere rimasto senza parole di fronte all’annuncio dell’Angelo. Tali scene richiamano il testo del primo capitolo del Vangelo di Luca. Nell’abside destra sono invece rappresentate le Storie della Vergine. Da sinistra a destra si riconoscono l’Annunciazione a Maria, con l’angelo che si volge benedicente verso il trono della Vergine, e la Visitazione, con l’abbraccio fra Maria ed Elisabetta.

Molto probabilmente questi affreschi furono voluti dallo stesso Arechi II e realizzati da un anonimo artista siro-palestinese entro il 768, anno della tumulazione delle reliquie di San Mercurio.

Altri affreschi, di epoca posteriore, sono presenti nella sezione inferiore dell’abside destra.

Tuttavia, la Chiesa di Santa Sofia non ha avuto sempre lo stesso aspetto. Nel corso dei secoli ha infatti cambiato più volte volto, a seguito di restauri che ne hanno alterato il disegno originale. Un primo restauro risale all’epoca medievale, quando, dopo che l’abate Gregorio aveva fatto aggiungere il campanile a ridosso del lato sinistro della facciata, fu aggiunto in corrispondenza della facciata un corpo di fabbrica quadrangolare, poggiato su quattro colonne. Questo intervento comportò il parziale abbattimento della facciata, che in origine era lunga solo 9 metri, senza però intaccare la pianta originale. Fu inoltre inserito nella lunetta centrale un bassorilievo che raffigura Cristo in trono con la Vergine a destra, San Mercurio martire a sinistra ed un monaco inginocchiato, forse l’abate Giovanni IV. Un secondo restauro venne effettuato in epoca barocca, a seguito del terremoto del 5 giugno 1688 che lesionò gravemente l’edificio.

La Chiesa fu ricostruita tra il 1696 e il 1701 grazie all’architetto Carlo Buratti, voluto dall’allora Arcivescovo di Benevento Cardinale Vincenzo Maria Orsini, divenuto poi Papa Benedetto XIII. Santa Sofia fu totalmente trasformata: scomparve la primitiva configurazione longobarda e furono quasi completamente distrutti i preziosi affreschi. Inoltre, la parte di pianta stellare diventa circolare, l’interno viene intonacato e arredato secondo lo stile barocco. L’ultimo grande restauro è invece avvenuto nel 1957 quando si tentò di ripristinare il disegno originale della chiesa. A cura della Soprintendenza ai Monumenti di Napoli i lavori di restauro permisero di riportare alla luce l’originale schema strutturale murario longobardo e di completare poi le parti demolite o manomesse in occasione della trasformazione barocca.

Tra il 2005 e il 2010 l’Amministrazione comunale di Benevento e la Soprintendenza BAPSAE hanno realizzato alcuni interventi di restauro, consistenti essenzialmente nella pulitura delle superfici murarie, nel rifacimento della pavimentazione e nell’adeguamento degli impianti.

Alla chiesa di Santa Sofia è annesso un monastero dove spicca il bellissimo chiostro, che oggi è sede di una parte del museo del Sannio.

Il Duomo di Benevento, intitolato a Santa Maria de Episcopio, è stato edificato nel 780 e ampliato nel XII secolo; a quell’epoca risale la facciata in stile romanico pisano. E’ in stile gotico invece il campanile, risalente al 1280. Il Duomo – prima chiesa eretta a Benevento dalle origini della chiesa – è stato ulteriormente arricchito nel XVIII secolo. Successivamente, nel 1943, fu quasi completamente raso al suolo durante un bombardamento da parte delle forze Alleate, che distrusse alcune antiche testimonianze del VII secolo.

A salvarsi fu solo la Cripta con i suoi affreschi. Il campanile e la facciata furono gravemente danneggiati, ma, grazie all’intervento dell’architetto che si occupò dei lavori di ricostruzione, furono poi quasi completamente recuperati.

Sia il campanile che la facciata sono di colore bianco; il primo è costituito da blocchi di pietra bianca, mentre la facciata è interamente formata da marmo bianco. La Cripta, che si trova all’interno del Duomo, è uno degli “ambienti” più suggestivi del Duomo: al suo interno sono conservati cicli pittorici risalenti al IX secolo. Nell’atrio del Duomo è invece possibile ammirare la porta maggiore di bronzo conosciuta anche con il nome di janua major, minuziosamente ricostruita. La porta, testimonianza della scultura romana del XII secolo, è composta da 72 formelle con bassorilievi. Si presenta divisa in due parti, la prima raffigura alcuni episodi della vita di Cristo prendendo come riferimento i Vangeli, la seconda invece raffigura il vescovo metropolita di Benevento e altri 24 vescovi.

L’attuale edificio è stato portato a termine nel 1965; poi restaurato tra il 2005 ed il 2012.

Oltre alla chiesa di Santa Sofia e al Duomo, da visitare è anche il convento di San Francesco, sorto fra il XIII e il XIV secolo sulla chiesa longobarda di San Costanzo. Il convento e la chiesa, in stile gotico, conservano diversi affreschi, risalenti al periodo che va dal secolo XI al XV.

Cosa vedere a Benevento: L’Arco di Traiano e il Teatro Romano

Come detto in precedenza, simbolo della città è il maestoso Arco di Traiano, situato nell’omonima via del capoluogo campano, non molto distante dalla stazione.

Sorto nel 114 d.C. per celebrare l’apertura della via Traiana (strada alternativa alla via Appia) che serviva a collegare più velocemente Benevento a Brindisi, ha un solo fornice ed è composto da due facciate principali, una rivolta verso la città, dove sono raffigurate delle scene di pace, e l’altra rivolta verso il lato esterno, dove sono raffigurate delle scene militari.

Le raffigurazioni che si trovano nei lati interni riguardano invece alcune scene legate all’attività dell’imperatore Traiano a Benevento. Al centro dell’arco – alto 15,60 metri e largo 8,60 – è presente un’iscrizione dedicatoria in omaggio a Cesare, che tradotta recita così:

“All’imperatore Cesare, figlio del divo Nerva, Nerva Traiano Ottimo Augusto Germanico Dacico, pontefice massimo, (rivestito della) potestà tribunicia diciotto (volte), (acclamato) imperatore sette (volte), console sei (volte), padre della patria, fortissimo principe, il Senato e il Popolo romano (posero).”

Al di sopra del fornice c’è invece una trabeazione con un fregio che rappresenta la processione di Traiano sulla Dacia.

Nel corso del tempo, causa normale deterioramento e scosse sismiche, l’arco ha subito diversi restauri, il più recente tra il 2001 e il 2002. Tuttavia, come detto in precedenza, tra gli archi trionfali di origine romana risulta essere quello meglio conservato.

Altra tappa obbligatoria è quella al teatro Romano, una costruzione che risale agli inizi del II secolo. Voluto da Adriano fu poi ampliato da Caracalla. All’epoca era costituito da tre ordini di venticinque arcate, oggi sono sopravvissuti soltanto il primo ordine e buona parte del secondo.

Il teatro fu scoperto nel 1890, fino ad allora infatti era rimasto sommerso dalle case che erano state costruite sopra. Iniziarono così i lavori per riportarlo alla luce, tuttavia il teatro è stato restituito al pubblico solo nel 1957.

Due sono gli elementi rilevanti di questa antica costruzione: la cavea a pianta semicircolare, dove è possibile vedere i resti degli antichi rivestimenti in marmo bianco, ed un’ampia scena che completa il teatro.

Oggi la struttura, che ha una capienza di oltre diecimila persone, ospita diverse eventi musicali e teatrali, soprattutto d’estate, grazie anche  alla sua ottima acustica.

 Palazzo Paolo V e la Rocca dei Rettori

Camminando lungo il corso Garibaldi è possibile ammirare il meraviglioso Palazzo Paolo V, noto anche come Palazzo di città o Palazzo Magistrale, per via del fatto che il corso Garibaldi prima si chiamava corso Magistrale. La sua costruzione fu avviata nel 1598 da Giovanni Battista Fontana, su commissione del pontefice Paolo Borghese, poi divenuto Paolo V. Il progetto di costruzione inizialmente prevedeva solo due ambienti. Successivamente, invece, il palazzo fu ingrandito e inglobò anche la Chiesa di Santa Caterina.

Di particolare interesse storico è  il cortile del Palazzo che presenta numerose lapidi di figure importanti.

Palazzo Paolo V è stato sede municipale durante la dominazione pontificia e nel 1774 fu il primo palazzo di Benevento ad avere un’illuminazione artificiale.

Attualmente il Palazzo ospita numerose esposizioni artistiche ed eventi culturali.

La Rocca dei Rettori, ovvero il castello di Benevento, è un altro luogo da visitare assolutamente. Costruita nel XV secolo, oggi  è sede della Provincia di Benevento e ospita anche la  sezione storica del Museo del Sannio: conserva il materiale riguardante la storia della città e della regione del Sannio, nonchè la documentazione dell’arte e delle tradizioni popolari della provincia.

La Rocca sorge nel punto più alto del centro storico di Benevento. Nel corso dei secoli sono stati effettuati diversi interventi di ristrutturazione; l’ultimo risale al 1998, durante il quale sono state rinvenute molte testimonianze archeologiche che attestano l’utilizzo dell’area da epoche antichissime. La Rocca coniuga infatti l’arte dei romani, dei sanniti e quella medievale.

La struttura si compone di due corpi distinti: il Torrione angolare, detto anche Castrum novum, costruito dai Longobardi, e il palazzo dei Governatori Pontifici, a pianta rettangolare, che rappresenta invece la parte più medievale.

Il Torrione, alto 28 m, presenta una pianta poligonale. Nelle sue pareti è possibile riconoscere diverse pietre provenienti da edifici di età romana, concentrate in particolare nel versante orientale.

Il Palazzo dei governatori si sviluppa su tre piani e ha un cortile interno. Il piano terra è occupato dalle segrete; il primo piano è invece organizzato in ampi saloni con soffitti in legno e decorazioni settecentesche; al secondo piano si trovano due torri di guardia dalle quali è possibile ammirare tutta la città di Benevento.

Il giardino posteriore accoglie un lapidario, dedicato ai miliari della via Traiana, e diversi frammenti architettonici romani, alcuni dei quali rinvenuti a largo Feuli, come due colonne tortili. Inoltre, vi sono esposte diverse opere di arte moderna.

Hortus Conclusus di Benevento

Proseguendo il nostro itinerario turistico, arriviamo al Vico Noce dove sorge l’Hortus Conclusus, una sorta di museo a cielo aperto in cui natura, arte e mito si intrecciano. Il museo contiene le opere di Mimmo Paladino, uno dei maggiori esponenti della transavanguardia. L’Hortus Conclusus ha sede nell’orto dell’ex convento di San Domenico; una scelta non casuale, in quanto Paladino intende rifarsi agli orti descritti nei Vangeli.

L’hortus conclusus, letteralmente “giardino chiuso”,  è un luogo segreto e protetto, dove gli asceti, isolati dal mondo, si avvicinano a Dio tramite la meditazione, raggiungendo la conoscenza contemplativa. L’ hortus si rifà ai giardini dei monasteri; è infatti quadrangolare perchè simboleggia i quattro angoli dell’Universo, con al centro un albero che incarna la vita, e un pozzo o una fonte che rappresenta la sorgente della conoscenza.

Le opere di Paladino presentano però anche tracce di mitologia, come il cavallo con la maschera aurea sul volto, in riferimento al cavallo di Troia e alla maschera di Agamennone. Ritroviamo anche frequenti richiami alle tradizioni storiche della città di Benevento, quindi ai sanniti.

Museo del Sannio 

In conclusione della nostra rassegna su cosa vedere a Benevento consigliamo di fare tappa anche al Museo del Sannio, luogo che raccoglie tutta la storia di città e della provincia, dalla preistoria fino all’età moderna. Il Museo si divide in quattro sezioni: Archeologia, Medievalistica, Arte e Storia. Una parte di queste sezioni, come detto in precedenza, si trova nello splendido chiostro di Santa Sofia, risalente all’epoca romana e caratterizzato da influenze arabe. Un’altra sezione si trova invece all’interno della Rocca dei Rettori e del Palazzo Casiello. Il Museo custodisce, tra le altre cose, collezioni di armi, di stampe, di monete e una pinacoteca che raccoglie quadri che vanno dall’epoca romana all’800’.

Ora finalmente sai cosa vedere a Benevento!

[foto: wikipedia.org]

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