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Epidemie

Epidemie nella storia: dalla peste di Atene al COVID-19

Le epidemie hanno caratterizzato la storia dell’uomo, causate dai nuovi patogeni veicolati da guerre, invasioni, esplorazioni e commerci.

L’attuale pandemia di COVID-19 sta mettendo in luce l’incidenza delle malattie infettive anche nell’era della medicina moderna, rendendo evidente quanto l’onnipresenza di virus e batteri abbia caratterizzato la storia dell’uomo. Il loro dilagare è connesso ai contatti e alla mobilità prodottisi nel tempo a causa di guerre, invasioni, esplorazioni, esperienze coloniali e relazioni commerciali.

Il continuo migliorare delle condizioni economiche ed igieniche delle popolazioni mondiali ha fortemente contribuito al dileguarsi di molte epidemie che costituirono una terribile minaccia per l’uomo nei secoli scorsi, come il tifo, il vaiolo, la peste, il colera, mentre restano ancora molto diffuse le infezioni da malattie virali tra cui soprattutto l’influenza. In particolare, epidemie di forte intensità nella storia europea sono state per lo più causate da zoonosi, ovvero dal passaggio di specie dagli animali all’uomo, in situazioni di stretta prossimità con gli animali e condizioni sanitarie precarie.

Epidemie, dalla peste di Atene all’Ottocento

La prima epidemia di rilevanza storica, descritta da Tucidide, si data al V secolo a.C., quando ad Atene divampò un morbo durante il secondo anno della guerra del Peloponneso, che decimò la popolazione e si diffuse in gran parte del Mediterraneo orientale, colpendo anche il grande stratega Pericle; la malattia è stata tradizionalmente considerata un focolaio di peste bubbonica, ma recentemente si è avanzata l’ipotesi che si trattasse di una febbre tifoide.

Seguirono la peste antonina nella Roma del III secolo d.C., causata presumibilmente dal vaiolo, che provocò 30.000 morti, e la peste di Giustiniano, la prima peste bubbonica prodotta dal batterio yersinia pestis, che dilagò da Costantinopoli a Roma nel VI secolo d.C.; una seconda ondata del medesimo morbo, plausibilmente legata all’assedio tartaro di una colonia genovese in Crimea, ritornò otto secoli dopo, allorquando la peste nera di cui narra Boccaccio provocò all’incirca 30 milioni di morti, estendendosi dall’Italia a tutta l’Europa.

Nei primi decenni del Cinquecento, i conquistadores spagnoli portarono in Sudamerica vari agenti patogeni sconosciuti ai sistemi immunitari delle popolazioni autoctone, come vaiolo, morbillo e febbre emorragica virale, producendo una vera e propria ecatombe nel numeroso esercito azteco di Montezuma e nella popolazione del Messico. Inoltre, il tifo nei secoli XV e XVI ebbe il suo epicentro dapprima in Spagna, poi in Italia, sterminando ancora nell’Ottocento l’esercito di Napoleone durante la campagna di Russia.

Dal Novecento a oggi

Nell’era moderna, l’epidemia influenzale “spagnola”, dall’elevata mortalità, falcidiò fra il 1918 e il 1920 decine di milioni di individui nel mondo, riducendo drasticamente l’aspettativa di vita dell’inizio del XX secolo.

Negli anni Cinquanta, l’epidemia da poliomelite si estese in particolare nel Nord Europa e negli Stati Uniti, colpendo soprattutto i bambini sotto i cinque anni di età, provocandone la paralisi.

Un episodio endemico di colera in Italia negli anni Settanta interessò il Sud, forse causato dal consumo di cozze crude contaminate dal vibrione, e fu scongiurato da un’operazione di profilassi attuata mediante l’uso di siringhe a pistola messe a disposizione dalla flotta statunitense.

Dagli anni Ottanta l’epidemia di HIV/AIDS, estesasi in maniera esponenziale in tutti i paesi del mondo, dopo una prima fase “nascosta” che ebbe luogo in Africa negli anni Cinquanta-Sessanta a seguito del salto di specie dallo scimpanzé, rimase a lungo mortale in percentuali prossime al 100% dei casi.

L’influenza aviaria da H5N1, una forma mortale di polmonite virale, dai volatili si trasmise anche all’uomo a partire dal 2003, mietendo vittime soprattutto nel Sud-Est asiatico. L’epidemia di SARS del 2002-2004 o sindrome respiratoria acuta grave dalla Cina si diffuse in 26 nazioni del mondo, contagiando più di 8000 persone. Ancora, la pandemia da influenza suina conosciuta con la sigla H1N1, una malattia respiratoria dei maiali provocata da un virus influenzale, il cui contagio passò poi agli esseri umani, ebbe luogo fra il 2009 e 2010 da un focolaio iniziale originatosi in Messico e in seguito estesosi in circa 80 paesi.

Nel corso del 2014 un’epidemia da virus Ebola, caratterizzata da febbre emorragica, si è propagata in Guinea, Liberia, Sierra Leone e Nigeria, con esiti gravissimi sia per il numero di casi che per i decessi registrati.

Chiude, infine, questa sequenza di episodi epidemici nel flusso della storia il nuovo coronavirus attualmente in corso, ovvero la pandemia di COVID-19 del 2019-2020, originatasi a Wuhan, in Cina, che sta mettendo in ginocchio l’economia mondiale, giungendo a contare – attualmente, ovvero a novembre 2020 – circa 1,2 milioni di morti nel mondo.

Storicamente connessa al pericolo delle epidemie è la “caccia all’untore”, ovvero quell’insieme di atteggiamenti irrazionali volti alla ricerca di un capro espiatorio: ad esempio, durante la spaventosa epidemia di polio che nei primi decenni del Novecento si propagò negli Stati Uniti, vi fu una psicosi sociale alla ricerca del colpevole, che portò all’uccisione di 60.000 gatti a New York e ad accuse infondate rivolte agli immigrati italiani; ancora, la connessione tra la diffusione dell’AIDS, la sfera sessuale e l’uso di eroina, legò inscindibilmente il contagio a comportamenti stigmatizzabili. Una lezione, questa, da tenere ben presente anche oggi, al fine di arginare ogni eventuale pregiudizio discriminatorio e dimensionare razionalmente la diffusione mediatica quotidiana di fake news relative alla pandemia in atto.

[Immagine in evidenza: wikipedia]

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