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Eroica Fenice

La categoria Riflessioni culturali contiene 98 articoli

Riflessioni culturali

Formentera, tra sogno e realtà

Formentera, chiamata a ragion veduta, la perla delle Baleari, è una piccola isola che ben rappresenta l’ideale di libertà. Facilmente raggiungibile dall’Italia, questo fazzoletto di terra sopravvive indenne al passare del tempo e ai mutamenti edilizi. Se, in altre zone bagnate dal mare, l’afflusso copioso di turisti, ha snaturato l’identità del luogo, qui a Formentera l’intento degli abitanti è stato quello di conservare e preservare il genius loci che aleggia su questa magica isola. Ma cosa la rende così famosa tanto da essere osannata dai fedelissimi “formenteralovers”? Perché Formentera e non Ibiza o Palma di Maiorca? Come anticipato, l’isola esula dai clichè delle grandi mete turistiche. Nonostante sia molto affollata nei mesi estivi, riesce sempre a dare a chi la visita una sensazione di libertà ineguagliabile. Sarà il fascino delle sue stradine sterrate che piano piano si avvicinano al mare regalando agli occhi uno spettacolo da cartolina, sarà l’aria che vi spettinerà i capelli quando andrete in motorino, o sarà la salsedine sulla vostra pelle… ma come Formentera non esiste alcun altro luogo! Tra i fattori che contribuiscono a darle fascino c’è sicuramente madre natura che qui ha giocato le sue carte migliori. Il mare di Formentera è un mare caraibico. In qualsiasi spiaggia andrete resterete stupiti dai colori dell’acqua: blu, azzurro, celeste, verde… una gamma cromatica che vi farà venire voglia di partire guardando solo qualche foto. Dalla meravigliosa caletta di Calò des Mort alla magnifica spiaggia di Ses Illetes, Formentera è in assoluto una delle più belle isole del Mar Mediterraneo. Il segreto della trasparenza delle sue acque risiede nella Posidonia Oceanica, una pianta che, grazie alla sua particolare conformazione, evita l’erosione delle coste ed ossigena l’acqua. Inoltre, una delle caratteristiche del mare è anche la bassa marea: ci saranno giorni in cui potrete camminare per decine e decine di metri con l’acqua alle caviglie! Non sarà la condizione ideale per chi è appassionato di nuoto… ma per una settimana di vacanza siamo certi che vi potrete accontentare anche di questo! Ma Formentera è anche celebre per i suoi tramonti. L’abitudine di chi frequenta l’isola (una consuetudine che vi piacerà molto) è quella di frequentare le spiagge di giorno, godersi lunghi bagni e, poco prima del calar del sole, raggiungere uno dei tanti chiringuito sulla spiaggia. Il rito dell’aperitivo è un “must” a cui nessuno si sottrae e, se accompagnato da un tramonto infuocato, è quanto di più bello ci si possa concedere dopo una “faticosissima” giornata in spiaggia. Ci sono tantissimi bar sulla spiaggia ma differenziano tra loro solo per la location, per il resto la formula rimane invariata: mojito e tramonto per tutti! Se vi state chiedendo quali siano i più gettonati vi deludiamo dicendovi che non ne esistono… tutti i chiringuito di Formentera hanno un fascino unico, motivo per cui è molto probabile che ogni sera andrete in un posto diverso. Continuando il nostro viaggio alla scoperta di Formentera è d’obbligo parlare dei suoi coloratissimi mercatini artigianali. L’isola infatti vanta un passato hippy degno di […]

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Architettura organica: arte e natura

L’architettura organica è una corrente di pensiero artistica concepita dall’architetto Frank Lloyd Wright. Con il termine si intende la totale armonia fra paesaggio antropico (ambiente costruito, edilizio, paesaggio naturale modificato dall’uomo) e paesaggio naturale. Architettura organica: definizione ed esempi Il termine, si è detto, sta ad indicare il “sistema di equilibrio” fra ambiente costruito e ambiente naturale, sistema, questo, raggiungibile attraverso l’inserimento armonico – integrazione “non forzata” – degli elementi architettonici artificiali (da utilizzare per la costruzione) con gli elementi naturali del sito in cui si va a costruire l’impianto architettonico. «Una poetica serenità»: così Frank Lloyd Wright, architetto moderno e fondatore dell’architettura organica, ha definito lo stile; essa, quindi, in contrasto con l’architettura razionale, intende ricuperare l’armonia fra uomo e natura erigendo opere architettoniche che facciano del rapporto di simbiosi uomo-costruzione il dittico fondamentale e precipuo della messa in opera architettonica. I punti salienti di tale modello – definiti, nel loro insieme, attraverso i termini di “progetto organico” – riguardano i concetti di aria, luce, spazio: in termini pratici, le costruzioni rispettose dei principi dell’architettura organica (che deve, in primo luogo, armonizzare la triade uomo-tecnica-natura), per seguire pienamente i “dettami organici”, devono essere concepite e realizzate come unità architettoniche in cui aria e luce si espandono libere, senza ostacoli d’ombra (di cui fanno parte, ad esempio, le “chiusure” delle prospettive e degli spazi causate dalle stanze); come unità architettoniche in cui vi è perfetta intersezione fra la costruzione stessa e l’ambiente naturale circostante. Sono preferibili l’aggetto delle superfici orizzontali – ossia la sporgenza dell’edificio che contribuisce, similmente a quanto accade con l’ombra in pittura, a donare caratteristica dinamica e risalto alla costruzione -, e l’utilizzo di singoli materiali edilizi (e di elementi d’arredamento interno) in grado di integrarsi al meglio con l’ambiente naturale circostante. L’edificio, dunque, non è considerato come “isolato”, come costruzione a sé stante, o “fissato” entro determinati schemi precostruiti, ma è concepito come spazio libero che forma “un unico sistema” con l’ambiente circostante; in altre parole, si potrebbe dire che sono gli ambienti naturali a “richiedere” adattabilità agli schemi di costruzione e non gli edifici, con i loro schemi fissi di costruzione, ad imporsi “con tirannia” sugli ambienti naturali. Il modello architettonico organico e le sue derivazioni Dal modello architettonico organico sono discesi vari modelli architettonici che rispettano il principio di armonia-coesione espresso dalla triade uomo–architettura–ambiente; è questo il caso dell’architettura bioclimatica, dell’architettura ecosostenibile, dell’arcologia, della bioarchitettura: correnti architettoniche che, per un verso o per l’altro, hanno in comune la progettazione e la costruzione di edifici che rispettano i principi dell’ecologia (ricerca e utilizzo di materiali naturali o sintetici ma con impatto inquinante prossimo allo zero, prospettive di risparmio energetico) e della salute psico-fisica (recupero per l’individuo della dimensione di “abitante della Natura“); tutti pensieri, dunque, che, a ben vedere, hanno l’intento di recuperare le “facoltà visive” dallo stato di forte cecità dell’edilizia disattenta e nociva; un recupero, questo, realizzantesi attraverso lo studio di tecniche consapevoli che si riavvicinano ai sani modi di comprendere gli spazi […]

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Culturalmente

Idem con patate: uso e origine della frase idiomatica

Molti sono i modi di dire o le frasi idiomatiche utilizzate in tutta la penisola, alcune che denunciano apertamente la propria origine e provenienza, altre che, col passare del tempo, perdono le proprie radici pur restando nel linguaggio comune a tutti. Moltissimi inoltre sono i termini derivanti dal latino che restano immutati nella nostra lingua, come il comunissimo idem, utilizzato per esprimere la ripetitività o l’assenso rispetto a quanto affermato prima. Altra espressione tipicamente utilizzata è “idem con patate”, con l’intento forse di rafforzare la concordanza e talvolta utilizzato col fine di sottolineare ironicamente l’ordinarietà dell’affermazione. Curiosa l’origine di tale modo di dire; scopriamo insieme le varie proposte. L’origine del modo di dire Idem con patate Questo curioso modo di dire presenta una probabile tripla origine che proponiamo di seguito. La barzelletta Secondo alcuni la frase idiomatica deriverebbe da una barzelletta nella quale si racconta di una famiglia di umili origini che si concede il lusso per una sera di una cena al ristorante. Essendo analfabeti e incapaci di interpretare le pietanze elencate nel menù, il capofamiglia ordina a caso, e gli viene così servito un comunissimo piatto di fagioli. La moglie, più scaltra, origlia l’ordinazione di una coppia seduta accanto a loro, dove una signora, dopo aver ordinato “idem con patate”, indicando il piatto del suo commensale, vede arrivare al suo tavolo un appetitoso arrosto con patate. La signora dunque replica l’ordinazione, ripetendo anch’ella “idem con patate”; purtroppo però il suo “idem” erano i fagioli del marito, accompagnati dalle patate, appunto. L’origine nordica Una seconda versione dell’origine del detto sarebbe legata alle trattorie del nord Italia, dove era solito essere servito un unico piatto al giorno, che veniva comunemente accompagnato dalle patate, contorno economico e molto diffuso, soprattutto nelle zone vicine alle regioni nordiche, in particolar modo la Germania. Nel Novecento la frase idiomatica si sarebbe poi diffusa nell’intera penisola. La paretimologia latina Un terza origine richiamerebbe a una paretimologia dal latino, ovvero “idem comparate“, storpiato in italiano in “idem con patate”, in tono canzonatorio e ironico, mantenendo però lo stesso significato di “lo stesso di, come sopra”. Esempi dell’uso del detto: “Cosa hai fatto ieri sera?” “Nulla, sono stato a casa a guardare la tv, e tu?” “Idem con patate!“. “Stamattina c’era un gran traffico a causa delle spese natalizie; idem con patate stasera quando sono tornata a casa!” “Vorrei tanto andare in vacanza alle Maldive quest’anno!” “Idem con patate!” Dagli esempi riportati si nota come spesso il modo di dire, a differenza del classico “idem” utilizzato per indicare la comunanza di pensiero, aggiunge una sfumatura ironica al comune assenso, com’è tipico delle frasi idiomatiche. [Fonte immagine: https://www.publicdomainpictures.net/it/view-image.php?image=274585&picture=vecchio-libro]

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Riflessioni culturali

Campi di concentramento: storia di ciò che è stato

I campi di concentramento erano delle strutture carcerarie all’aperto, utilizzate per la detenzione e lo sfruttamento di civili o militari. Il primo utilizzo dei campi di concentramento, nella storia contemporanea, è riconducibile all’insurrezione cubana del 1896 quando il generale dell’esercito spagnolo Valeriano Weyler, attuò quello che è stato definito un “riconcentramento” della popolazione. Furono bruciate abitazioni e campi coltivati, e poi si passò alla deportazione vera e propria, in zone dove era permesso costruire capanne, delimitate da una “trincea” al cui interno erano gettati tutti i rifiuti ed esternamente circondate da una recinzione di filo spinato, ai cui lati erano presenti solitamente due e o tre soldati. Col passare degli anni, anche in Sud Africa, dopo la seconda guerra boera, tra il 1900 e il 1902, il comandante britannico Kitchener, deportò in ben cinquantotto campi di concentramento 120.000 boeri, circa metà della popolazione, in gran parte morta, a causa delle scarse condizioni igienico-sanitarie, epidemie e denutrizione. La deportazione di civili e militari, non riguardò esclusivamente zone lontane dall’Italia, infatti, a seguito della Rotta di Caporetto circa 300.000 soldati italiani furono imprigionati dagli eserciti degli imperi centrali e fu avviata una vera e propria deportazione, in quelli che erano conosciuti come campi di concentramento, controllati dagli austro-ungarici e tedeschi. L’uso sistematico dei campi di sterminio o concentramento, si ebbe nell’URSS a partire dal 1917 quando Lenin annunciò che tutti i “nemici di classe”, dovevano in qualche modo esser puniti, proprio come con i criminali. Decisione sistematica e irremovibile che diede inizio all’epoca dei gulag ossia campi di internamento in cui i detenuti erano costretti a lavorare in condizioni disumane, fino alla morte. I più tristemente “famosi” campi di concentramento sono quelli creati dai nazisti, in Germania: un sistema di prigionia provvisoria, contraddistinta dalla dicitura “lager”, all’interno dei quali venivano rinchiusi oppositori e persone sgradite al regime, costretti ai lavori forzati fino allo sfinimento o alla morte. I prigionieri dei campi di concentramento, arrivavano stremati e stipati in vagoni ferroviari, dopo aver viaggiato in condizioni al limite della sopravvivenza, senza acqua, né cibo, al caldo o al gelo, in base al periodo. I più deboli, tra i quali tanti anziani e bambini, purtroppo non sopravvivevano a tutto ciò e morivano durante il viaggio. Arrivati ai campi di sterminio, si effettuava una “selezione”, coloro che erano ritenuti ancora abili al lavoro, venivano separati dai loro familiari e destinati alle baracche dei prigionieri, per essere sfruttati fino alla morte. Gli altri, soprattutto, anziani, donne, e bambini, erano condotti nelle camere a gas, dopo essere stati spogliati e depredati di ogni cosa, denti d’oro e capelli compresi; docce, o meglio, camere a gas, all’interno delle quali morivano, a causa dell’immissione di un pesticida letale. I cadaveri venivano poi eliminati nei cosiddetti forni crematori, che riducevano i corpi esanimi in cenere. All’orrore e alla devastazione fisica e psicologica, di quanto riuscivano a sopravvivere, si affiancò a partire dalla fine del 1941, la terribile rete dei campi di sterminio, studiati analiticamente, per l’eliminazione fisica degli ebrei e degli altri prigionieri. Uno […]

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Donne, lavoro e cultura tra coercizione ed emancipazione

L’evoluzione nei valori ed ideali della società ha da sempre influito in maniera determinante sulle possibilità per le donne di accedere agli impieghi retribuiti e a svolgere un ruolo significativo nell’economia. Esaminare il lavoro delle donne nelle società del passato sottintende la volontà di mettere in luce situazioni, comportamenti, ruoli che sono stati occultati, dimenticati, ma anche quella di riflettere, in senso storico, su continuità e mutamenti, su realtà che sono di lunghissima durata, in parte perché dipendono dal ruolo riproduttivo che la natura ha assegnato alle donne. Per le donne, infatti, l’identità di genere ha sempre prevalso sull’identità lavorativa: i salari femminili in età moderna erano inferiori a quelli maschili, perché considerate non specializzate, era impedito loro l’accesso alla formazione e all’educazione ed erano mantenute in uno stato di minorità e subordinazione. Molte donne lavoravano a domicilio ed erano raramente ammesse nelle associazioni di mestiere; inoltre, il dibattito filosofico sui diritti del “cittadino” escludeva le donne da tali diritti, identificandole con la “natura”: lo spazio pubblico della politica era di competenza degli uomini, quello privato della casa spettava alle donne. Tuttavia, le ricerche storiche hanno dimostrato l’importanza dei lavori svolti dalle donne, ma anche la diffusione di attività al limite della legalità, come il contrabbando e la rivendita di materiali da lavoro dei padroni. Artigianato, servizio domestico e commercio al dettaglio erano le occupazioni femminili più diffuse nelle realtà urbane, spesso determinate dalla specializzazione produttiva di alcune città; anche nei monasteri femminili esse lavoravano e producevano beni da mettere in commercio, non di rado entrando in conflitto con le organizzazioni corporative. Molto spesso si tratta di vedove che avevano “ereditato” il lavoro dei mariti: ad esempio, rammendavano le vele per le imbarcazioni, svolgevano il mestiere di muratore, fabbro o falegname. All’epoca della rivoluzione industriale si registrò una massiccia immissione di donne nelle manifatture, il che offrì loro maggiori possibilità di emancipazione. In particolare nell’Olanda seicentesca, le donne erano impiegate nella lavorazione della seta e del filo d’oro, nelle stamperie, nel commercio ambulante e, nell’Europa nord-occidentale, si rilevò perfino uno sviluppo imprenditoriale femminile: infatti, nelle città portuali, esse erano a capo di imprese industriali e commerciali, partecipando attivamente alle attività marittime di pesca e fondando compagnie mercantili. Non va trascurata, inoltre, la fondamentale presenza femminile nell’agricoltura, a tutti i livelli: servizio e attività salariata, contributo al lavoro dei campi svolto in famiglia, ma anche gestione di aziende agricole e commercializzazione dei prodotti della terra. Ma l’attività maggiormente monopolizzata dalle donne fu il lavoro a domicilio di filatura e tessitura svolto nelle campagne, a beneficio delle industrie e dei mercanti di città, secondo il modello detto della “protoindustria”. Il contributo della donna all’economia europea in età moderna Pertanto, non ci sono dubbi sull’effettiva partecipazione delle donne alle economie europee di età moderna. Si trattava di partecipazione formalizzata, ufficiale, regolata dalle leggi, ma anche sommersa, clandestina, illegale, eppure altrettanto diffusa e a volte persino tollerata dalle stesse autorità municipali e statali, perché necessaria alla sopravvivenza della popolazione. Economia di espedienti, arte di […]

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Culturalmente

Il Museo del Prado a Madrid compie 200 anni

Buon compleanno al Museo del Prado: 200 anni del museo più visitato al mondo! Dedichiamo la nostra attenzione al Museo del Prado ubicato a Madrid, perché oltre ad essere uno dei più grandi e famosi musei al mondo, nel 2019 festeggia i 200 anni dalla sua apertura. Il Museo del Prado racchiude una delle più importanti collezioni europee di pittori di diversa nazionalità che con la loro arte hanno reso celebre la pittura europea. Visitando questo museo spagnolo, si possono ammirare molteplici opere di artisti italiani come Caravaggio, Tiziano e Raffaello ed artisti europei provenienti dalla Spagna, dalla Germania e dai Paesi Bassi. Voluto dal re di Spagna Carlo III, che lo concepì inizialmente come museo di storia naturale, doveva essere la massima espressione architettonica dell’Illuminismo e del Neoclassicismo spagnoli. Al novembre 1819 risale la data di apertura del Museo del Prado denominato allora come Museo Real de Pinturas: la struttura del museo era nata per imitazione del Museo Louvre e destinato ad ospitare i pezzi più pregiati della collezione reale dei Borbone di Spagna. Le opere principali conservate al Museo del Prado Il Museo del Prado è un luogo ideale per coloro che sono appassionati dell’ arte soprattutto pittorica e per tutti gli esperti del settore che hanno la possibilità di confrontarsi con opere d’arte europee di grande rilievo, frutto di una sapiente tecnica artistica di pittori come Velasquez, Goya, El Greco, Ribera, Rubens, Raffaello, Tiziano e Caravaggio. Le opere d’ arte più famose sono Las Meninas dell’autore Velazquez che decide con questo dipinto di ritrarre la famiglia reale in maniera anticonvenzionale. Sullo sfondo del dipinto si nota il pittore Velazquez che ha lo sguardo rivolto ai visitatori del Museo del Prado. Alle spalle del pittore vi è il re e la regina in posa quindi è come se chi ammira il dipinto si trovasse nel momento in cui Velazquez dipinge il ritratto dei reali. La deposizione della croce di Van Der Weyden ritrae il corpo martoriato di Gesù Cristo. La posizione di Gesù e della Vergine Maria sono dipinti in un atteggiamento familiare e pieno d’ amore che simboleggia il legame materno e la sofferenza della Vergine Maria che è dipinta con il volto distrutto dal dolore per la morte del figlio. Ecco i 3 capolavori italiani presenti tra i numerosi dipinti del museo spagnolo del Prado Davide e Golia di Caravaggio, L’andata al Calvario di Raffaello e Carlo V a cavallo di Tiziano. Il quadro di Caravaggio fa parte delle opere che il pittore realizzò nell’ultimo periodo della sua vita. La grande maestria per cui Caravaggio è un pittore molto famoso è quella di adoperare la tecnica delle luci e delle ombre, il celebre chiaroscuro caravaggesco, che gli permette di dipingere con realismo l’espressione del viso di Golia che è stato decapitato. I contrasti di luce con colori scuri rendono la vicenda narrata dall’artista quasi un racconto teatrale sembra proprio che l’intento di Caravaggio fosse quello di mettere in evidenza che la luce (intesa come Grazia del […]

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Culturalmente

Frasi d’amore in francese: parole attraverso la lingua del romanticismo

Se c’è una lingua che più di tutte si presta a parlare d’amore e ad esprimere sentimenti ed emozioni romantiche, quella lingua è il francese. Molti scrittori, poeti ed intellettuali, nel corso degli anni, hanno usato il francese per esprimere i loro messaggi d’amore. Ecco una serie di frasi d’amore in francese, aforismi che contengono all’interno di quelle parole tutta la passione e la dedizione tratte dai più celebri personaggi di tutti i secoli. Frasi d’amore in francese: le più intense e toccanti Toi que j’aime, je t’aime sans passé, je t’aime sans connaitre l’avenir, mais je t’aime comme je respire. (Ti amo, ti amo senza passato, ti amo senza conoscere il futuro, ma ti amo come respiro), Xavier de Montépin. Depuis que je t’aime, ma solitude commence à deux pas de toi. (Da quando ti amo la mia solitudine inizia a due passi da te), Jean Giraudoux. Aimez, aimez; tout le rest n’est rien. (Amate, amate; tutto il resto non conta), Jean De La Fontaine. Je t’aime mille et mille fois mieux qu’on n’a jamais aimé. (Ti amo mille e mille volte meglio di quanto non si sia mai amato), Eléonore de Sabran. C’est à partir de toi que j’ai dit oui au monde. (É a partire da te che ho detto sì al mondo), Paul Eluard. Partons, dans un baiser, pour un monde inconnu. (Partiamo, in un bacio, per un mondo sconosciuto), Alfred de Musset. Elle disait je t’aime et je disais je t’aime! Elle disait toujours et je disais toujours. (Lei diceva ti amo ed io dicevo ti amo. Lei diceva sempre ed io dicevo sempre), Victor Hugo. Aime-moi, car, sans toi, rien ne puis, rien ne suis. (Amami, perché, senza te, niente posso, niente sono), Paul Verlaine Je n’ai qu’un instant. Je t’envoie l’éternité dans une minute, l’infini dans un mot, tout mon coeur dans: je t’aime. (Ho solo un momento. Ti mando l’eternità in un minuto, l’infinito in una parola, tutto il mio cuore in questo ”ti amo”), Victor Hugo. Des milliers et des milliers d’années ne sauraient suffire pour dire la petite seconde d’éternité où tu m’as embrassé, où je t’ai embrassée. (Milioni e milioni di anni non mi daranno ancora abbastanza tempo per descrivere quel piccolo istante dell’eternità in cui mi abbracciasti ed io ti abbracciai), Jacques Prévert. Vous qui pénétrez dans mon coeur, ne faites pas attention au désordre. (Tu che entri nel mio cuore, non far caso al disordine), Jean Rochefort. Rappelle-toi toujours que je t’aime pour l’éternité. (Ricorda sempre che ti amo per l’eternità), Maxime Du Camp. Je ne sais où va mon chemin, mais je marche mieux quand ma main serre la tienne. (Non so dove vada la mia strada, ma cammino meglio quando la mia mano stringe la tua), Alfred du Musset. Mais ce qu’a lié l’amour même, le temps ne peut le délier. (Ciò che ha legato l’amore, il tempo non lo può slegare), Germain Nouveau. Je t’aime si tendrement que jamais tu ne pourras m’oublier. (Ti […]

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Culturalmente

Medicina tradizionale cinese: tutto ciò che c’è da sapere

La medicina tradizionale cinese è una tipologia di medicina nata nel bacino del Fiume Giallo oltre 2500 anni fa: questa pratica comprende varie forme di fitoterapia, agopuntura, massaggio (tuina), esercizio (qigong) e terapia dietetica. Il principio fondamentale della medicina tradizionale cinese è che ”l’energia vitale del corpo (qi) circola attraverso dei canali chiamati meridiani che si ramificano collegandosi agli organi e alle funzioni corporee”. Questo tipo di medicina si basa su un’interpretazione della fisiologia e dell’anatomia che non ha nessun riscontro medico ed empirico, ma si basa principalmente su principi filosofici; proprio per questo motivo essa rientra nella classe della ”medicina alternativa”. Medicina tradizionale cinese: strumenti e fondamenti principali La medicina cinese è differente da quella occidentale per il suo approccio olistico, in base al quale le malattie e le disfunzioni fisiche sono correlate agli aspetti psichici e spirituali della persona che ne soffre. Ne deriva un preciso sistema di collegamenti che fa uso di termini come Qi, Yin e Yang, Meridiani, Cinque Fasi… La medicina cinese si basa su un approccio deduttivo che mette al principio del proprio sistema terapeutico il fondamento filosofico del Tao, ossia l’Uno primordiale, situato oltre il tempo e lo spazio, da cui tutto ha origine. Il Tao si esplica in una coppia di forze complementari, una passiva e l’altra attiva, che dividendosi a loro volta, sono giunte a permeare ogni singolo elemento del creato. L’armonia universale del macrocosmo, a cui nel microcosmo corrisponde la salute dell’organismo umano, consiste nell’equilibrio tra queste forze parziali. Rielaborata e aggiornata, la medicina tradizionale oggi viene insegnata nelle università cinesi e praticata negli ospedali accanto alla medicina convenzionale. Essa ricorre principalmente ai seguenti strumenti terapeutici: la diagnostica energetica che consiste in un sistema di esame del paziente che usa come punti diagnostici polsi, occhi, cute, lingua o chiedere al paziente come si sente e altri simili; la farmacologia cinese che utilizza piante, minerali e animali in diverso modo da quello della medicina convenzionale; l’agopuntura, ovvero l’introduzione di sottili aghi in particolari punti dei meridiani, dove scorre l’energia; il massaggio che può agire sul sistema tendino-muscolare, osteo-articolare, dei meridiani e dei singoli punti di agopuntura; la ginnastica medica: il paziente esegue esercizi, sia lenti che vigorosi, coordinati ad una corretta respirazione. Sono inoltre previste tecniche complementari tra cui: la moxibustione ottenuta stimolando i punti di agopuntura col calore di un cannello di erbe (generalmente artemisia) infiammato chiamato moxa; la coppettazione: sulla pelle del paziente vengono applicate delle ”coppette”, dopo che l’aria al loro interno è stata riscaldata, in questo modo si crea una pressione negativa che solleva la cute come una ventosa; la digitopressione che interviene sui punti dei meridiani da trattare con la semplice pressione delle dita. Al giorno d’oggi esistono molti nuovi approcci della medicina tradizionale cinese che vanno dalla stimolazione elettrica (o laser), all’integrazione con altre terapie alternative come fitoterapia, omeopatia, fiori di Bach, osteopatia, yoga e shiatsu. Vasta ed ampia è la medicina tradizionale come vasta ed ampia è la cultura cinese. Fonte immagine: https://best5.it/post/medicina-cinese-i-5-concetti-fondamentali-2/

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Riflessioni culturali

Sognare parenti morti, tra superstizione e psicologia

Sognare parenti morti si annovera tra i tipi di sogno che più sanno suscitare curiosità, inquietudini e domande. L’interpretazione dei sogni è una pratica antichissima e suggestiva, legata tanto a precise correnti culturali e religiose quanto all’innata curiosità dell’uomo, che si interroga da sempre sulla causa e sul significato da attribuire a ricordi, immagini e situazioni che popolano il suo sonno. In realtà quasi mai i sogni che animano le nostre notti passano inosservati dinanzi alla nostra attenzione, ma è indubbio che sognare parenti scomparsi faccia particolarmente leva sulla nostra emotività, scatenando interrogativi e perplessità. Sognare parenti morti: tre possibili interpretazioni Numerose e differenti le interpretazioni da attribuire al sognare parenti morti. La maggior parte degli psicologi che si occupano di decifrare l’attività psichica resa celebre dagli studi sull’inconscio di Freud concorda sul fatto che sognare parenti defunti sia sintomatico della nostalgia e dell’attaccamento che si prova per un caro scomparso, e che appartenga a un processo di metabolizzazione del lutto. Soprattutto se la scomparsa del parente è recente, sognare la persona defunta in vita palesa un dolore ancora non elaborato, che sta causando turbamento profondo e talvolta non cosciente. Oggi la psicologia tende a differenziare l’atto di sognare parenti morti in tre categorie: 1.Sognare parenti morti che parlano: Sognare un familiare scomparso nell’atto di dirci qualcosa denota la necessità di ricevere un consiglio da una persona fidata per una scelta delicata che non ci si sente pronti a prendere. Nella cultura popolare, se si sogna un parente morto che parla bisogna accogliere il consiglio, che procaccerà fortuna e una buona sorte. 2.Sognare parenti morti vivi: Un sogno simile è spia inequivocabile della nostalgia e della non accettazione per la lontananza di una persona, che si vorrebbe ancora vicina. Quando la dipartita del parente in questione è recente e non si ha ancora avuto il tempo di elaborarla consciamente, può capitare di sognarlo ancora vivo e vicino a sé. 3.Sognare parenti morti arrabbiati o che piangono: Soprattutto se il familiare in questione è associato a una nostra idea di saggezza e di coscienza, se si attraversa una fase della propria vita in cui si percepisce senso di colpa o di fallimento per qualcosa, sognare un parente morto arrabbiato o dispiaciuto potrebbe significare proiettare fuori di sé il proprio bisogno di una guida solida. Sia la cultura popolare sia la psicologia si interessano da sempre allo spettro di significati legati al sognare parenti morti. Molte interpretazioni legate alla scaramanzia e al folclore lo associano a una premonizione di buona sorte e di una fortuna che è in procinto di capitarci. Ancora la cultura popolare insiste sul prestar fede a eventuali parole o raccomandazioni pronunciate dalla persona scomparsa nel sogno: esse avranno un corrispettivo nella realtà, sono profezie cui credere oppure indicazioni per occasioni o guadagni fortunati. Un numero suggerito da un parente morto in un sogno deve necessariamente essere giocato perché arrecherà grandi fortune. La psicologia, a cui in questa sede consigliamo di dare ascolto, insiste invece su un altro genere di […]

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Riflessioni culturali

La legge di Dirac e la correlazione quantistica

La legge di Dirac riguarda una particolare teoria della meccanica quantistica e descrive un’equazione d’onda relativa al moto dei fermioni (particelle dotate di spin – unità di misura quantica – seminterno). La legge di Dirac e una sua “deformazione” amorosa Spesso la legge di Dirac viene confusa con una “equazione amorosa” arbitraria, che non ha a che fare con la vera equazione della correlazione quantistica (in inglese “quantum entanglement”). La definizione in questione è, pressoché, la seguente: “Due (o più) sistemi che dapprima interagiscono tra loro e poi si trovano separati (per un qualsiasi motivo), non possono più essere descritti come sistemi distinti, ma devono essere considerati come un unico sistema, risultante della sovrapposizione dei dati sistemi; qualunque sia la distanza dei due sistemi, quindi, essi continueranno ad “influenzarsi” vicendevolmente, restando di fatto correlati”. Essa è corretta da un punto di vista linguistico e affettivo e ripercorre, grosso modo, il corretto concetto fisico-matematico che Dirac esprime con la sua equazione (nella cui costruzione formulare, fra l’altro, non si accenna né alle oscillazioni né al fenomeno di correlazione, ma ci si rivolge al comportamento particellare all’interno del “mare di quanti”); il punto è: Paul Dirac costruisce le sue ipotesi e formule in un contesto infinitesimale – parla dei fermioni, particelle infinitesimali di materia – e non di macrostrutture organiche umane o di neuroscienza; in altre parole, quindi, la legge di Dirac è valida solo per i sistemi quantistici (nulla dice sugli ordini macroscopici e macrocellulari). La spiegazione per cui due persone che hanno compiuto – o che stanno compiendo – un percorso insieme di vita e di amore si trovano arricchiti l’uno della prospettiva (o di un elemento, fosse anche uno solo, appartenente al corredo cognitivo-comportamentale) dell’altro, risiede piuttosto in una delle tante dimostrazioni pratiche delle teorie antropo-psico-pedagogiche e, per taluni aspetti, legata a questioni proprie della neuroscienza. L’innamoramento come coesione, imitazione, influenza reciproca L’influenza che una persona ha su di un’altra condiziona in maniera più o meno evidente il comportamento dell’uno e dell’altro. Chi, con reazioni di accomodamento o di repulsione, può dire di non essere condizionato, nell’uno o nell’altro caso, da variabili tanto esterne (quali l’ambiente), tanto interne (quali le proprie emozioni)? Proprio al riguardo della forza di attrazione, anche inconscia, a cui è sottoposta vicendevolmente la psiche degli innamorati, tante teorie psicoanalitiche si esprimono; resterà, insomma, sempre nel cuore dell’uno e dell’altro, e nelle loro menti, la particella infinitesimale della loro essenza e chi non ha provato almeno una volta nella vita questa sensazione? La bellissima sensazione di appartenenza all’affetto. Scambiarsi vicendevolmente, per gli innamorati – ma allarghiamo il discorso dell’amore erotico  esclusivo a tutte le forme d’amore affettuose – particelle del proprio io, diviene condivisione dell’esperienza vitale che reca in se stessa l’eco del “per sempre”. Allora, in questi termini, parlare di correlazione, viene da sé, e correttamente; ma la legge fisica di Dirac (e non la sua affermazione e deformazione “amorosa”, si badi) è altra cosa. La legge di Dirac: la formulazione corretta dell’equazione d’onda La corretta […]

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