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Eroica Fenice

De Amicitia di Cicerone, consigli e riflessioni sull'amicizia

De Amicitia di Cicerone, consigli e riflessioni sull’amicizia

De Amicitia, le riflessioni sull’amicizia di Cicerone

L’amicizia è un tema su cui si dibatte sin dall’antichità, sia dai tempi dei latini e dei greci. È uno dei primi affetti, dopo quello verso i propri genitori che prova l’infante, e nel corso della sua vita continua a procedere nel suo cammino intrecciando rapporti con i propri coetanei per condividere avventure e nuove esperienze. Ci si confida, si chiede un consiglio, aiuto e conforto, laddove lo sguardo del genitore deve essere assente. Nello svelare la parte più sensibile di se stessi ci si confronta in un rapporto sincero e onesto basato sulla fiducia. Eppure nel corso della crescita sono molti gli amici che si perdono e spesso la morte di ogni legame è causata dalle più svariate forme di tradimento della fiducia. Un cuore ferito non riesce più ad accettare quella persona nella propria vita, ma il rammarico e i bei ricordi condivisi faranno sempre parte di entrambi.

È questo che spesso succede ed accadeva già nel passato. Autori come Cicerone, ma non solo, si sono interrogati sul significato dell'”amicizia”, ne hanno indagato i presupposti e le modalità per cercare delle leggi fondamentali da rispettare ed evitare così di sbagliare in un rapporto simile. Il De Amicitia è una sorta di codice dell’amicizia a servizio di tutti, che anche oggi può essere interessante leggere. Il trattato è stato dedicato all’amico Attico ed è proposto in forma dialogica. Lelio, rispondendo all’invito di Scevola e Fannio, espone il suo personale concetto ponendosi come modello di amicus e sapientia dopo la morte del suo fedelissimo amico Scipione.

«E voi, io vi esorto ad attribuire alla virtù, senza la quale non può esservi amicizia, un valore così grande, da ritenere che, al di fuori di quella, niente vi sia meglio dell’amicizia […]L’amicizia migliora la felicità e abbatte l’infelicità, col raddoppiare della nostra gioia e col dividere il nostro dolore.»

De Amicitia, Cicerone tra morale, etica e riflessioni sull’amicizia

Un legame forte e duraturo, quando onesto, può alleviare i dolori e le sofferenze della vita, potendo sempre contare sulla comprensione di una persona fidata, sul suo abbraccio e reale interessamento. Condividere le belle notizie o i traguardi raggiunti permette di vivere a pieno la felicità che ne deriva, anzi la moltiplica, mentre il dolore, quando non ci si sente soli e isolati, sembra più sopportabile. Chiaro sembrava già ad Aristotele prima e a Cicerone poi, che non può esistere un’amicizia basata sull’utile o sulla convenienza e che per essere vera deve basarsi sulla virtù:

«L’amicizia […] sembra piuttosto sorta dalla natura che dalla indigenza, più per l’inclinazione dell’anima con un ceto suo senso d’amore, che per riflessione sulla utilità che essa avrebbe poi avuto»

Un altra riflessione sull’amicizia è che non è consentito agire contro morale, ferire l’altro volontariamente o danneggiarlo in qualche modo.

«Si sancisca dunque nell’amicizia questa legge: che né chiediamo noi cose turpi, né richiesti, le facciamo»

I concetti che vengono analizzati nel De Amicitia si basano sempre sull’ideale di perfezione, ma lo stesso Cicerone era ben consapevole di quanto sia raro e difficile trovare un vero amico. Ora come allora la vita quotidiana era sancita dalle vicende personali e da quelle lavorative, ed è sempre stato difficile districarsi tra entrambe, superando le difficoltà, senza intaccare i rapporti. L’uomo è anche un essere con molte debolezze, e quando le fragilità di due persone si scontrano, l’orgoglio viene ferito e non diviene per nulla facile né scontata la riconciliazione.

«Non c’è difatti peste più grande per l’amicizia che nei più la brama di denaro, nei migliori la lotta per le cariche pubbliche e per la gloria; dalla quale spesso inimicizie grandissime sono sorte fra uomini che erano amicissimi»

Ma in fin dei conti nessuna bellezza della vita dà gioia se si è soli e se non si ha un amico con cui condividerla. Il tragitto solitario porta al baratro ed è agli amici che si deve la felicità. Vale quindi la pena impegnarsi e lavorare ogni giorno per trovare e custodire con cura questo tipo di rapporto, più forte anche dell’amore perché più puro e non corrotto dai bisogni del corpo. Infatti così Cicerone infine parla della profonda amicizia che lo ha legato a Scipione nel corso della sua vita:

«Ma, tuttavia, così mi godo il ricordo della nostra amicizia, che mi sembra d’aver vissuto felicemente, perché sono vissuto con Scipione, col quale ho condiviso le cure pubbliche e private, col quale ho avuto in comune la casa e la vita militare, e, cosa in cui è tutta l’essenza dell’amicizia, il massimo accordo delle volontà, delle propensioni, delle opinioni»


De Amicitia, le riflessioni sull’amicizia di Cicerone