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Eroica Fenice

legge di Dirac

La legge di Dirac e la correlazione quantistica

La legge di Dirac riguarda una particolare teoria della meccanica quantistica e descrive un’equazione d’onda relativa al moto dei fermioni (particelle dotate di spin – unità di misura quantica – seminterno).

La legge di Dirac e una sua “deformazione” amorosa

Spesso la legge di Dirac viene confusa con una “equazione amorosa” arbitraria, che non ha a che fare con la vera equazione della correlazione quantistica (in inglese “quantum entanglement”).

La definizione in questione è, pressoché, la seguente: “Due (o più) sistemi che dapprima interagiscono tra loro e poi si trovano separati (per un qualsiasi motivo), non possono più essere descritti come sistemi distinti, ma devono essere considerati come un unico sistema, risultante della sovrapposizione dei dati sistemi; qualunque sia la distanza dei due sistemi, quindi, essi continueranno ad “influenzarsi” vicendevolmente, restando di fatto correlati”.

Essa è corretta da un punto di vista linguistico e affettivo e ripercorre, grosso modo, il corretto concetto fisico-matematico che Dirac esprime con la sua equazione (nella cui costruzione formulare, fra l’altro, non si accenna né alle oscillazioni né al fenomeno di correlazione, ma ci si rivolge al comportamento particellare all’interno del “mare di quanti”); il punto è: Paul Dirac costruisce le sue ipotesi e formule in un contesto infinitesimale – parla dei fermioni, particelle infinitesimali di materia – e non di macrostrutture organiche umane o di neuroscienza; in altre parole, quindi, la legge di Dirac è valida solo per i sistemi quantistici (nulla dice sugli ordini macroscopici e macrocellulari).

La spiegazione per cui due persone che hanno compiuto – o che stanno compiendo – un percorso insieme di vita e di amore si trovano arricchiti l’uno della prospettiva (o di un elemento, fosse anche uno solo, appartenente al corredo cognitivo-comportamentale) dell’altro, risiede piuttosto in una delle tante dimostrazioni pratiche delle teorie antropo-psico-pedagogiche e, per taluni aspetti, legata a questioni proprie della neuroscienza.

L’innamoramento come coesione, imitazione, influenza reciproca

L’influenza che una persona ha su di un’altra condiziona in maniera più o meno evidente il comportamento dell’uno e dell’altro. Chi, con reazioni di accomodamento o di repulsione, può dire di non essere condizionato, nell’uno o nell’altro caso, da variabili tanto esterne (quali l’ambiente), tanto interne (quali le proprie emozioni)? Proprio al riguardo della forza di attrazione, anche inconscia, a cui è sottoposta vicendevolmente la psiche degli innamorati, tante teorie psicoanalitiche si esprimono; resterà, insomma, sempre nel cuore dell’uno e dell’altro, e nelle loro menti, la particella infinitesimale della loro essenza e chi non ha provato almeno una volta nella vita questa sensazione? La bellissima sensazione di appartenenza all’affetto. Scambiarsi vicendevolmente, per gli innamorati – ma allarghiamo il discorso dell’amore erotico  esclusivo a tutte le forme d’amore affettuose – particelle del proprio io, diviene condivisione dell’esperienza vitale che reca in se stessa l’eco del “per sempre”. Allora, in questi termini, parlare di correlazione, viene da sé, e correttamente; ma la legge fisica di Dirac (e non la sua affermazione e deformazione “amorosa”, si badi) è altra cosa.

La legge di Dirac: la formulazione corretta dell’equazione d’onda

La corretta equazione di Dirac (formula nel 1928 dal fisico Paul Dirac) riguarda i concetti della meccanica quantistica e della relatività ristretta (formulata da Albert Einstein) e, attraverso essa, vengono descritti, tramite calcoli matematici, la struttura fine dello spettro dell’atomo dell’idrogeno e il fattore giromagnetico dell’elettrone.

La formula dell’equazione di Dirac descrive le particelle mediante l’introduzione di uno spinore (particella dello spazio vettoriale complesso e dotata di momento angolare intrinseco) composto da quattro funzioni d’onda – e definito, appunto, spinore di Dirac – è giunto ad ammettere densità di probabilità sempre positiva, “perfezionando” le precedenti leggi sviluppate in merito (legge di Schrödinger, relativa alla meccanica quantistica “ondulare”, e legge di Klein-Gordon, applicazione delle leggi della relatività ristretta alla formula di meccanica quantistica di Schrödinger): le soluzioni ad energia negativa che pure risultano dalla formula di Dirac vengono dal fisico, infatti, “raggruppate” all’interno di un “mare di particelle” – chiamato, per l’appunto, “mare di Dirac” – e considerate inaccessibili tenendo in considerazione il principio di esclusione di Pauli.

Va da sé che “imponendo” alla natura – fisica, chimica, cosmica che sia – qualsivoglia concetto per arrivare al risultato ipotizzato, sia possibile incappare in paradossi: per questo motivo la scienza si pone sempre e costantemente nuove domande, mettendo in discussione volta per volta le proprie idee, abbandonando convinzioni, certezze e “preconcetti”, al fine di risolvere – o cercare di risolvere – dubbi e arrivare, per quanto sia possibile all’uomo ad un certo grado di conoscenza; è così, allora, che continuando a studiare il “mare di Dirac” e alcuni dei suoi nodi più complessi e dibattuti, la fisica quantistica ha scoperto le antiparticelle, costituite da numeri quantici opposti alle particelle della materia ordinaria.

Fonte dell’immagine in evidenza: https://medicinaonline.co/2014/04/05/lequazione-di-dirac-quando-la-fisica-diventa-romantica/

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