De Amicitia di Cicerone, consigli e riflessioni sull’amicizia

De Amicitia di Cicerone

L’amicizia è un tema universale, analizzato fin dall’antichità. È uno dei primi affetti, dopo quello per i genitori, che proviamo e che si evolve nel corso della vita. In questo legame ci si confida, si chiede aiuto e si condivide la parte più sensibile di sé, in un rapporto basato sulla fiducia. Tra le riflessioni più profonde sul tema spicca il De Amicitia di Cicerone, un’opera che ancora oggi offre spunti fondamentali.

Che cos’è il De Amicitia di Cicerone?

Il De Amicitia (noto anche come Laelius de amicitia) è un trattato in forma di dialogo scritto dal celebre oratore e filosofo Marco Tullio Cicerone nel 44 a.C. L’opera è una sorta di codice dell’amicizia che indaga i presupposti e le regole per un rapporto sincero e duraturo. Dedicato all’amico Attico, il dialogo vede come protagonista Gaio Lelio, che, sollecitato dai suoi generi Scevola e Fannio, espone il suo concetto di amicizia. Lelio parla spinto dal dolore per la recente scomparsa del suo più caro amico, Scipione l’Emiliano, ponendosi come modello di saggezza e lealtà.

Principi fondamentali dell’amicizia nel De Amicitia

Principio Spiegazione secondo Cicerone
Onestà assoluta Mai chiedere o compiere azioni disoneste per un amico. La morale prevale.
Virtù come base L’amicizia vera nasce dall’ammirazione per le qualità morali, non dall’interesse.
Lealtà e sincerità La lealtà (fides) è sacra. La franchezza è necessaria, anche nelle critiche costruttive.
Uguaglianza Non ci sono gerarchie. L’amicizia è un rapporto tra pari basato sulla reciprocità.

Il fondamento dell’amicizia: la virtù e non l’utile

Il cuore della riflessione di Cicerone, che riprende il pensiero di Aristotele, è che non può esistere vera amicizia basata sulla convenienza o sull’interesse personale. L’amicizia autentica, per Cicerone, deve fondarsi esclusivamente sulla virtù (virtus), ovvero sulle qualità morali delle persone. Come egli stesso scrive:

«L’amicizia […] sembra piuttosto sorta dalla natura che dalla indigenza, più per l’inclinazione dell’anima con un ceto suo senso d’amore, che per riflessione sulla utilità che essa avrebbe poi avuto».

Un legame onesto e leale può alleviare i dolori, perché si può contare sulla comprensione di una persona fidata. Condividere i successi permette di vivere a pieno la felicità, anzi la moltiplica. Il dolore, al contrario, quando non si è soli, diventa più sopportabile.

«E voi, io vi esorto ad attribuire alla virtù, senza la quale non può esservi amicizia, un valore così grande, da ritenere che, al di fuori di quella, niente vi sia meglio dell’amicizia […] L’amicizia migliora la felicità e abbatte l’infelicità, col raddoppiare della nostra gioia e col dividere il nostro dolore.»

Le leggi fondamentali dell’amicizia secondo Cicerone

Dal dialogo emergono delle vere e proprie regole non scritte che ogni rapporto di amicizia dovrebbe rispettare per essere considerato tale. Questi precetti sono validi ancora oggi e rappresentano il nucleo del pensiero ciceroniano. Cicerone insiste sul fatto che l’amicizia non deve mai essere un pretesto per compiere azioni immorali o ingiuste. La rettitudine è il prerequisito, non la conseguenza, del legame amicale.

Perché finisce un’amicizia secondo Cicerone?

Nel corso della crescita, sono molti gli amici che si perdono. Cicerone, da attento osservatore della natura umana, identifica le cause principali che portano alla fine di un legame. La più grande minaccia è il conflitto tra l’amicizia e gli interessi personali, come la brama di potere o di ricchezza.

«Non c’è difatti peste più grande per l’amicizia che nei più la brama di denaro, nei migliori la lotta per le cariche pubbliche e per la gloria; dalla quale spesso inimicizie grandissime sono sorte fra uomini che erano amicissimi».

L’uomo è un essere con molte debolezze e, quando le fragilità di due persone si scontrano o la fiducia viene tradita, la riconciliazione può diventare impossibile. Nonostante ciò, Cicerone ci ricorda che vale sempre la pena impegnarsi per custodire un legame autentico.

Altre domande sul De Amicitia di Cicerone

Qual è il messaggio principale del De Amicitia?

Il messaggio principale è che l’amicizia vera (vera amicitia) non può basarsi sull’utilità o sul piacere, ma deve nascere spontaneamente dalla virtù e dall’ammirazione reciproca per le qualità morali. È un bene più prezioso di qualsiasi ricchezza.

Chi sono i protagonisti del dialogo?

Il protagonista principale è Gaio Lelio, che espone le sue idee. I suoi interlocutori sono i suoi due generi, Quinto Muzio Scevola e Gaio Fannio. Il grande assente, ma costantemente evocato, è Scipione l’Emiliano, l’amico defunto di Lelio.

Perché secondo Cicerone l’amicizia si fonda sulla virtù?

Perché solo la virtù è stabile e duratura. Le amicizie basate sull’interesse (utile) o sul divertimento (piacere) sono fragili e destinate a finire non appena la convenienza o il divertimento vengono meno. La stima per le qualità morali di una persona, invece, crea un legame solido e disinteressato.

In fin dei conti, nessuna bellezza della vita dà gioia se si è soli. Il tragitto solitario porta al baratro ed è agli amici che si deve la felicità. Così il De Amicitia di Cicerone infine parla della profonda amicizia che lo ha legato a Scipione:

«Ma, tuttavia, così mi godo il ricordo della nostra amicizia, che mi sembra d’aver vissuto felicemente, perché sono vissuto con Scipione, col quale ho condiviso le cure pubbliche e private, col quale ho avuto in comune la casa e la vita militare, e, cosa in cui è tutta l’essenza dell’amicizia, il massimo accordo delle volontà, delle propensioni, delle opinioni».


De Amicitia, le riflessioni sull’amicizia di Cicerone: fonte immagine (pixabay)

Articolo aggiornato il: 05/01/2026

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